ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Pallonate

    Quant’è bella l’Italia dei “rigenerati”

    E questa Italia da dove spunta fuori? La squadra vista, ammirata e supportata a San Siro è finalmente l'"animale" che volevamo noi tifosi. Sì, perché di fronte a una prestazione di questa levatura non si può far altro che abbandonare penna e taccuino (o meglio, i-pad e connessione) e sistemarsi in curva a inneggiare, spingere, sgolarsi. E soprattutto a sorridere compiaciuti.

    Questa è l'Italia che ci piace. Ancora di più di quella vista nel pre-Europeo e nella rassegna continentale, se ce lo permettete. L'Italia-1, quella del primo Prandelli, infatti cercava il gioco a tutti i costi, la manovra articolata, il possesso esagerato (quasi alla Barcellona per intenderci). Tutto bene, questo è certo, ma quella di San Siro, ancor più di quella vista contro l'Armenia, è tutta un'altra Italia. L'Italia-2 è un'evoluzione rispetto al passato: magari non proprio un passo avanti completo, ma uno di lato. La squadra di Prandelli assume un atteggiamento diverso: attacca l'avversario, lo sfianca, cerca di non dargli sbocchi, ma sa anche quando deve rifiatare, attendere e, se possibile, colpire in ripartenza. Il pressing è la chiave, la voglia di non mollare mai nelle difficoltà della partita, la sofferenza (quella prima dei due gol in cinque minuti con la Danimarca), quella è nostra per DNA. E in passato ci ha fatto vincere.

    La svolta rispetto al passato è il cuore, la dedizione, la rabbia agonistica che finalmente i giocatori hanno deciso mettere all'interno del rettangolo verde. Altro che "prendere fiato", altro che "gita": quando si va in azzurro  si fa sul serio, anzi per molti dei nostri giocatori il doppio impegno con Armenia e Danimarca è stato un vero e proprio toccasana. Che ha fatto bene a loro e alla Nazionale stessa.

    L'esempio più lampante è quello di Mario Balotelli: da agnellino relegato a quarta scelta e preso a male parole nel Manchester City a leone scatenato. L'assist per Montolivo, tanto movimento e, soprattutto quando siamo rimasti in dieci, la capacità di prendersi in mano un reparto, una squadra intera. E avere sempre la forza di fare quello scatto in più che ti permette, come in occasione del gol, di arrivare prima dell'avversario.

    E come dimenticare Daniele De Rossi: lui come Daniel Osvaldo (buona prestazione sino allo stupido cartellino rosso, molto buono in Armenia) non stavano vivendo certo un gran momento in giallorosso. A Yerevan come a San Siro Capitan Futuro è salito in cielo a inzuccare i cioccolatini servitigli da Andrea Pirlo (1 gol e 3 assist in due partite, è ancora ri-finito?) e ha scaricato tutta la rabbia accumulata nella Capitale (che ora lo riaccoglierà a braccia aperte e con la coda tra le gambe). E che dire di Riccardo Montolivo? E' in un grande momento di forma: si era visto nel Milan, è ancora più lampante in Nazionale (dove gioca nella sua posizione naturale, ndr): "Altro che promessa mancata, io sono un giocatore vero", sembra tuonare il Monto, sprizzando voglia da tutti i pori.

    L'Italia rigenera i giocatori in difficoltà, dà ancora più fiducia a quelli solidi, gasa i ragazzi più introversi; e a loro volta questi giocatori trasmettono ai tifosi voglia di calcio (vero non quello chiacchierato). Quella che da un po' di tempo a questa parte manca decisamente al nostro campionato e di cui, speriamo grazie all'Italia (2), possiamo al più presto riappropriarci.

    di Davide BIGHIANI

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