ATTIVITÀ DEGLI AMICI

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    Terza stella: le regole vengono prima di tutto (e di tutti)

    Noi italiani siamo così, nel bene e nel male. Prendere o lasciare. A volte, però, verrebbe proprio voglia di schiacciare il tasto off. Già, perché non facciamo nemmeno in tempo ad applaudire il meritatissimo scudetto vinto sul campo dalla Juventus di Antonio Conte che subito si torna a parlare dell'ormai celebre terza stella. Tutti, anche i muri, ormai sanno di cosa si tratta. I bianconeri vorrebbero celebrare il 30esimo titolo conquistato sul campo cucendo sulla divisa dell'anno prossimo la terza stellina dorata ignorando di fatto il palmares ufficiale che riporta invece il numero 27 (ora 28) dopo i disastri di Calciopoli.

    Giusto? Sbagliato? Non spetta sicuramente a noi dirlo, ma nemmeno a tifosi o dirigenti. Esistono organi indipendenti e imparziali che si occupano e - a questo punto - si occuperanno di questo.  Abete, presidente della Federcalcio, si è già espresso ("Bisogna rispettare le regole") dopo le esternazioni di Agnelli e di tutto il mondo Juventus ("gli scudetti sono 30, sul campo, e sulla prossima divisa tutti i tifosi avranno una bella sorpresa"). Tutto normale? No, assolutamente no. Perché noi vorremmo parlare solamente di calcio, sul campo appunto, e di come Conte abbia trasformato una squadra di guerrieri con alcune individualità sopra la media assoluta in una macchina quasi perfetta capace di stravincere uno scudetto attraverso un gioco a tratti spettacolare. Chapeau.

    E invece no, si rischia ancora una volta di passare tutta un'estate a parlare del passato, rivangando fantasmi e veleni. Una moda tutta italiana. Sinceramente, però, ha stufato. Non è proprio il momento. Il nostro calcio è malato: ai tristi fatti di Genova si sono aggiunti poco dopo la triste rissa di Udine e la scazzottata Delio Rossi-Ljajic di Firenze. Senza dimenticare che tra poco arriveranno anche le sentenze dei filoni di calcio scommesse. Serve veramente aggiungere altra benzina?

    La parola d'ordine deve essere un'altra: abbassare i toni. Tutto qui. Il calcio italiano non ha certo bisogno di altre sterili polemiche. La Juve, lo ripetiamo, ha vinto con merito sul campo, ma c'è una giustizia che ha preso una decisione bene precisa. Per ora irrevocabile. Con buona pace di tutti. Giusto o sbagliato non importa: non sempre, la vita ce lo insegna tutti i giorni, le parole giustizia e verità coincidono. Ma è dovere di ogni buon cittadino rispettare le regole. A ogni livello, a maggior ragione quando si ricoprono cariche istituzionali. E' essenziale. Il nostro calcio, ma anche il nostro Paese, è già zuppo di esempi decisamente poco genuini. Non abbiamo sicuramente bisogno di aggiungerne altri.

    Gli esempi devono partire dall'alto, dai vertici del calcio. La Juventus, recita il palmares ufficiale, ha vinto 28 scudetti. Punto. Se poi il club bianconero vorrà portare avanti qualsiasi tipo di iniziativa giuridica è ovviamente liberissimo di farla; ed è giusto che lo faccia. E in caso di successo sarà altrettanto giusto restituire quello precedentemente tolto. Ma solo allora. Solo quando ci sarà una sentenza definitiva e ufficiale. Non prima. Se il buon esempio non arriva dall'alto, diventa poi malinconicamente inutile e tristemente ipocrita gridare allo scandalo quando si assiste a scene come quelle di Genova o di Udine. Tutto diventa lecito, tutto è possibile, e chiunque si può sentire in diritto di fare quello che vuole. Rispettare le regole, in campo ma anche fuori. Chiediamo solo questo. Vi sembra troppo?

    di Alessandro BRUNETTI (Twitter @AleBrunetti6)

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