
Doveva essere una serata magica e in effetti lo è stata. Voci, cori, colori e gol, hanno segnato l'andata degli ottavi di finale del Napoli contro il Chelsea. Davide contro Golia veniva da dire solo qualche tempo fa. Ora però le cose sono cambiate. La squadra che aveva imparato a correre in campionato lo scorso anno e lentamente a camminare in Europa, quest'anno ha cominciato ad aumentare il passo fino ad avere la consapevolezza di poter accelerare a piacimento.
Ora le armi per far male ed essere protagonista fino alla fine ci sono. Pur sotto di un gol l'undici azzurro ha mantenuto la calma, ha aspettato che la tormenta passasse per poi riprendere a camminare con un passo sempre più spedito . Al San Paolo poi, è tutto più bello e forse anche più facile. Il calore della gente, le coreografie (ieri sera spettacolari) sospingono come fosse vento in poppa per un nave, i ragazzi di Mazzarri o per meglio dire, di Frustalupi, almeno ieri. Anche i giocatori del Chelsea sono rimasti incantati al momento di scendere in campo e in particolar modo quando i 53.000 sugli spalti hanno accompagnato a gran voce l'inno della Champions.
Ci si è chiesti anche questo. 'Il Napoli riuscirà ad avere la stessa carica senza il suo 'condottiero' in panchina?' La risposta è doppio sì. Come a Villarreal, gli azzurri hanno reagito da 'grande' con personalità, dando l'idea di un gruppo compatto e al grido 'Tutti per uno, uno per tutti' si sono messi a lavoro per rimediare all'errore commesso dal compagno (Paolo Cannavaro). Le spade incrociate dei tre moschettieri Cavani, Lavezzi e Hamsik (ad essere onesti il ruolo del terzo moschettiere lo meriterebbe più Gargano, ndr) hanno prodotto la rimonta meritata, sudata e un anche un pizzico fortunata che non guasta. Il Napoli è l'esempio perfetto di quanto un ambiente così estremamente attento e caloroso (nel bene e nel male) possa aiutare a far tramutare un sogno in realtà. Squadra e città sembrano essere unite dalle stesse caratteristiche: forti passioni, ingenuità, furbizia, scaltrezza e simpatia. E' bello, e parlo personalmente, assistere alla rottura degli schemi, al risultato inatteso frutto di un'impresa costruita partendo dall'umiltà di Lavezzi e Cavani, lavoratori instancabili seppur campioni affermati che farebbero gola a qulsiasi club al mondo, passando dalla determinazione di Campagnaro che ha retto nonostante una condizione precaria e una fasciatura da guerra, per arrivare al piccolo-gigante Walter gargano, un cubetto di porfido insuperabile.
Non credo che ci sia qualcuno che si sia annoiato ieri sera guardando la partita degli azzurri, e non parlo dei tifosi 'fedeli' ma degli altri, quelli che amano altri colori ma allo stesso tempo sono stati affascinati da tonalità diverse per 90 minuti. In fondo lo sport in qualche modo è la rappresentazione stessa della vita, la dimensione in cui si può rinascere o fallire, riuscire o meno ed è l'ambito in cui si ha la possibilità di sperare, sentirsi parte di qualcosa e provare emozioni. E quante ne ha regalate ieri sera il Napoli? Secondo me tante ed è per questo che sono rimasto incollato allo schermo con le mani fredde, sintomo di agitazione. Questo è ciò che si vuole dalla propria squadra, che viene definita del cuore non a caso.
di Alessandro LETTIERI (Twitter: @alettieri1)
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