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    Zeman-Juventus: quando il calcio diventa polemica

    Dobbiamo ammetterlo, specialmente ora che le Olimpiadi sono andate in archivio e che l'attenzione si sposta prima al calciomercato per poi affacciarsi verso l'inizio della nuova stagione: il campionato ci è mancato tanto. Sì, abbiamo sentito la mancanza delle emozioni dello sport più popolare nel nostro paese e forse - curiosamente - anche delle polemiche che di domenica in domenica nascono, si alimentano, si moltiplicano tra allenatori, calciatori e tifosi. E' il pane quotidiano dello sport, che unisce gran parte degli italiani: la polemica. Qualcosa che solitamente si basava su fatti, che nasceva da opinioni discordanti su una decisione arbitrale, o sulla prestazione di una e l'altra squadra, sui meriti collettivi e individuali, sul come è andata e come sarebbe potuta andare.

    Oggi invece la polemica sboccia in modo naturale, spontaneo, automatico. Non servono più spunti dati all'interno del rettangolo di gioco, non è più espressione della sana rivalità tra calciatori, allenatori, colleghi che a bocce ferme possano essere addirittura in grado di stimarsi. Oramai è diventato tutto polemica, una polemica sempre più lontana dal calcio, sempre più sconnessa dal mondo dello sport per come lo conoscevamo.

    Basta che sia polemica, contrasto, non c'è altro modo - d'altronde - per far "notizia", se non così. Zeman è tornato all'attacco contro Conte, contro il "mondo" Juve. Non si sono mai amati, lui e la Vecchia Signora, certo, però il boemo - condotto per mano alla polemica dai giornalisti - sembra volersi impicciare di cose che non toccano la sua nuova Roma. Diventa una "guerra diplomatica totale", un continuo vociare, polemizzare, mugugnare che poi si trasforma in momenti di pura tensione quelle due volte all'anno in cui Roma e Juve si incontreranno, davvero, sul campo.

    "Se c'è una squalifica a tempo lungo penso che un tecnico non dovrebbe allenare", ha detto Zeman riferendosi al collega salentino condattato a 10 mesi. E alla diatriba vuole prendere parte anche l'ad Marotta che interviene in difesa del tecnico bianconero giudicando "inopportune" le dichiarazioni del boemo e invitandolo a spiegare perché nel 2005 da allenatore del Lecce voltò le spalle al campo durante il 3-3 col Parma.

    Chiacchiere, malignerie, veleni, dispetti: come i "bambini", giallorossi e bianconeri a darsi contro per il calcio ma senza il calcio, quello vero. D'altronde questo sport, sempre più debole e meno credibile nel nostro paese, di che cosa potrebbe vivere, a quale certezza dovrebbe aggrapparsi per "fare  numeri" se non alla sempiterna polemica?

    di Matteo MARCEDDU (Twitter: @MersMayer)

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