ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Patrick Mouratoglu

    Murray e un azzardo chiamato Lendl

    Murray, da sempre vicino e lontano dalla vittoria in uno slam, anche questa volta conferma la sua regola. Tre le finali, non dimentichiamolo, raggiunte in carriera (due all'Australian Open e una allo US Open) e sempre fallite quando mancava soltanto il passo finale. E adesso anche il tempo potrebbe diventare un fattore per lui. Più Murray si avvicina al traguardo, più fallisce, più la situazione lascia tracce importanti che potrebbero farlo sentire sempre più un relegato alla posizione di outsider. Ma è anche estremamente vicino alla possibilità di vittoria, perché il suo livello di tennis sembra in continua crescita, perché sta ottenendo risultati convincenti e il suo inizio di anno a Brisbane - dove è arrivata la vittoria - è stato il modo migliore di cominciare la stagione grazie anche al tennis mostrato, di turno in turno sempre più solido.

    LA SCELTA DI MURRAY: IVAN LENDL

    Murray ha finalmente preso l'importante decisione di assumere qualcuno con esperienza: Ivan Lendl. Anzi, almeno ha scelto qualcuno. Sì perché ci eravamo abituati a vederlo circondato da "amici" più che da allenatori che lo legittimassero come giocatore. Insomma Murray sceglieva l'amicizia al posto dell'esperienza, ma adesso ha cambiato registro e di conseguenza si è preso i suoi rischi uscendo dal suo mondo dorato e mandando a tutti un messaggio molto chiaro: mettere tutte le variabili dalla propria parte per prendersi il suo primo slam. Resto comunque abbastanza sorpreso della scelta di Lendl, nonostante il rispetto che nutro per ciò che ha rappresentato come tennista e ciò che rappresenta tutt'ora.

    GIUSTO SCEGLIERE UN EX CAMPIONE?

    Un paio di problemi:

    1) Nella storia del tennis nessuna star è stata in grado di diventare un coach di successo. Una cosa è diventare un consigliere, l'altra è diventare un allenatore. Questo compito comporta l'essere completamente a disposizione di qualcun'altro, pensare solo e soltanto al successo del giocatore. E' uno status speciale che non tutti hano, specialmente quando si è stati abituati per una vita ad essere i campioni al centro dell'attenzione.

    2) Sono sempre sorpreso nel vedere giocatori professionisti cercare negli ex giocatori la soluzione a problemi che solo un vero coach può risolvere. Quando Ivan Lendl dovette affrontare i suoi quattro fallimenti nelle finali dello slam chiamò uno come Tony Roche e i suoi collaboratori che, come poi rivelò, cambiarono la sua carriera. La similitudine tra la situzione di Lendl e Murray è un po' al limite, ma perché non chiamare comunque qualcuno che abbia già risolto il tipo di problema che ha Murray, come Tony Roche ad esempio? Lui è l'allenatore più di successo al mondo con 14 slam vinti con 3 giocatori diversi.

    IVAN LENDL, IL FATTORE PERSONALITA'

    Come giustificare la chiamata di un ex giocatore quando questo giocatore non ha mai allenato nessuno ed è sempre rimasto fuori dal tour fin da quando si è ritirato? La risposta che probabilmente potrebbe "zittire" questa mia domanda sta nella personalità di Lendl. Quest'uomo infatti possiede una personalità che può fare la differenza e che può finalmente far sì che Murray si metta ad ascoltare qualcuno. E questo quando si ha a che fare con giocatori di grossa personalità come Murray di per sé è già un grande vantaggio. Ivan inoltre è un duro lavoratore e un grande perfezionista e anche questo punto potrebbe finire a favore del nuovo approccio che Murray dovrà avere. Sì perchè Andy ha nella sua racchetta tutto ciò che serve per battere tutti i migliori: ha un ottimo senso tattico e una fantastica visione di gioco e dell'andamento della partita. Ma gli serve un mentore, qualcuno che gli dia una visione di quanto il suo tennis sia sì convincente, ma manchi ancora di organizzazione. Il primo passo sarà per loro agli Australian Open dove non avranno però molto tempo per imparare l'uno dall'altro. Dovranno farlo in fretta.

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