
Sono state due settimane davvero intense quelle delle semifinali play-off e play-out di Lega Pro. Personalmente ho assistito dal vivo a tre partite e altre due le ho seguite con il cuore, fra uno streaming via web e le notizie che arrivavano dai telefonini. Su tutto il resto del cartellone mi sono ovviamente informato, ma credo di essermi goduto il meglio in prima persona, sotto il profilo delle emozioni. Alla fine, sono uscito da questi otto giorni con la sensazione che il calcio di provincia avrebbe bisogno di ristrutturare non solo le sue regole economico-gestionali, ma dovrebbe forse valutare anche l'opportunità di un ritocco alla formula con cui vengono giocati i campionati. Sono un tradizionalista e il discorso non è semplice, perché nulla come un girone all'italiana di 18 o 20 squadre fa emergere i valori reali, ma c'è troppa differenza di spettacolo e di passione popolare quando si arriva ai decisivi scontri promozione di fine anno. Ve ne porto qualche esempio.
BELLODI E LA BOMBA CARTA
Sabato 19 maggio ero a Lecco per la semifinale d'andata dei play-out di Seconda Divisione/A fra Lecco e Mantova. Lo scorso inverno dedicai un post a Mirko Bellodi, il portiere virgiliano che si era ritirato alla fine del girone d'andata per diventare allenatore dei portieri: ebbene, una serie di errori del giovane Festa nelle ultime partite della stagione regolare hanno reso opportuno un ritorno in campo dell'antico guerriero. Bellodi si è presentato al cospetto dello storico catino del Rigamonti-Ceppi come un vecchio pugile un po' imbolsito, ma ricco d'esperienza: nel primo tempo è andato giù lentamente sul gol del vantaggio bluceleste, ma poi nella ripresa ha sfruttato il lancio di una bomba carta dal settore dei tifosi di casa per cadere molto rapidamente e chiedere il cambio. Gara vinta a tavolino? No, il giudice sportivo ha decretato soltanto due punti di penalità al Lecco che li sconterà nella prossima Serie D, ma dopo l'episodio appena descritto la partita è cambiata. Il Mantova, già in crescita sul piano del gioco dopo un avvio assai negativo, ha pareggiato con Franchi e poi nel match di ritorno ha vinto per 2-1.
CASALE-ENTELLA, EMOZIONI INFINITE
Domenica 20 e 27 maggio ho invece seguito la doppia sfida play-off di Seconda Divisione/A fra i nerostellati monferrini e i biancocelesti tigulliani. Due partite bellissime come non le vedevo da tempo. Con errori, questo sì, ma anche grande ritmo e interpreti di qualità. Come è andata a finire? Con una rissa d'altri tempi, unita a un'invasione di campo che è costata al Casale la squalifica dell'allenatore fino a fine anno, di sette giocatori per 2/3 giornate ciascuno e l'obbligo di giocare a porte chiuse fino al 31 ottobre 2012. In più sedici Daspo, di cui 15 ai tifosi e uno a un giocatore, il centrocampista Gaetano Iannini. Iannini in stagione ha giocato 42 delle 44 partite della squadra, rimediando soltanto tre ammonizioni e nessun rosso, ma domenica ha proprio perso la testa. I risultati sul campo? All'andata 3-2 per l'Entella con vantaggio piemontese di Peluso, tripletta del terzino destro (di riserva!) dell'Entella Falcier e un gol epico di Natale Gonnella per il Casale, classe '76 ex Verona e Atalanta. Difensore integro oltre che atleta esemplare. Al ritorno il Casale ha dominato per 95 minuti, ma il doppio vantaggio Peluso-Taddei (proprio il Riccardo Taddei ex Brescia, talento fuori categoria) è stato dimezzato da … Falcier, ancora lui, pazzesco poker! All'ultimo dei sei minuti di recupero è salito in area di rigore anche il portiere Paroni (ne sentiremo parlare) e, sugli sviluppi di un corner inesistente, dopo aver compiuto almeno 6/7 miracoli fra i pali, ha insaccato in mischia di testa. Da non credere. Entella in finale ed ecco spiegato il motivo del parapiglia: lo sfortunato arbitro Castrignanò di Roma ora rischia di vedere assai rallentata la sua carriera.
LO STRISCIONE PIÙ BELLO
Sono di parte, da vercellese, ma per me quello nell'immagine di questo post (foto Andrea Cherchi) è uno degli striscioni più belli e significativi di sempre. Per gli "stranieri" è d'obbligo una spiegazione. OH SIGNUR FAMI 'NCU 'S PIASI' dal dialetto, significa "O Signore, fammi ancora questo favore ..." ed è l'incipit di una struggente canzone vercellese in cui si chiede, prima di morire, di poter rivedere la natia Vercelli con le sue risaie, le sue zanzare e i suoi monumenti. In questo caso si chiede anche un'altra cosa, ovvero "... la Pro in Serie B". Solo un vercellese può capire cosa sia la Pro Vercelli per la città e in questi ultimi mesi, in un modo o nell'altro, sembrano tornati i tempi antichi. Perché una promozione varrebbe quasi come un ottavo scudetto! I ragazzi di Braghin giocheranno la finale contro il Carpi, dopo aver inopinatamente superato il Taranto in semifinale, vincendo la gara d'andata in nove e mezzo contro undici negli ultimi istanti del match. Una sola richiesta alla dirigenza: bando alla scaramanzia, niente divisa "color oro" d'ora in poi, se non sarà strettamente indispensabile. Siamo o non siamo le Bianche Casacche?
Di Gianluca MARCHESE
