Roberto Beccantini
  • La squadra ideale del mio Bar sport!

    E venne il giorno della squadra ideale. Acrobazia canaglia. Bisogna selezionare e poi tagliare, drasticamente. Scegliere un modulo dai tanti che hanno movimentato il campionato, sul conto del quale tutto si può scrivere tranne che abbia toccato picchi memorabili. Sono gli argomenti, questi, che animano i Bar sport cari alla penna, e all’ironia, di Stefano Benni.

    A noi. Comincio dallo schema. Nessun dubbio che, in Italia, ci sia stato un ritorno di fiamma per la difesa a tre. La Juventus ha rivinto lo scudetto con il 3-5-2. In Europa, viceversa, non tira. L’ho adeguato al 3-4-1-2 per renderlo

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  • Firenze, cosa manca per l’ultimo balzo

    La Fiorentina mi ha spiazzato. Penso che meriti il titolo di Signora sorpresa. L’avevo collocata all’ottavo posto, in agosto: è quarta, ha conquistato l’Europa League, sta costringendo il Milan a darci dentro fino al traguardo. Manca una giornata, una sola, e la logica suggerisce di scrivere che Siena-Milan e Pescara-Fiorentina non saboteranno l’ordine d’arrivo. La logica...

    Un anno fa, i viola arrivarono tredicesimi dopo essersi salvati in extremis. Tre gli allenatori a libro paga: Sinisa Mihajlovic, Delio Rossi, al quale fu fatale la scazzottata con Adem Ljajic, Vincenzo Guerini, emergenza

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  • Milan, Allegri non è il problema numero uno

    Non è elegante, e porta pure iella, fissare sulle maglie che verranno il logo della Champions non ancora conquistata. Galeotto fu il sito del Milan. Del resto, siamo in Italia, il Paese dei «30 sul campo» (che la Juventus, per fortuna, né aggiornerà né replicherà).

    Maglie e magliari a parte, l’eccesso di zero di San Siro ha scolpito piccole sentenze: Milan a una vittoria dal terzo posto (se non a Siena, quando?); Roma settima e fuori dalla Europa League (per rientrarvi, dovrà aggiudicarsi la finale di Coppa Italia con la Lazio, in programma il 26 maggio all’Olimpico).

    E’ stata una partitaccia

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  • Inter, i tifosi meglio di noi giornalisti

    Scrivere di Inter è come sparare sulla Croce Rossa. L’uscita ufficiale dall’Europa - ultima volta, nel 1999 - segna la fine del ciclo sviluppato tra Calciopoli e il Triplete. Nella mia griglia balneare l’avevo collocata dietro a Juventus e Napoli. Mi piaceva, anche se non avrei ceduto Pazzini. Quindici sconfitte, di cui sette nelle ultime nove partite, sono uno sproposito: mettiamoci pure gli infortuni, i torti arbitrali, i pali, le zolle. La classifica va oltre, molto oltre. Lo sa Massimo Moratti, lo sa Andrea Stramaccioni.

    Leggo di cordate cinesi e indonesiane, di nuovo stadio. Non sarebbe

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  • Barzagli, il simbolo dello scudetto

    E’ sempre difficile estrarre il giocatore simbolo da uno sport di squadra, quale il calcio rimane nonostante tutto. O meglio: con i Leo Messi e i Cristiano Ronaldo si va sul sicuro. Lo stesso dicasi di Zlatan Ibrahimovic in relazione all’ultimo scudetto del Milan. O di Diego Milito, l’anno del Triplete interista. Figure di livello assoluto, a conferma di come il fascino del gol continui a fare strage di cuori e di taccuini.

    Nel caso della Juventus, viceversa, il filo conduttore è un nome, Andrea. Andrea Agnelli, naturalmente. Il presidente della scossa e della riscossa. Poi Andrea Pirlo:

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  • Juventus, atto voluto più che atto dovuto

    Il viaggio attorno alla superiorità della Juventus comincia da Antonio Conte. Partì con le fregole del 4-2-4 e per questo pretese una pila di esterni; si lanciò nella mischia con Del Piero titolare e Vidal riserva. Piano piano, mescolò le carte, ne tolse, ne aggiunse, fino al 3-5-2 di ieri, di oggi e forse, molto forse, di domani.

    Undici settembre 2011, prima Juventus di Conte (4-1 al Parma). Schema, 4-2-4: Buffon; Lichtsteiner, Barzagli, Chiellini, De Ceglie; Marchisio, Pirlo; Pepe (Krasic), Del Piero (Vidal), Matri (Vucinic), Giaccherini.

    Ventotto aprile 2013, ultima Juventus di Conte (2-0

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  • Juventus al traguardo, Toro più lontano

    Non è stato un derby memorabile, l’ha vinto la squadra più forte. Lo zero a zero non sarebbe stato iniquo, ma neppure il risultato lo è. Alla Juventus d’Italia manca un punto per bissare la conquista dello scudetto. Alla Juventus d’Europa, viceversa, mancano almeno tre elementi per avvicinare la vetta.

    Se penso alle ordalie di Champions, ancora una volta sono rimasto impressionato, e imbarazzato, dal ritmo. Di una lentezza esasperante. Voce dal fondo: non era certo questa l’occasione più indicata per dibattere l’argomento. La Juventus in patria non ha rivali: nemmeno quando toglie una punta (e

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  • Compie trent’anni il derby del Toro-Toro-Toro

    Sono passati trent’anni, un mese, tre minuti e quaranta secondi dalla più romanzesca edizione dei derby torinesi. Ventisette marzo 1983: Torino batte Juventus 3-2. Per i gobbi, una seccante coincidenza. Per i granata, una fiera ricorrenza. Era la stagione del dopo sbornia. Era la Juventus dei sei campioni dl Mondo (Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli, Rossi), più Bettega (cliente fisso del ct Bearzot fino al frontale con il portiere dell’Anderlecht, Munaron), più il miglior francese (Platini) e il miglior polacco (Boniek). Era il Toro di Terraneo, Van de Korput, Zaccarelli, Dossena. In

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  • Juventus-Milan mai così brutta

    Non ricordo un’edizione così penosa di Juventus-Milan. Come all’andata, l’ha decisa un rigore. Se Milan-Napoli, sfida tra la seconda e la terza in classifica, era stata un bicchiere mezzo vuoto, Juventus-Milan, vertice tra la prima e la terza, è stata una bottiglia con dentro un episodio: il contatto Amelia-Asamoah.

    Il nostro convento passa questo, e non molto altro. Dobbiamo farci il callo. E’ primavera per tutti, ma i ritmi che colgo nel nostro campionato, ribaditi dalla velocità di crociera della partitissima di Torino, mettono paura, sembrano da estate inoltrata. Ha ragione Marco Tardelli:

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  • Questa la mia idea di Inter

    O José Mourinho o Andrea Stramaccioni. Al posto di Massimo Moratti, mi comporterei così. Lo so, siamo di fronte a soluzioni estreme, opposte. L’ideale sarebbe Mourinho capo con Stramaccioni vice, in maniera da poter far crescere il pupo e sviluppare, insieme, un progetto a lunga scadenza. Stramaccioni ha 37 anni e pilota l’Inter da uno. Avvicendò Claudio Ranieri e debuttò il 1° aprile 2012, a San Siro: Inter-Genoa 5-4.

    Veniva dal settore giovanile, Moratti se ne invaghì dopo la vittoria nella Next Generation Cup, spacciata per la Champions League dei bebè. Fu un colpo di fulmine, una

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Roberto Beccantini

Roberto Beccantini è nato a Bologna il 20 dicembre 1950. Ha sempre avuto la passione del giornalismo, cosa che lo ha tenuto lontano da pericolose tentazioni come il lavoro. Si occupa di sport (e di calcio, soprattutto), ha scritto per «Tuttosport», «La Gazzetta dello Sport» e «La Stampa», oggi collabora per «il Fatto quotidiano», «La Gazzetta dello Sport» e il «Guerin sportivo». Ha girato Mondiali, Europei e Olimpiadi per 40 anni, è stato giurato del Pallone d’oro di «France Football».