Roberto Beccantini
  • Milan-Napoli, lo specchio del campionato

    In attesa di conoscere come la Juventus reagirà, contro la Lazio, alla lezione del Bayern («siamo stati "dimensionati", non ridimensionati»: parole e musica di Antonio Conte), il pareggio di Napoli-Milan ha confermato quanto sia modesto il livello del nostro calcio. Non che mi aspettassi fuoco e fiamme, ma insomma. Il discorso è generale: da noi, in media, le partite durano la metà. Penso al ritmo. Allegri e Mazzarri si sono dati battaglia per un tempo, per poi giocare a scacchi nella ripresa, raggiungendo l’obiettivo di massima: il Milan, in dieci, non voleva perdere; il Napoli, in undici,

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  • Ricchi e poveri, ma piano con gli alibi

    L’ultima semifinalista in Champions è stata l’Inter del Triplete (2010). L’ultima semifinalista in Coppa Uefa/Europa League è stata la Fiorentina (2008). Come se la passa il nostro campionato? Male, grazie: il Bayern ha polverizzato la Juventus, in testa da un anno, nei quarti (2-0, 2-0); il Barcellona ha rimontato il Milan, smontato, rimontato e terzo in classifica, negli ottavi (0-2, 4-0); il Fenerbahce ha eliminato la Lazio (2-0, 1-1). Erano già usciti Inter, Napoli e Udinese. Il calcio è ed è sempre stato dei ricchi: sai che scoperta. Il problema, se mai, è che i ricchi cambiano. E poi

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  • Il Napoli è tornato squadra, l’Inter no

    Alle spalle della Juventus è tutto un ribollir di tini. E di arbitri. In attesa del confronto diretto di domenica sera, a San Siro, le orme per il secondo posto portano più al Napoli che al Milan. Sono quattro i punti che, oggi, li dividono. Alla terza vittoria consecutiva, la squadra di Mazzarri si è sbarazzata agevolmente del Genoa. Dzemaili, quattro reti in due partite, sta scopiazzando Cavani come meglio non potrebbe.

    Certo, non è da Milan sprecare due gol e un uomo di vantaggio. Se il vento era cambiato dall’ascella di Isla al gomito di Tomovic, tra primo e secondo tempo è cambiato anche

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  • I due pesi della Juventus

    Il 4-0 del Barcellona al Milan e il 2-0 del Bayern alla Juventus certificano quanto il tetto d’Europa sia ancora lontano dall’eccellenza del nostro campionato. A Barça e Bayern aggiungo il Real di José Mourinho, che per me rimane il grande favorito. Con le altre, si può trattare. Il livello medio della serie A non è alto. Come ho scritto più volte, è l’Europa League a offrire la consistenza del ceto di mezzo, più ancora che la Champions League. Dopo 17 anni gli inglesi non hanno più squadre, ma ne conservano ben tre nei quarti della ex Coppa Uefa: Chelsea, Newcastle, Tottenham. Se è crisi, e

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  • Juventus, occhio alle palle perse

    Aria di pareggio, avevo scritto. Ci sono andato vicino. Non basta. L’edizione pomeridiana di Inter-Juventus ha offerto uno spettacolo dignitoso, con un unico episodio sopra le righe: il fallaccio di Cambiasso su Giovinco. Pronte le scuse e bravo Conte ad abbracciare l’argentino. Lascio ai maniaci la libidine di scannarsi attorno ai contatti Handanovic-Vidal e Chiellini-Cassano. E quanto alle manate vaganti (piede-braccio di Bonucci, braccio di Zanetti), dico solo che ormai l’andazzo è questo: sempre più tollerante, sempre più pallavolistico. Immagino, lassù, i colpi di tosse di Omar Sivori,

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  • Inter-Juve fra Mourinho e Bayern

    Fu proprio l’Inter di Andrea Stramaccioni, la sera del 3 novembre, a spezzare l’imbattibilità della Juventus. La squadra di Conte non perdeva da 49 partite. Finì uno a tre: Vidal, Milito su rigore, Milito, Palacio. Campa moviola: gol di Vidal viziato dal fuorigioco di Asamoah, mancato rosso a Lichtsteiner. Era l’undicesima giornata, sembrò a tutti che quel risultato potesse sancire qualcosa d’importante. E di diverso. La classifica recitava così: Juventus 28, Inter 27, Napoli 23, Fiorentina 21, Lazio 19, Roma 17, Milan 14. Oggi, diciotto turni dopo, è questa: Juventus 65, Napoli 56, Milan 54,

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  • Il podio delle mie emozioni. E il vostro?

    Questa volta l’argomento non è il contenitore, lo stadio, ma il detonatore: l’emozione. Una partita, una corsa, qualcosa o qualcuno di straordinario. Io vi offro il mio podio: voi, se ne avete voglia, ricambierete con il vostro.

    1. Unione Sovietica-Stati Uniti 51-50. La finale olimpica di basket a Monaco di Baviera, 9 settembre 1972. I tre secondi più lunghi della storia. Sbucarono, improvvisi, dalla coda di una partita orrenda. Un paio di liberi di Collins fissarono il sorpasso Usa, 50-49, in capo a una rimonta pazzesca. Sbircio il tabellone: meno tre. E’ qui che la guerra fredda diventa

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  • Balotelli, confine della Nazionale

    Con l’Olanda, ad Amsterdam, ci era andata di lusso. Il pareggio di Verratti piovve oltre l’ultimo minuto, solitario e immeritato. A Ginevra è andata di lusso al Brasile. E’ una constatazione, non una smargiassata. Le amichevoli tra grandi squadre sono balli in maschera durante i quali i più scaltri ogni tanto la cambiano e i più ingenui ogni tanto la perdono. Non lo battiamo, il Brasile, dal mitico Sarrià. Era il 5 luglio 1982. Paolo Rossi si inventò una tripletta che ancora oggi ci raccontiamo in ufficio o al bar.

    I numeri hanno un fascino e, soprattutto, un senso. Scolari è un artigiano di

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  • Cavani e Balotelli sgomitano dietro la Juve

    Tutto come prima? A grandi linee, sì. Nella sostanza, non proprio. Ha ripreso a segnare Cavani, ha continuato a farlo Balotelli. Cavani è indispensabile al Napoli, Balotelli lo sta diventando nel Milan, anche se Pazzini aveva sistemato Lazio e Genoa. La Juventus ha prima controllato e poi domato il Bologna a Bologna. Non ho capito l’eccesso di euforia che Pioli ha contestato a Conte. A meno che Conte non si fosse rivolto, sul serio, ai tifosi del Bologna. Dal labiale, non si direbbe. Rammento danze di Mourinho non meno plateali, non meno focose.

    Credo che i problemi del nostro calcio siano

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  • Sorteggio: la Juventus, tra Terim e Mourinho

    Dal sorteggio dei quarti in poi non ci si può sempre rimettere alla clemenza della corte. Bisogna avere il coraggio di fissare la ghigliottina, e sorriderle. Sono rimaste tre spagnole (Barcellona, Malaga, Real Madrid), due tedesche (Bayern, Borussia Dortmund), una francese (Paris Saint-Germain), un’italiana (Juventus), una turca (Galatasaray). Tre le squadre sopravvissute rispetto a un anno fa: Barcellona, Bayern, Real. Tanti saluti ad Apoel, Benfica, Chelsea, Marsiglia e Milan. Tanti saluti, soprattutto, alla flotta inglese: zero su quattro.

    Mi sembra un’Europa orizzontale, più che verticale,

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Roberto Beccantini

Roberto Beccantini è nato a Bologna il 20 dicembre 1950. Ha sempre avuto la passione del giornalismo, cosa che lo ha tenuto lontano da pericolose tentazioni come il lavoro. Si occupa di sport (e di calcio, soprattutto), ha scritto per «Tuttosport», «La Gazzetta dello Sport» e «La Stampa», oggi collabora per «il Fatto quotidiano», «La Gazzetta dello Sport» e il «Guerin sportivo». Ha girato Mondiali, Europei e Olimpiadi per 40 anni, è stato giurato del Pallone d’oro di «France Football».