Roberto Beccantini
  • Sorteggio: la Juventus, tra Terim e Mourinho

    Dal sorteggio dei quarti in poi non ci si può sempre rimettere alla clemenza della corte. Bisogna avere il coraggio di fissare la ghigliottina, e sorriderle. Sono rimaste tre spagnole (Barcellona, Malaga, Real Madrid), due tedesche (Bayern, Borussia Dortmund), una francese (Paris Saint-Germain), un’italiana (Juventus), una turca (Galatasaray). Tre le squadre sopravvissute rispetto a un anno fa: Barcellona, Bayern, Real. Tanti saluti ad Apoel, Benfica, Chelsea, Marsiglia e Milan. Tanti saluti, soprattutto, alla flotta inglese: zero su quattro.

    Mi sembra un’Europa orizzontale, più che verticale,

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  • Da Atene al Camp Nou, viaggio con Barça e Milan

    Fino al 1991, il Barcellona non aveva ancora vinto la Coppa dei Campioni (si chiamava così, allora). Il Milan, viceversa, ne aveva già alzate quattro: 1963, prima squadra italiana a farlo, poi 1969, quindi 1989 e 1990. Dal codice Rocco alla liturgia di Sacchi. Il calcio all’italiana, il calcio all’europea, tutto pressing, fuorigioco e ripartenze. Dal 1992 a oggi, le distanze si sono accorciate. Da quattro a zero a tre a quattro. Il Barça ha rotto il ghiaccio a Wembley, contro la Sampdoria di Vialli e Mancini. Bis nel 2006, quando Ronaldinho era titolare e Messi riserva. Con Messi sull’altare,

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  • Lo stadio che portiamo nel cuore

    Luci a San Siro. El miedo escenico del Bernabeu. Da Roberto Vecchioni a Jorge Valdano. Gradini, gradoni, gradinate. Curve, distinti. Tribune d’onore e senza onore. Una foresta di pietre, di tornelli, di emozioni. Questa volta parliamo di cemento armato e di cemento amato. Parliamo di stadi. Immagino che ne abbiate uno, o più di uno, che vi sia rimasto dentro. Il mio primo stadio è stato il Comunale di Bologna, poi intitolato a Renato Dall’Ara, lo storico presidente del «sine qua non», siamo qua noi, e del celebre discorso alla squadra: «Ragazzi, la stagione sta per cominciare e mi aspetto da

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  • Inter tra Cassanate e Stramaccionate

    Le formazioni che Stramaccioni alterna fra primo e secondo tempo non sono facce della stessa medaglia: sono proprio medaglie diverse. Fossi in Moratti, gli intimerei di scegliere quella giusta (sic). Nel derby, da 0-1 a 1-1; a Catania, da 0-2 a 3-2, addirittura. Filo conduttore, i rammendi tattici, i cambi e le parate di Handanovic: a San Siro, limitò i danni; al Cibali, ha evitato il colpo di grazia di Bergessio. Uomo-chiave, Palacio: l’assist ad Alvarez e due gol. Diciotto reti stagionali. Cruciali, a ruota, gli innesti di Cambiasso e Stankovic, lembi storici del Triplete.

    Non era una

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  • Napoli-Juventus fra Mazzarri, Conte e conti

    La Juventus non vince a Napoli dal 30 settembre 2000. Quella sera finì 2-1: reti di Stellone, Kovacevic e Del Piero. Gli allenatori erano Zeman e Ancelotti. Da quando è arrivato Conte, le squadre si sono affrontate cinque volte: tre in campionato (3-3 al San Paolo, 3-0 e 2-0 Juventus a Torino), una a Roma (finale di Coppa Italia: 2-0 Napoli) e una a Pechino (finale di Supercoppa: 4-2 dts Juventus). Bilancio: 3 vittorie Juventus, 1 pareggio, 1 successo Napoli.

    Mancano, al termine, dodici giornate per un totale di 36 punti. I campioni ne hanno sei di margine, la qual cosa offre loro due

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  • Derby, Handanovic salva Stramaccioni

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    Doveva essere il derby di Balotelli. E’ stato il derby di Handanovic. Ha tenuto in piedi l’Inter, ha tolto un gol a Mario. Una parata da urlo: come se avessero tirato una sassata contro una vetrina, e il vetro non si fosse rotto. La sfida non ha rubato l’occhio, ma è stata palpitante. Allegri è andato sul classico, Stramaccioni gli ha dato una mano per un tempo, salvo poi redimersi e legittimare il pareggio. Abate-Boateng a destra e De Sciglio-El Shaarawy a sinistra avevano letteralmente asfaltato Zanetti-Alvarez e Nagatomo-Guarin. Già: perché Guarin e Alvarez esterni?

    L’ordalia di San Siro

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  • Il Milan e il pericolo della “sbornia”

    Avevo scritto: Milan 40%, Barcellona 60%. Qualche lettore mi aveva dato del pazzo, dell’ipocrita. Capita. Il calcio non è una scienza e neppure una riffa. Le tradizioni non scendono in campo, ma talvolta aiutano a renderlo meno patibolare. In attesa che la “giustizi”» di Champions faccia il suo corso, non v’è dubbio che attorno a Milan due Barcellona zero si stia agitando qualcosa. Se il calcio italiano è in declino, e lo è, il tetto si sta abbassando.

    Dopo aver perso il Chelsea detentore e il Manchester City già nella fase a gironi, gli inglesi rischiano di scomparire del tutto, aggrappati

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  • Barcellona e derby, andate tutti al Diavolo

    Al Diavolo il calendario. Mercoledì sera, andata degli ottavi di Champions League: Milan-Barcellona. Domenica sera, derby per il terzo posto: Inter-Milan. Non male, come settimana. Detto che l’autogol di Paletta è il segnale di un destino non proprio cinico e baro, la squadra di Allegri ha recuperato fiducia, posizioni, e anche una bava di gioco. Dopo otto partite, aveva 7 punti: nelle ultime diciassette, ne ha raccolti 37. Balotelli non può giocare in Europa, El Shaarawy non è sicuro (problemi a un tendine). I numeri di Leo Messi spaventano, la sfida con il Barça nasce orientata. Potrei

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  • Roma-Juventus, il brivido dell’ovvio

    Roma-Juventus senza Zeman ha perso appiglio e appeal. Avremmo rovistato tra farmacie e storie tese, dalle baruffe dell’eterno ritorno al 4-1 della mortificante andata. Così, viceversa, dobbiamo inventarci un pretesto, una trama. Aurelio Andreazzoli, altro non è che un traghettatore. Ha debuttato a Marassi, contro la Sampdoria, rimediando una burrascosa sconfitta (3-1). Rispetto a Zeman, tre le novità: il portiere (da Goicoechea a Stekelenburg: progressi, zero); il modulo (da 4-3-3 a 3-4-1-2: come non detto); il rigorista (da Totti a Osvaldo: un disastro). Portiere e modulo sono farina del suo

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  • Punte decisive, la “novità” della Juventus

    Dal brodino di Verona alla tenera Fiorentina di sabato. La Juventus arriva allo snodo Champions più in carne di quanto non suggerissero gli stenti e le isterie di gennaio. E’ la seconda volta, nel giro di nove partite fra campionato e Coppa Italia, che non ha preso gol. Ha recuperato Pirlo e Marchisio, a Glasgow rientrerà Bonucci e, probabilmente, anche l’Asamoah «africano». In attessa di verificare il ginocchio contuso di Vucinic, all’appello non manca che il convalescente Chiellini.

    Lungi da me l’idea di considerare il Celtic una formalità e il più cinque in classifica un’enormità. Proprio

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Roberto Beccantini

Roberto Beccantini è nato a Bologna il 20 dicembre 1950. Ha sempre avuto la passione del giornalismo, cosa che lo ha tenuto lontano da pericolose tentazioni come il lavoro. Si occupa di sport (e di calcio, soprattutto), ha scritto per «Tuttosport», «La Gazzetta dello Sport» e «La Stampa», oggi collabora per «il Fatto quotidiano», «La Gazzetta dello Sport» e il «Guerin sportivo». Ha girato Mondiali, Europei e Olimpiadi per 40 anni, è stato giurato del Pallone d’oro di «France Football».