Roberto Beccantini
  • Verso Napoli-Juventus: tanto, non decide

    Verso Napoli-Juventus del 1° marzo. Sì, ma come? Alla ripresa di gennaio, i punti di distacco in classifica erano otto. Oggi sono tre. Di qui al d-day la Juventus disputerà, complessivamente, quattro partite: tre di campionato, una di Champions. Il Napoli, una in più: tre di campionato, due di Europa League. La cosa curiosa è che non giocheranno mai in contemporanea.

    Le Nazionali qualche strascico lo lasciano sempre. Vedremo quali, e quanti. La settimana che incombe si profila cruciale più per la Juventus (Fiorentina in casa, Celtic e Roma in trasferta) che per il Napoli (Lazio in trasferta,

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  • Roma sottosopra, dalla Z alla A

    Il 23 dicembre 2012, non proprio un secolo fa, «La Gazzetta dello Sport» titolò così la prima pagina dopo Roma-Milan 4-2: «Milan, lezione da Zeman». E all’interno, a firma di Nicola Cecere: «Ha riaperto Zemanlandia». Il 2 febbraio 2013, dopo Roma-Cagliari 2-4, Zdenek Zeman è stato esonerato. Sic transit gloria mundi, ha chiosato Claudio «Lotitus».

    Non dico che sia un calcio rovesciato, ma insomma: dalla Z (di Zeman) alla A (di Andreazzoli, il traghettatore, o di Allegri e Ancelotti, gli obiettivi). La fine era nota. Solo che mica hanno pagato tutti. Chi prende Zeman, sa che cosa prende.

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  • Da Rossi a Balotelli, tornano i nostri

    Dopo Giuseppe Rossi, torna alla base anche Mario Balotelli. Il primo compie proprio oggi 26 anni; lasciò l’Italia quando ne aveva diciassette, destinazione Manchester (però United). Il secondo, 23 anni il prossimo 12 agosto, piantò l’Inter quando ne aveva quasi venti, destinazione Manchester (però City). Ciascuno, a modo suo, vanta un «triplete»: Pepito Rossi, tre operazioni al ginocchio destro; Mario, il tutto esaurito della stagione 2009-2010 (Coppa Italia, scudetto, Champions League). Rossi sarà pronto a marzo, assicurano gli specialisti. La Fiorentina l’ha prelevato il 4 gennaio dal

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  • Il Napoli ha quello che manca alla Juventus

    A Parma avevano perso la Roma (3-2) e l’Inter (1-0); erano dovuti scendere a patti, entrambi per 1-1, sia il Milan sia la Juventus. Il Tardini era l’unico fortino imbattutto della serie A. Una medaglia al valore. Questo spiega l’impresa del Napoli, e perché sia giusto parlare di impresa.

    Il pareggio non sarebbe stato uno scandalo, per carità. Nemmeno l’esito, però, lo è stato. Il Napoli ha vinto due volte: quando ha sbloccato il risultato e quando, dopo la carambola Sansone-Cannavaro, lo ha spaccato di nuovo. Il primo tempo è stato burrasca; il secondo, mare piatto. La squadra di Donadoni ha

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  • Dieci anni dopo: dall’Avvocato agli avvocati

    Dieci anni fa, il 24 gennaio 2003, se ne andava Giovanni Agnelli. Provo a raccontarlo ai più giovani, restando in ambito sportivo. Agnelli: cioè Fiat, cioè Juventus, cioè arbitri, cioè potere: è una chiave di lettura, come no, e pure legittima. Non esclusiva, però; e, talvolta, faziosa, vigliacca.

    Dovete sapere che un’intervista all’Avvocato valeva, tra noi ragazzi di bottega, una sorta di investitura. C’è chi parla «di» donne e chi parla «con» le donne. C’era chi parlava dell’Avvocato e chi parlava con l’Avvocato. La differenza è palese. Io arrivai a parlare con lui qualche volta; e quelle

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  • Paul Pogba, tritolo e champagne

    Il 15 marzo saranno venti: Paul Pogba si sta portando avanti col lavoro. La doppietta inflitta all’Udinese ha esaltato il tiro da fuori, specialità della casa, nel basket come nel calcio. Già quattro gol in campionato e uno solo, agli sgoccioli di Juventus-Bologna, da dentro l’area (e di testa). Anche con il Napoli aveva segnato dal limite.

    Già che ci siamo: qual è il suo limite? Secondo Antonio Conte, la leziosità, quel certo non-so-che, molto francese, di sentirsi unto del signore, in barba all’età: et voilà. Ai soldatini preferisco i soggetti che, come Paul, azzardano il dribbling o

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  • Garrincha, il suo canto libero

    Trent’anni fa se ne andava Garrincha. Era il 20 gennaio 1983. Morì male, morì solo. Garrincha, cioè uccellino. Il nome completo era Manoel Francisco dos Santos, detto Mané. Gli sono stati attribuiti tredici figli, tre mogli e svariate amanti, su tutte Elza Soares, ballerina e cantante: l’ultima, grande passione.

    Nacque povero, il 28 ottobre 1933, in una favela di Pau Grande. Povero e storto, con la gamba destra più corta della sinistra a causa della poliomielite. Non è facile raccontarlo ai giovani: si rischia di scivolare sulla buccia dell’enfasi. Giocò nel Botafogo, fu campione del mondo

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  • L’assist di Paletta, i problemi di Conte

    Nicola Sansone, classe 1991, scuola Bayern, aveva già fulminato l’Inter. Il gol con il quale ha permesso al Parma di rimontare la Juventus è stato un gioiello di contropiede. La squadra di Roberto Donadoni, un signor allenatore e un allenatore signore, lo avrebbe meritato nella prima mezz’ora, il gol. Quella di Antonio Conte, viceversa, l’ha trovato, letteralmente, sotto forma di carambola. La Juventus aveva fatto poco per vincere; il Parma, poco per pareggiare. Non credo alle coincidenze; credo che, se il Tardini resta l’unico fortino imbattuto, sia corretto parlare degli inquilini che lo

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  • Dal cuore alla squadra del cuore

    Proviamo a uscire dal trito ping pong del tifo che, a seconda dell’approccio, diventa oppio, adrenalina o, peggio ancora, tritolo. L’amore per una squadra - di calcio, soprattutto - può arrivare fino al fanatismo, ma spande magia, come tutte le passioni. Non è colpa sua se a volte la carichiamo di troppi simboli, di valori eccessivi, rubati alla famiglia, al lavoro, alla politica. Ci si può sposare più di una volta. Non si può lasciare una squadra e impalmarne un’altra. Rarissime le eccezioni, che io sappia: Emilio Fede, juventino folgorato sulla via di Arcore.

    Interisti, juventini,

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  • Juventus, questa è una sconfitta “diversa”

    I ruttini digestivi dell’anno nuovo sono fatali alla Juventus. La sconfitta con la Sampdoria va al di là dei ceffoni che le avevano inflitto le milanesi. Perché è la prima contro una squadra dall’ottavo posto in giù; perché subìta in casa, in vantaggio di un gol e di un uomo: perché pagata - anche - con l’infortunio di Marchisio.

    La Juventus era e rimane la grande favorita. Ignoro, però, se e cosa possa incrinare, nello spirito e nella corazza, questo suicidio di massa. In alto i calici per Delio Rossi. Nemmeno l’espulsione di Berardi l’ha spinto a rinunciare alle due punte, entrambe

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Roberto Beccantini

Roberto Beccantini è nato a Bologna il 20 dicembre 1950. Ha sempre avuto la passione del giornalismo, cosa che lo ha tenuto lontano da pericolose tentazioni come il lavoro. Si occupa di sport (e di calcio, soprattutto), ha scritto per «Tuttosport», «La Gazzetta dello Sport» e «La Stampa», oggi collabora per «il Fatto quotidiano», «La Gazzetta dello Sport» e il «Guerin sportivo». Ha girato Mondiali, Europei e Olimpiadi per 40 anni, è stato giurato del Pallone d’oro di «France Football».