ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Roberto Beccantini

    Attenti al Napoli di Insigne (spero)

    Non credo nel calcio d'agosto da quando la prima Juventus di Boniperti-Charles-Sivori scese a Bologna per un'amichevole estiva, perse 6-1 e poi vinse lo scudetto in carrozza. Era la stagione 1957-'58, molti di voi non erano ancora nati.

    Viceversa, credo nel Napoli. E non per come sta giocando: sarebbe una contraddizione. Per come si è mosso. Non è la stessa cosa. Immagino l'obiezione: Lavezzi ha tagliato la corda, e un altro tenore potrebbe imitarlo, Cavani. Se partisse anche il matador uruguagio, allora sì che dovrei raccogliere i cocci della mia analisi. Così no; o meglio, non ancora.

    Dal ritorno in serie A, la società di Aurelio de Laurentiis ha fissato i seguenti paletti: ottavo, dodicesimo, sesto, terzo, quinto posto. A ciò vanno aggiunti il successo in Coppa Italia a spese della Juventus e l'uscita negli ottavi di Champions League, ai supplementari, per mano di quel Chelsea che poi se la sarebbe aggiudicata. Dal 6 ottobre 2009, l'allenatore è Walter Mazzarri. Sostituì in corsa Donadoni, ha confermato le doti già emerse a Livorno, Reggio Calabria e Genova, sponda Samp. Il suo non è un vangelo blindato, anche se molte «parabole» portano al 3-5-2.

    Mazzarri predilige il rullo del tamburo alla melodia dei violini. Gamberini e Behrami sono acquisti di sostanza. Lorenzo Insigne (21 anni, 1,63) ha studiato alla scuola di Zeman ed è uno di quei giovani sui quali il calcio italiano è andato spesso a fracassarsi per penuria di zelo ed eccesso di fifa. Insigne sta al Napoli come Giovinco sta alla Juventus: la storia dirà come, quando e, soprattutto, «quanto».

    Palla al piede, il Napoli era già da scudetto. Palla agli altri, no. La fase difensiva ha sempre incarnato il limite più concreto. Quello che sta per nascere è un campionato ambiguo e anfibio, con in pole una Juventus che, tornata in Champions, non potrà più godere dei ristori settimanali; subito dietro, un Milan tutto da rifondare e un'Inter tutta da tradurre. Nell'arco di due anni, l'Udinese ha perso il centrocampo titolare (Inler, Asamoah, Isla) e la Lazio, da parte sua, ha cambiato filosofia, lingua e magistero tattico, da Edy Reja e Vladimir Petkovic.

    Occhio alla Roma, se mai. La Roma di Zeman. Non ha impegni europei con i quali scendere a patti, recupera Burdisso, ha reclutato Destro e Bradley (da non sottovalutare). Il rischio è proprio Zeman, un maestro che, di solito, dà il meglio quando può seminare, non quando deve raccogliere. Luis Enrique non ha lasciato macerie: e, dunque, proprio da zero il boemo non riparte.

    Il Napoli dovrà convivere con i giovedì dell'Europa League. All'orizzonte, come per la Lazio, una sola nuvola: Scommessopoli. Prima o poi i nodi di Palazzi verranno al pettine. Che nodi saranno? Ciò premesso, un Napoli che trovasse un plausibile equilibrio fra difesa e attacco - senza, per questo, deturpare il panorama - avrebbe tutte le carte in regola per mirare al bersaglio grosso. E forza Insigne, naturalmente. Nella speranza che i sogni delle notti di mezza estate non seducano soltanto i lettori di William Shakespeare.

    di Roberto BECCANTINI

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    "Beck is Back", il blog personale di Roberto Beccantini