ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Roberto Beccantini

    C’era una volta l’arbitro

    C'era una volta l'arbitro. L'uomo solo al comando, lo sceriffo con diritto di vita e di fischio su tutte le partite. Cornuto o venduto a seconda dei mandanti e, soprattutto, dei vedenti. Lo accompagnavano, discreti, non più di due sbirri che guardavano le linee. Guardalinee, appunto: oggi, assistenti. Poi arrivò il quarto uomo, addetto ai cambi e ai labiali, con poteri confusi, ambigui, un po' notarili e un po' chissacosa. Ignoro se e come i giudici di porta, o di linea, cambieranno il calcio: di sicuro, cambieranno l'arbitro. Già a Pechino, in Supercoppa, ce ne rendemmo conto. L'arbitro era Mazzoleni: il rigore su Vucinic lo segnalò un giudice di porta (Rizzoli); il vaffa di Pandev, un assistente (Stefani); le proteste di Mazzarri, il quarto uomo (Bergonzi). Mazzoleni pensò solo a Zuniga.

    Non meno «invasivo», il battesimo in campionato. I casi di Juventus-Parma entreranno nel libro mastro del nostro sport: primo rigore e primo gol fantasma «tradotti», correttamente, dai giudici di porta (Russo, Ciampi). Il fuorigioco che l'assistente Petrella avrebbe dovuto segnalare prima del contatto Mirante-Lichtsteiner appartiene, viceversa, al solito tran-tran (e can-can).

    Annunciata, auspicata o indolore che sia, di rivoluzione si tratta. Arbitrare diventa sempre più un lavoro di gruppo, in attesa dei supporti tecnologici con i quali stanare i gol fantasma, al di là delle scelte «umane», talvolta azzeccate e talvolta no. La legge verrà sempre più distribuita, il potere assoluto di uno diventa giudizio di tanti (o di troppi?), nella speranza di ridurre i livori che, soprattutto in Italia, trasformano gli errori in sospetti, e i sospetti in teoremi.

    C'era una volta Concetto Lo Bello, il tiranno di Siracusa. In era pre-televisione, piegava il regolamento alla sua classe e ai suoi vezzi. Memorabile il teatrino con Gigi Riva nel corso di un celeberrimo Juventus-Cagliari 2-2, l'anno dello scudetto del Cagliari. Rigore per la Juve dubbio, sbagliato, fatto ripetere e realizzato. Riva, furibondo: «Mi dica cosa devo dirle per farmi espellere». Lo Bello, serafico: «Tranquillo, Gigi». Rigore per il Cagliari, dubbio e realizzato. Lo Bello, caustico: «Contento, Gigi?». Riva, sollevato: «Sì, ma se lo sbagliavo?». Lo Bello, giulivo: «Te lo avrei fatto ripetere».

    Dopo Lo Bello, Pierluigi Collina: un altro che non tollerava intrusi, scortato nella sua ascesa dalle prime, fameliche moviole. Correggeva i guardalinee, arringava le panchine, allungava gli intervalli. Un protagonista assoluto, a cena con Meani e sotto l'ombrello di Perugia. L'arbitro del Duemila non sarà più né Lo Bello né Collina, darà ordini e ne prenderà.

    La scintilla è di Michel Platini, attuale presidente dell'Uefa. All'arbitro centrale non rimane, dunque, che l'ultima parola. Non è poco, ma non sarà più tutto.

    di Roberto BECCANTINI