ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Roberto Beccantini

    Da Luis Enrique a Zeman l’orologio s’è rotto

    Tu chiamale, se vuoi, lezioni. Un conto sono le domande dei giornalisti, un conto le risposte del campo. Reduce dagli stenti fiorentini, la Juventus ha sbranato la Roma di Zdenek Zeman così come, la scorsa stagione, aveva divorato la Roma di Luis Enrique: 4-0, 4-1. Il calcio non è una scienza e non è una riffa, vive di pulsioni e di dettagli.

    Non può, però, essere una coincidenza - e per me non lo è - che i combattimenti Conte contro Luis Enrique e Conte/Carrera contro Zeman siano finiti allo stesso modo. La Juventus corre senza palla, che nel calcio è una fase delicata e, spesso, cruciale. La Roma no, la Roma ha continuato a palleggiarsi addosso, e a muoversi leziosa, pretenziosa, arrogante: sia con l'hidalgo in panchina, sia con il boeme a cassetta.

    Non mi stancherò di ripeterlo: quando si gioca ogni tre giorni, il rischio di essere tamponati dai risultati resta forte. La propaganda può arrivare fino a un certo punto, poi, come la safety car nei gran premi di Formula 1, si scansa. Il successo di San Siro, con l'Inter, mi aveva spinto a investire un pugno di aggettivi sulla nuova Roma. Così imparo. Vi riporto un concetto fondamentale espresso da Daniele De Rossi: «Sembrava che loro (gli juventini) corressero meno di noi perché correvano meglio». Ecco qua un concreto elemento di analisi.

    Ho l'impressione che Zeman abbia fatto il suo tempo. Capita a tutti, prima o poi. Rimane uno straordinario maestro di calcio, come ha confermato a Pescara, con la promozione in serie A, il miglior attacco e il lancio di Ciro Immobile, Lorenzo Insigne e Marco Verratti. Non cambierà mai, Zdenek, anche se attorno a lui è cambiato il calcio.

    Ripeto: le due ultime edizioni di Juventus-Roma non sono state decise da episodi. Sono durate un tempo: che proprio la stessa cosa non è. Il nostro campionato è un laboratorio molto tattico, non più all'avanguardia sul piano tecnico, ma brullo, intricato, misterioso: una selva, non un giardino. La Juventus di Conte & Carrera ha trovato la quadra, Luis Enrique si è arreso colpito alla schiena dal pugnale che più aborre: il contropiede. Zeman non ha la rosa di Conte, per carità, ma ogni volta che la squadra sbatte contro un problema, la soluzione diventa crisi: è successo con il Catania, il Bologna e la Sampdoria all'Olimpico. Non è successo soltanto al Meazza, dopo il pareggio di Cassano.

    La difesa arranca, il centrocampo non pressa, gli attaccanti non danno profondità. Non c'era più Alessandro Del Piero (38 anni a novembre), c'era ancora Francesco Totti (36 anni giovedì scorso): sapete com'è andata. Soltanto un caso? Nessuno ha chiesto lo scudetto, alla Roma. Nella griglia estiva l'avevo collocata al quarto posto, dietro Juventus, Napoli e Inter, davanti al Milan. Dicono che i rapporti Zeman-De Rossi non siano proprio idilliaci: capitan Futuro tirava la volata a Vincenzo Montella. Siamo appena alla sesta giornata. Molto può ancora succedere. Fondamentale sarà il ruolo della società, da Franco Baldini a Walter Sabatini. Zeman non va lasciato solo.

    di Roberto BECCANTINI