ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Roberto Beccantini

    E’ un derby povero, più Inter che Milan

    E' un derby strano, quello che nasce all'ombra di una classifica così poco bauscia. Il calendario recita Milan-Inter e non ricordo un appello ai tifosi - distratti? delusi ? - perché non disertino San Siro. Inter e Milan vi si accostano con lo status di (ex) grandi squadre che le necessità di bilancio hanno normalizzato: Moratti, a rate; Berlusconi, in un colpo. Tra l'Inter, terza, e il Milan, undicesimo, ballano cinque punti. I cantieri sono ancora aperti, Stramaccioni è passato alla difesa a tre, Allegri ha mollato il 4-3-3 per un 4-2-3-1 più adeguato alle esigenze strutturali e ai requisti dei singoli. Nell'Inter, il più brillante è un ex milanista: Cassano. Nel Milan, il cambio di modulo è costato il posto a un ex interista, Pazzini.

    L'Europa ha agitato la vigilia. La vittoria di San Pietroburgo ha ribadito quanto, oggi, El Shaarawy abbia il piede caldo. I suoi gol non sono mai leggeri: doppietta al Cagliari, provvisario pareggio di Udine, provvisorio vantaggio a Parma, secondo in Russia. Non è la prima volta che il Milan comincia alla grande: i primi dieci minuti a Udine, i primi venti di mercoledì. Sono tracce che tali non devono restare. Con lo Zenit, il Milan è stato fortunato (due autogol) e Abbiati il migliore in campo per chilometri nonostante l'uscita sbagliata sul due a due. Nessun dubbio che la vittoria faccia morale e classifica. Per il salto di qualità, serve però un gioco meno nebbioso; urgono un Montolivo più radar e un Boateng meno anarchico. In difesa si naviga a vista. Il Milan ha ripreso a studiare e questo, dopo i triboli di settembre, è già qualcosa.

    L'Inter ha perso Sneijder e aspetta sempre Palacio. La trasferta in Azerbaijan è stata faticosa ma dolce. Stramaccioni l'ha gestita in funzione derby, dal sistema di gioco al turnover. Gol freschi, gol giovani: Coutinho, 20 anni, Obi, 21, Livaja, 19. Buon segno.

    I nerazzurri hanno ritrovato gamba e fiducia; fatte le debite proporzioni, di impiego e di ruolo, Coutinho sta all'Inter come El Shaarawy al Milan. Il brasiliano aveva già «aperto» la Fiorentina.  Appena può, la squadra pratica transizioni fulminanti: dipende dall'avversario che trova, e dallo spazio che le lascia.

    Le milanesi hanno subìto lo stesso numero di gol (6), l'Inter ne ha realizzati tre in più (10 a 7). I tiratori scelti, con 4 reti, sono Cassano e El Shaarawy. Allegri, lui, ha sempre in sospeso i casi Robinho e Pato, dispersi o persi alla causa. Non mi attendo un derby scintillante, a meno che un episodio non lo accenda. Al Milan non dispiace fare la prima mossa (Udine, San Pietroburgo). L'Inter non ha di queste fregole: con la Fiorentina ha dato il meglio di sé giocando di rimessa, dopo il rigore di Milito. I centrocampi sono gonfi di mediani, come orchestre senza direttori. Inutile avventurarsi in archivio: fra traditi e traditori, troveremmo troppi motivi per essere malinconici.

    Sulla carta, più Inter che Milan. Anche se in queste circostanze, spesso, gli indizi conducono al pareggio: come male minore, come sintesi di limiti manifesti, come simbolo di uno scorcio non proprio felice, come cerotto sull'orgoglio ferito.