
E' un derby strano, quello che nasce all'ombra di una classifica così poco bauscia. Il calendario recita Milan-Inter e non ricordo un appello ai tifosi - distratti? delusi ? - perché non disertino San Siro. Inter e Milan vi si accostano con lo status di (ex) grandi squadre che le necessità di bilancio hanno normalizzato: Moratti, a rate; Berlusconi, in un colpo. Tra l'Inter, terza, e il Milan, undicesimo, ballano cinque punti. I cantieri sono ancora aperti, Stramaccioni è passato alla difesa a tre, Allegri ha mollato il 4-3-3 per un 4-2-3-1 più adeguato alle esigenze strutturali e ai requisti dei singoli. Nell'Inter, il più brillante è un ex milanista: Cassano. Nel Milan, il cambio di modulo è costato il posto a un ex interista, Pazzini.
L'Europa ha agitato la vigilia. La vittoria di San Pietroburgo ha ribadito quanto, oggi, El Shaarawy abbia il piede caldo. I suoi gol non sono mai leggeri: doppietta al Cagliari, provvisario pareggio di Udine, provvisorio vantaggio a Parma, secondo in Russia. Non è la prima volta che il Milan comincia alla grande: i primi dieci minuti a Udine, i primi venti di mercoledì. Sono tracce che tali non devono restare. Con lo Zenit, il Milan è stato fortunato (due autogol) e Abbiati il migliore in campo per chilometri nonostante l'uscita sbagliata sul due a due. Nessun dubbio che la vittoria faccia morale e classifica. Per il salto di qualità, serve però un gioco meno nebbioso; urgono un Montolivo più radar e un Boateng meno anarchico. In difesa si naviga a vista. Il Milan ha ripreso a studiare e questo, dopo i triboli di settembre, è già qualcosa.
L'Inter ha perso Sneijder e aspetta sempre Palacio. La trasferta in Azerbaijan è stata faticosa ma dolce. Stramaccioni l'ha gestita in funzione derby, dal sistema di gioco al turnover. Gol freschi, gol giovani: Coutinho, 20 anni, Obi, 21, Livaja, 19. Buon segno.
I nerazzurri hanno ritrovato gamba e fiducia; fatte le debite proporzioni, di impiego e di ruolo, Coutinho sta all'Inter come El Shaarawy al Milan. Il brasiliano aveva già «aperto» la Fiorentina. Appena può, la squadra pratica transizioni fulminanti: dipende dall'avversario che trova, e dallo spazio che le lascia.
Le milanesi hanno subìto lo stesso numero di gol (6), l'Inter ne ha realizzati tre in più (10 a 7). I tiratori scelti, con 4 reti, sono Cassano e El Shaarawy. Allegri, lui, ha sempre in sospeso i casi Robinho e Pato, dispersi o persi alla causa. Non mi attendo un derby scintillante, a meno che un episodio non lo accenda. Al Milan non dispiace fare la prima mossa (Udine, San Pietroburgo). L'Inter non ha di queste fregole: con la Fiorentina ha dato il meglio di sé giocando di rimessa, dopo il rigore di Milito. I centrocampi sono gonfi di mediani, come orchestre senza direttori. Inutile avventurarsi in archivio: fra traditi e traditori, troveremmo troppi motivi per essere malinconici.
Sulla carta, più Inter che Milan. Anche se in queste circostanze, spesso, gli indizi conducono al pareggio: come male minore, come sintesi di limiti manifesti, come simbolo di uno scorcio non proprio felice, come cerotto sull'orgoglio ferito.
