
Piano col dire che Real e Barcellona sono troppo forti perché troppo scarse le altre di Spagna. Prendendo in esame le ultime dieci edizioni di Coppa Uefa/Europa League, emerge un dato netto. Gli spagnoli ne hanno vinte cinque, la metà esatta: Valencia 2004, Siviglia 2006 e 2007, Atletico Madrid 2010 e 2012. Non solo: nel 2007 e la scorsa stagione, le finali furono derby (Siviglia-Espanyol; Atletico Madrid-Athletic Bilbao).
Se dalla Spagna al Portogallo il passo geografico è breve, occhio a non trascurare il livello del calcio portoghese. Il Porto ha conquistato la Coppa Uefa nel 2003, la Champions League nel 2004 e l'Europa League nel 2011, dopo aver battuto in finale quello Sporting Braga che ha appena eliminato l'Udinese dai preliminari di Champions.
L'alibi dei debiti e l'invasione degli sceicchi reggono fino a un certo punto. Non vinciamo la Coppa Uefa dal 1999 (Parma), e l'ultima semifinalista risale al 2008 (Fiorentina). Ne esce una fotografia imbarazzante del nostro ceto medio. La vigilia di Udinese-Sporting Braga grondava di una fiducia sinceramente esagerata. Come eccessivo è stato caricare i moschetti e puntarli al petto di Maicosuel. Il suo cucchiaio è il dito che indica le stelle, non le stelle. Le stelle sono la superiorità manifestata dallo Sporting tra andata e ritorno. Nel ranking Uefa, d'ora in poi dovremo guardarci proprio dai portoghesi, il cui limite storico è sempre stato la carenza di uomini-gol. In principio fu Eusebio, poi Cristiano Ronaldo: polvere da sparo. In mezzo, barili e barili di polveri bagnate.
Giù le mani da Maicosuel. Immagino che avesse letto sui giornali le serenate dedicate ai cucchiai di Francesco Totti nel 2000 e Andrea Pirlo in giugno. Non uno di noi che ne avesse censurato la scelta, l'azzardo, la cavolata andata a buon fine. Al contrario: ma che coraggio, ma che segnale forte, ma che bravi. Maicosuel si è fidato della sua pistolaggine e della nostra coerenza. La miscela, esplosiva, ha prodotto quel popo' di telefonata al portiere nell'occasione meno indicata.
Al diavolo le attenuanti generiche. Ogni anno, la famiglia Pozzo smonta l'Udinese: in Italia, tutto fa brodo; in Europa, il brodo non è tutto. Lo sconforto di Francesco Guidolin fa il paio con la supeficialità cialtrona di coloro che considerano l'Europa League una seccatura e, sotto sotto, tifano per uscirne in fretta.
Il secondo posto della Nazionale prandelliana agli Europei rimane un miracolo. D'improvviso, e sul filo del paradosso, il livello del calcio italino si rivela superiore agli standard del campionato italiano, saccheggiato e vilipeso. In Champions League, l'unica riserva di caccia che placa i nostri sensi, siamo precipitati da quattro squadre a due. Gli indizi cominciano a essere troppi: sveglia.
