
Avevo pronosticato la Spagna campione, anche se in termini non così netti, così mortificanti (per noi). Cesare Prandelli è riuscito a portare l'Italia al di là dei pronostici, ma non oltre l'unica Nazionale che, dal 1° luglio, può fregiarsi di una tripletta storica: Europeo, Mondiale, Europeo. Non c'è stata partita. Hanno vinto i migliori. Hanno vinto coloro che, a Danzica, non erano sembrati tanto marziani, tanto lontani: anzi. Del Bosque se l'è giocata senza punte di ruolo, spiazzandomi. Dopo il pareggio del 10 giugno avevo scritto che, rinunciando a Fernando Torres, ci aveva dato una mano: e adesso? Mi ha dato una lezione.
Erano stanchi, gli azzurri, stanchi e scarichi. Sotto di due gol dopo quaranta minuti, e in dieci dopo un'ora (cambi esauriti, Thiago Motta k.o.). Troppa differenza. Pirlo in gabbia, Balotelli pure, difesa isolata: non vorrei che l'ItalJuve, innalzata a simbolo di tutte le galassie, venisse retrocessa a squadra di pellegrini. Se la Spagna è stata il massimo, l'Italia ha dato il massimo: stiamo parlando di un secondo posto; fuor di statistica, di un mezzo miracolo. Ricordate quello che ci raccontavamo attorno al bivacco del 3-0 inflittoci dai russi? Siamo seri, per favore.
Xavi, Iniesta e Xabi Alonso ci hanno ucciso a metà campo. Tutto è nato e finito lì. La mia favorita era la Germania. Felicissimo di essermi sbagliato. La Spagna, non dimentichiamolo, si era sottratta al vile biscotto con i croati, ritrovandosi in finale la mancata vittima della sua mancata slealtà. Il torello sonnifero che, con i portoghesi, mi aveva addormentato, è tornato, d'improvviso, mortifero. Uno spettacolo. E attenzione ai numeri: nelle dieci partite a eliminazione diretta disputate fra Europeo 2008, Mondiale 2010 ed Europeo 2012 le furie non hanno incassato nemmeno un gol. Ripeto: zero su dieci. A conferma di un equilibrio tra difesa e attacco superiore a ogni tipo di analisi, a ogni genere di cavillo.
E' stata, e rimane, una Spagna più Federer che Nadal, più pittura che scultura. Avremmo dovuto pressarla, stuzzicarla, farle paura. Fabregas, il migliore, ha spedito in gol David Silva e Jordi Alba (segnatevi questo nome). Ci hanno fatto a pezzi prima che cominciassimo a perdere i pezzi. Per la sesta volta, nell'arco di quattordici edizioni, l'Europa ha incoronato un Paese latino. E per la prima in assoluto, ha applaudito una doppietta: Spagna 2008 e 2012. Spero che l'Italia sappia godere della sua avventura, del suo risultato. Lo spero, ma ne dubito. Già sento, in lontananza, il tintinnio di Scommessopoli.
