ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Roberto Beccantini

    Juventus in Champions, sono davvero curioso

    L'ultima volta in Champions, fu l'8 dicembre 2009: Juventus-Bayern 1-4. Per accedere agli ottavi, sarebbe bastato un pareggio. Segnò Trezeguet, sembrava fatta. Col cavolo. I panzer chiamarono il cameriere, ordinarono e banchettarono allegramente. Quella notte, si spense la Juventus e si accese il Bayern di Van Gaal, poi finalista a Madrid e secondo soltanto all'Inter di José Mourinho.

    Sono passati quasi tre anni. La Juventus è stata rifondata. Della formazione anti-Bayern, sono sopravvissuti Buffon, Caceres, Giovinco e Marchisio: quattro in tutto. E' diverso l'allenatore, da Ferrara a «Contecarrera»; e diverso è persino lo stadio nel quale la Signora disputerà le partite casalinghe: dal «Comulimpico» all'arena di proprietà.

    Il Chelsea di mister Di Matteo ha conquistato la Champions praticando un calcio molto più «italianista» del gioco che predica Conte, il cui 3-5-2 si basa sull'occupazione militare del territorio. In assenza di riferimenti precisi, vado a braccio. Credo che la Juventus supererà la fase a gironi, punto. Tutto il resto andrà verificato di rivale in rivale. Storicamente, la Juventus soffre l'eliminazione diretta: e questo, più a livello psicologico che sul piano tattico o tecnico.

    I campioni sono reduci dalla fiammeggiante rimonta di Marassi, là dove le esigenze spicciole hanno costretto pilota e co-pilota a richiamare d'urgenza fior di titolari, da Asamoah a Vucinic. Con l'Europa non si scherza, i pedaggi sono mobili, ambigui, infìdi. Sì, sono curioso. Il Chelsea ha perso Drogba, la Juventus non ha trovato il suo. A Hazard, Torres, Lampard la Juventus opporrà la sua orchestra, il cui direttore, Pirlo, attraversa un periodo un po' così; e Pirlo è la bacchetta, non un sedicente Toscanini reclutato nel loggione. All'estero, la fisicità si sposa alla tecnica, non come da noi, costretti - oggi, soprattutto - a cibarci di mediocrità. La Juventus dovrà rispondere anche «di corpo», non solo «di squadra».

    Sarà la Juventus, immagino, a caricarsi il peso della partita. Il Chelsea la attenderà al varco, a maggior ragione dopo l'esito della gita a Montecarlo, che Di Matteo aveva programmato per verificare se ci fosse un'altra via al mordi e fuggi della casa. Morale: Atletico Madrid quattro, Chelsea uno. Evidentemente, non c'era. Ecco: so di dire una banalità, ma a Conte manca proprio un Radamel Falcao (non solo a lui, per carità). In campionato, la Juventus le ha vinte tutte, le scommesse: dalla difesa a Mirko Vucinic. La Champions è giungla, non giardino.  L'effetto «stranieri» altera e allontana il secondo posto della Nazionale dal cuore del problema. Juventus, via la maschera.

    Di Roberto BECCANTINI