ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Roberto Beccantini

    Le due spine della Juventus europea

    La prima Juventus di Champions ha recuperato due gol al Chelsea e sollevato due problemi: Andrea Pirlo e Sebastian Giovinco. Pirlo è stato sempre soluzione, mai problema; e nel suo ruolo, resta unico: per questo, gli avversari lo accerchiano, lo soffocano. Roberto Di Matteo l'ha fatto con Oscar, doppietta e marcatura spietata, italianissima. La squadra di Conte & Carrera è stata squadra comunque, al prezzo di non trascurabili rischi: non tanto o non solo l'uno-due del brasiliano, quanto la sensazione che, oscurato il radar, la torre di controllo faticasse a disciplinare decolli e atterraggi.

    Un altro Pirlo non c'è. O meglio: c'era, ma è finito a Parigi. Marco Verratti. In prospettiva, si parla bene di Paul Pogba, classe 1993. Si potrebbe accentrare Kwadwo Asamoah, e ci sarebbe pure Luca Marrone, 22 anni: ogni cosa a suo tempo, mormorano i bene informati. E allora? A sostituire Pirlo devono per forza provvedere i compagni, a cominciare da Arturo Vidal e Claudio Marchisio. Meglio, se si applicano anche gli esterni; meglio ancora se ci pensa la fabbrica tutta, con movimenti sincroni e rotte alternative.

    Pirlo viene da una stagione eccezionale e da acciacchi assortiti. Il doppio binario campionato-Champions logora. Il pareggio di Stamford Bridge lucida il morale, a patto di non perdere l'equilibrio. La Juventus era andata sotto anche a Marassi, là dove Pirlo aveva sofferto il pressing dei rivali (per un'ora, almeno). Come il Chelsea, il Genoa l'ha avuta un pugno. Siamo a inizio rodeo, gli alti e bassi sono fisiologici. E poi: più una squadra è grande, più sa camuffare le flessioni dei suoi totem.

    C'è poi il caso Giovinco. E' alto un metro e sessantaquattro, sei centimetri meno di Eden Hazard, cinque meno di Leo Messi. Conte è stato chiaro: la spalla di Vucinic sarà Giovinco, e così è stato a Pechino, con il Parma, a Udine, a Genova e a Londra. Bottino: due gol contro l'Udinese in dieci e un palo domenica. Nessun dubbio che Giovinco, 25 anni compiuti a febbraio, abbia talento. Il limite è la leggerezza: ogni volta che provava a liberarsi di John Terry e della sua cricca, veniva letteralmente schiacciato, spazzato, sbranato. In Italia, la fisicità esiste, e come, non però a livelli così tosti. Per farsi beffa delle travi, una pagliuzza come Giovinco non può che usare la lama del dribbling e lo scudo del carattere.

    Rispetto a Pirlo, la differenza è che, sul fronte Giovinco, le alternative non mancano. Fabio Quagliarella, per esempio. E' entrato, ha firmato il pareggio e scheggiato la traversa. Poi ci sono Alessandro Matri e Nicklas Bendtner: non proprio lo stesso ruolo, d'accordo, ma un modo di porsi che integra e mitiga le fregole turistiche di Mirko Vucinic, sempre nel cuore nell'azione anche se quasi mai nel cuore dell'area.

    Quagliarella, lui, è un attaccante mobile, dal fiuto colto e le traiettorie pazzesche. Prima o seconda punta, in base alle esigenze. Giovinco non merita processi. I compagni, però, meritano progressi.

    ROBERTO BECCANTINI