ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Roberto Beccantini

    Non chiamatelo “Frate Massimo”

    Al di là del caso Vieri, molto grave, e in attesa che vengano tagliati i nodi De Santis e Moggi, ancora più gravi, il problema riguarda sempre la voragine lasciata da Calciopoli. Spionaggi illegali, l'argomento scotta. La giustizia è pregata di fare il suo corso, ma non, possibilmente, sull'aria della pucciniana «Madama Buterfly»: «Un bel dì, vedremo levarsi un fil di fumo». Un fil di fumo? No, grazie: abbiamo già dato.

    Non discuto, tornando alla calda estate del 2006, le responsabilità della Juventus, e le relative sanzioni in ambito sportivo, soprattutto se l'associazione a delinquere inflitta a Giraudo e Moggi dovesse mai «resistere» in appello; contesto il percorso netto di Carraro, i buffetti al Milan, lo scudetto regalato all'Inter e, sempre a proposito di Inter, lo scandalo delle telefonate scomparse in base alle quali, secondo il procuratore Stefano Palazzi, la società nerazzurra avrebbe dovuto rispondere di illecito sportivo (articolo 6, Giacinto Facchetti) e slealtà sportiva (art. 1, Massimo Moratti). Auricchio, dico a lei.

    Ogni tifoso coinvolto fissa il suo podio; e sin qui, nulla di male. Quello che mi disturba è la patente di santità che gli interisti si tramandano di tabulato in tabulato, neanche fossero fraticelli. Il procuratore Antonio Ingroia ha parlato di «squadra della legalità». Prego? Riassumo per sommi capi: passaporto di Recoba, patteggiamento di Oriali, bilanci borderline, intercettazioni omesse (por qué?), dossieraggi misteriosi e illegali, dossier Nucini, il nome di Facchetti speso nei nodi cruciali, sia prescritti sia pendenti. Tutto o quasi per legittima difesa, naturalmente.

    Non è facile districarsi tra le schede svizzere di Luciano (Moggi) e gli schedati italiani di Giuliano (Tavaroli), però non è che nel 2006 Moratti e Facchetti andassero all'asilo. E comunque, basta con 'sta storia del «celopurismo» di Massimo contrapposto al «celodurismo» di Andrea, che sbaglia a dare retta ai tifosi (stelle, sistema dittatoriale e menate assortite) ma fa bene a portare avanti, nelle sedi opportune, le cause che ritiene giusto portare avanti. La perenne contrapposizione guardie-ladri mi sembra oggettivamente forzata e faziosa. A Moratti piace che lo specchio rifletta l'immagine di una società onesta, pura, vergine, ma se al cuore (e a Tavaroli) si può comandare, allo specchio no: comanda lui.

    Il vangelo recita «Scagli la prima pietra chi è senza peccato», e non chi ne ha commessi di meno. Andate in pace.

    ROBERTO BECCANTINI