
Era il 28 settembre quando il Consiglio federale della Figc ha confermato Stefano Palazzi per altri quattro anni. A leggere il commento che Ruggiero Palombo gli dedicò sulla «Gazzetta» del giorno dopo, non era una «cattiva notizia». Premesso che in giro c'è di peggio - come notizie, intendo - per me lo era e lo rimane. Nulla di personale con o contro Palazzi; e nemmeno con o contro il suo spirito di servizio. Quello che non mi va giù è l'egocentrismo che ne ha caratterizzato, e continua a marchiarne, le mosse.
Ribadisco: se si pensa che, cambiando Palazzi, cambi tutto, siamo fuori strada; e di chilometri, non di metri. Prima, bisogna cambiare lo scheletro della giustizia sportiva e la testa degli italiani, che la scoprono esclusivamente allorché entra in rotta di collisione con la squadra del cuore. Detto ciò, credo che Palazzi e il palazzismo abbiano fatto il loro tempo. Allarma, nel suo metodo di lavoro, la differenza di velocità, quella filosofia del ritardo che spesso ne coinvolge (o sconvolge) le indagini. Prendete Aurelio de Laurentiis e Antonio Conte: deferiti a ottobre per atti o sparate che risalgono ad agosto. Suvvia.
Ma questo sarebbe il meno. Il più riguarda lo zig-zag di Scommessopoli. In attesa della partitissima di sabato 20 ottobre fra Juventus e Napoli, chiuso il filone Juve rimane aperto il dossier Napoli relativo alla tentata combine di Sampdoria-Napoli 1-0 del 16 maggio 2010, con la confessione di Gianello, le ipotetiche omesse denunce di Cannavaro e Grava, l'eventuale responsabilità oggettiva del club. Per tacere del fascicolo Lazio e del caso Mauri. Se l'è chiesto Palombo, ce lo chiediamo tutti: cosa aspetta Palazzi? Siamo appena alla settima giornata, ma il calcio italiano è una polveriera, i ritardi e le omissioni sono nodi che potrebbero venire al pettine più avanti, magari in primavera, quando anche le pagliuzze peseranno come travi.
Presunzione d'innocenza per tutti, naturalmente. Occhio, però, a non seminare sospetti, a non lasciare cerini sul tavolo, i piromani non aspettano altro. Palazzi accentra troppo, lo sa ma non riesce proprio a curarsi. E' più forte di lui. Per deferire o non deferire De Laurentiis e Conte, preso atto della diserzione pechinese e della sparata torinese, sarebbe stato sufficiente il terzo o il quarto del «ranking» federale, non il numero uno. Palazzi procede per guizzi, velocissimo all'epoca di Calciopoli, e comunque non con l'Inter, tartarughesco in piena Scommessopoli.
Tranquilli: Palazzi non gode a infierire sui Pesoli che l'agenda gli consegna. Al di là dell'avanti adagio, molto adagio, delle varie procure (Bari, Cremona, Napoli), Palazzi avrebbe potuto e dovuto essere più ligio ai doveri di «contemporaneità». Sono i suoi scarti che inquietano, le sue soste ai box che imbarazzano. Collaboratore della Figc dal 1990, responsabile della procura federale dal 2005: non sarebbe ora di aprire le finestre e cambiare aria?
