Delle ultime undici partite, la Nazionale di Cesare Prandelli ne ha vinte soltanto tre, con l'Irlanda di Giovanni Trapattoni, la Germania e Malta. Non solo: il secondo posto agli Europei - straordinario in rapporto alle premesse della vigilia e alle promesse della rosa - è stato conseguito con due successi in sei gare. Tra Sofia e Modena, per tornare all'attualità, abbiamo raccolto più punti (quattro) che gioco.
Se a tutto ciò aggiungiamo il tracollo casalingo della Under 21 di Devis Mangia contro l'Irlanda del Nord (2-4), ne esce un quadro che non induce all'ottimismo. D'accordo: non siamo un Paese da amichevoli, da eliminatorie, da scarti obesi, anche se in passato qualche «cappotto» ci riusciva. Siamo un Paese di mezzo, democristiano in tutto, tranne che nel calcio. Nel calcio, l'equilibrio critico viene considerato un prezzo, e non un valore. Fino a martedì, alcuni inneggiavano al modo in cui Prandelli allenava la Nazionale: «come se fosse una squadra di club». Oggi, gli stessi rinfacciano al ct che la Nazionale non è una squadra di club. C'è chi tifa per il trequartista e chi no. Dal giorno del debutto (Londra, 10 agosto 2010: Italia-Costa d'Avorio 0-1), Prandelli ha alternato 58 giocatori, trentadue dei quali esordienti assoluti, da Amauri a Insigne. Sul piano tattico, ha mescolato 4-2-3-1, 4-3-3, 4-3-1-2 e 3-5-2. Laboratorio Italia.
Ai Mondiali del 2014, sempre che ci si qualifichi, Gigi Buffon avrà 36 anni, Andrea Pirlo 35, Daniele De Rossi 31, Claudio Marchisio 28. Ho citato i quattro moschettieri. La bocciatura di Diamanti trequartista - o del trequartista in generale - non mi ha sorpreso. Prima di Diamanti, erano stati impiegati Mauri, Aquilani, Montolivo, Thiago Motta e, a sprazzi, Giovinco. Il convento, in quel ruolo, non passa molto. E non passa molto neppure fra i terzini (tornerà Criscito, immagino) e nella posizione, cruciale, di vice Pirlo. Aspettando Verratti.
In attacco, Prandelli ha perso la coppia che aveva sposato, Giuseppe Rossi-Antonio Cassano. Il recupero primaverile di Cassano è stato un cerotto leggero. Mario Balotelli è la classica bomba che può esplodere sul bersaglio ma anche in mano. Le bollicine di Lorenzo Insigne cosa nascondono, gazzosa o champagne? Tempo al tempo. La finale con la Spagna, tanto per rinfrescare la memoria, risale al 1° luglio. Di reduci, al Braglia, ce n'erano cinque: Buffon, Barzagli, Bonucci, Marchisio, Pirlo. Non navighiamo nell'oro, si sa: e con i giovani ci vuole pazienza, si sa (forse).
Troppo miele dopo Kiev, troppo fiele dopo Modena. Calma. L'importante è che Prandelli non confonda l'eclettismo con il cambiare per cambiare: porta al complesso del labirinto, dal quale uscire non è mai semplice. Se si esclude la Spagna (per quanto?), siamo tutti in gruppo. La Nazionale tornerà a ottobre. Le società la considerano una solenne rottura, per nulla addolcite dai generosi indennizzi che la Fifa ha deciso di sganciare. Se i soldi non puzzano, campionato e Champions profumano.

