ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Roberto Beccantini

    Sarebbe vigliacco cacciare Allegri

    Massimiliano Allegri resta, e ci mancherebbe pure che fosse lui, o soltanto lui, a pagare. E' un buon allenatore non il genio che si millantava a Milanello. Con Zlatan Ibrahimovic, ha raccolto un primo e un secondo posto. Proprio lo svedese l'ha indotto in tentazione: faceva il centravanti e il trequartista, esaltava il machismo di Kevin Prince Boateng, un apolide, e portava la ditta di Antonio Nocerino al clamoroso fatturato di dieci gol, uno in più di Claudio Marchisio. Ibra arretrava e dettava il lancio o l'uno-due. Occupava spazio, ne procurava. E poi Thiago Silva, Alessandro Nesta, Antonio Cassano, eccetera eccetera. In pratica, uno squadrone. Azzerato. Cancellato.

    Di suo, Allegri ci ha messo la sinistra indifferenza verso Andrea Pirlo: Un errore tre volte grave: 1) perché Pirlo ha rafforzato la Juventus; 2) perché il sostituto, Mark Van Bommel, era tutt'altro giocatore; 3) perché, alla fine della giostra, con la rinuncia a Van Bommel si è ripartiti da zero. Licenziare Allegri sarebbe un atto di ordinaria vigliaccheria. E' stato Silvio Berlusconi a chiudere i rubinetti e ordinare l'indietro tutta. E' stato Adriano Galliani a reclutare Nigel De Jong, spacciandolo per un colpo grosso. Come ha dimostrato anche a Udine, al di là degli episodi e delle due espulsioni, il Milan, oggi, non è più una  grande squadra: è una squadra. Dopo il rientro di Riccardo Montolivo, all'appello non mancano che Robinho e Pato. Auguri.

    Non è questione di modulo, è questione di talento. La società vigila, ma è proprio dentro (e sotto) di lei che qualcosa pericolosamente si muove. Barbara Berlusconi versus Adriano Galliani non è più una semplice insegna o un fastidioso ronzìo. Chi comanda chi, a debita distanza dal Cavaliere, comincia a essere una domanda che si pongono persino i più incalliti milanologhi. Galliani incarna la tradizione, la continuità; la figlia del principale, un'ipotesi di futuro (ma quale? e con che budget?).

    La stessa baruffa tra Allegri e Inzaghi è stata impaginata come peggio non si sarebbe potuto, vai a sapere su dritta di chi (Adriano? Barbara? Silvio?). Una smentita è una notizia pubblicata due volte, soleva ripetere quel raffinato giornalista di Mario Missiroli. Peggio ancora, una smentita camuffata da pace: come quella, appunto, organizzata intorno all'ormai celeberrimo scambio di vaffa che, mercoledì scorso, aveva coinvolto l'allenatore in carica e l'allenatore in pectore.

    L'impegno non manca, al Milan. E nessuno rema contro il mister. Dare più spazio a Bojan, perché no: potrebbe essere un'idea. Il problema resta la gestione tattico-emotiva delle emergenze. Ma sarebbe scandaloso, ripeto, se pagasse solo Allegri. Le responsabilità dell'ultimo Galliani non sono meno lievi. Prendete questo Milan. Questo, dico: senza Ibra e la tribù deportata in estate. Con Pirlo in regia, però. Solo con lui in più. Galliani avrebbe dovuto legarlo, Allegri. Rinunciare a Pirlo. Tutto cominciò da lì.

    Di Roberto BECCANTINI