ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Roberto Beccantini

    Chiedo un minuto di silenzio

    Propongo un minuto di silenzio in onore e alla memoria del silenzio. Non perché sia morto qualcuno, ma perché possa nascere qualcosa. Sabato comincia il campionato e tutti, per giustificare le arrampicate sul pulpito, parlano di «rumore dei nemici». José Mourinho ha lasciato un vuoto e un vocabolario. Ci sono volute le Olimpiadi e gli strilli dei sedicenti eredi per allontanarne l'audio dall'estate del nostro fermento.

    Vi domando, sul serio: perché in Italia il silenzio viene considerato uno strumento ambiguo? Perché, se John Elkann non risponde a Zdenek Zeman che ha parlato di Antonio Conte che non parla in attesa di parlare (tiro a indovinare) di Walter Mazzarri che ha replicato ad Andrea Agnelli che aveva chiosato l'ultima di Massimiliano Allegri eccetera eccetera: perché, di grazia, se un dirigente (o un allenatore o un giocatore) si avvale della facoltà di non rispondere passa per colpevole, lassista, senzapalle (tutto attaccato), complice, coda di paglia, pagliaccio, zerbino, ostaggio, succube? Alla Mourinho: por qué?

    Gradirei una risposta. La libertà d'opinione è un diritto, ma non un dovere. L'urlo e l'invettiva sono valori da maneggiare con cautela, affinché possano affondare l'unghia del dissenso nella carne viva delle dispute. Se però si urla sempre, il motivo diventa un «motivetto», e tutto finisce sui giornali e, di lì, nel cestino della carta.

    Se uno mi attacca e io lo ignoro, per questo sono un codardo? Mi piacerebbe conoscere il vostro parere. Come la storia delle dimissioni. L'ultimo ad averne manifestato il desiderio (postumo) è stato Mazzarri. Mai uno, però, che vada oltre. Maurizio Beretta è presidente dimissionario della Lega di serie A da mesi: appeso a una scrivania, invece che a un muro, prende ordini fingendo di darli. Contento lui.

    Ma il silenzio è davvero così turpe, così vigliacco, così prono? Butto lì i confini entro i quali scannarci. Da una parte, Seneca: «Da un uomo grande c'è qualcosa da imparare anche quando tace». Dall'altra, Anna Frank: «La verità è tanto più difficile da sentire quanto più a lungo la si è taciuta». Non escludo di essermi allargato, però volevo rendere l'idea e, soprattutto, lanciare un messaggio. Abbiamo bisogno di riferimenti, non di deferimenti: il bla-bla-bla isterico conduce alla pancia del web, non al cuore del problema. Il silenzio aiuterebbe anche a selezionare gli argomenti che viceversa, strillati, sembrano tutti uguali. Insomma: cosa ne pensate?