ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Roberto Beccantini

    Vi racconto i miei Europei

    Ho avuto la fortuna di seguire otto Europei, dal 1980 al 2008. Ecco, in ordine cronologico, le mie cartoline.

    1980. Torino, Inghilterra-Belgio. L'impatto dei primi hooligans. Teppaglia a piede libero, le prove generali dell'Heysel (cinque anni dopo). Giocatori: Horst Hrubesch, l'armadio della Germania. Sua la doppietta al Belgio, nella finale di Roma. Il tipico centravanti uscito dalle lavagne, ma non dal cuore. Almeno il mio.

    1984. Un uomo solo al comando. Michel Platini, nove gol in cinque partite. Il nono contro la Spagna, nella «bella» del Parco dei Principi, frutto della peggior punizione mai calciata in carriera: omerica, la spanciata di Arconada. Quando si dice il destino.

    Un passo indietro. Semifinale Francia-Portogallo a Marsiglia. Michel ha appena realizzato il 3-2 agli sgoccioli degli sgoccioli dei supplementari. Tutti a centro campo per gli ultimi palpiti. L'arbitro, Bergamo, avvicina Michel: «Poi, alla fine, mi dai la maglia?». Risposta di Michel: «Sì, ma solo se fischi subito». La maglia è a casa Bergamo.

    1988. L'urlo di Munch, la volée di Marco Van Basten in Olanda-Unione Sovietica. Povero Dassaiev, e poveri tutti noi tapini, freddati dalla vittoria di un «misero» alluce sulle leggi della balistica. Per la rubrìca «ma chi se ne frga», furono i miei primi Europei con il computer.

    1992. Il biglietto di ritorno Goteborg-Milano via Copenaghen. Tutti i colleghi avevano il volo diretto, Goteborg-Milano e basta; tutti, tranne il sottoscritto. Ero incavolato nero. Non ci fu verso di cambiarlo. Vinse la Danimarca, e così, grazie allo scalo a Copenaghen, riuscii a coprire la festa di Schmeichel e c. Tra i vaffa dei colleghi del «volo diretto», già a Milano o ancora a Goteborg.

    1996. I quarantacinque minuti di Del Piero contro la Russia. Un tempo e via, in senso letterale. Scomparso, disperso, affondato. Niente Repubblica Ceca, niente Germania. Eppure Del Piero era stato grande protagonista della Champions juventina. Va detto che il ct Sacchi lo aveva impiegato centrocampista di sinistra, ai margini del 4-4-2 d'ordinanza. A naso, non proprio il suo ruolo.

    2000. La semifinale Olanda-Italia ad Amsterdam, dai rigori parati da Toldo al cucchiaio di Totti. Azzurri in dieci già nel primo tempo (espulso Zambrotta), ma dal loro catenaccio nacque un fiore. Zoff e il suo canto libero, in attesa dell'agguato berlusconiano.

    2004. Il tacco di Ibrahimovic in Italia-Svezia. Spuntò, turgido, dalla spazzatura di una banalissima mischia. Ah, Zlatan.

    2008. La torta millantata di Olanda-Romania. L'Italia di Donadoni era legata alla lealtà dei batavi, già qualificati, e dal loro successo contro Mutu e c. Passammo la vigilia a scriverne e a dirne di tutti i sospetti: figuriamoci se Van Basten, ma dai, non ci scommetterei nemmeno un centesimo, conviene anche a loro che una mina vagante come l'Italia vada fuori. Eccetera eccetera eccetera: Morale: Olanda (già promossa, con la pancia piena, venduta, comprata o, come minimo, affittata) batte Romania due a zero.

    E i vostri Europei? i vostri ricordi?

    Di Roberto BECCANTINI