Il botta e risposta tra Monti e Abete ha davvero del surreale: ma se ci pensate, è tutta la situazione che è ai limiti del grottesco.
Individuiamola: nel corso di una conferenza stampa politica che vede il capo dell'esecutivo insieme al presidente del consiglio dei ministri polacco, il tutto a poche ore da un terremoto che ha causato molte vittime e gravissimi danni e nel bel mezzo di una delle crisi più drammatiche del nostro paese, un giornalista chiede a Monti che cosa pensi dello scandalo scommesse nel calcio.
Monti, anziché alzarsi e andarsene, dicendo che ha cose più urgenti cui pensare, si prende anche la briga di rispondere dicendo che "questa crisi rappresenta uno scenario che fa rabbrividire tra omertà e minacce da parte di poteri occulti" e che si impone una riflessione: e cioè "se una sospensione di due o tre anni non gioverebbe al gioco" (qui l'articolo che riporta del dichiarazioni del capo del governo).
Monti... che quando parla di mondo pieno di omertà e minacce e di sospensione curativa non parla né del mondo politico (che per altro non rappresenta, essendo lui tecnico) e nemmeno di quello della finanza, che invece rappresenta eccome. Bensì del calcio italiano.
Ma in che mondo viveva il professor Monti prima di esternare queste acutissime riflessioni? Ma lo sa il premier che è circondato da ultras anche in Parlamento, così come nei consigli di amministrazione delle banche? E che la stragrande maggioranza delle persone che oggi votano le sue leggi, da una parte o dall'altra, sono state elette magari proprio con l'appoggio di tifoserie organizzate e politicamente intruppate? Lo sa il professor Monti che poco meno del 90% del debito del calcio italiano è in mano alle banche? E non credo solo per attività filantropica.
Del resto la risposta di Abete è stata anche migliore... Il presidente della Federcalcio capisce e condivide l'amarezza di Monti, e in un certo qual modo la fa propria: "Tuttavia il calcio non si può fermare - dice Abete - perché così si danneggerebbero decine di migliaia di tesserati onesti, milioni di appassionati veri e un'industria che garantisce migliaia di posti di lavoro" (qui l'articolo che riporta le controdeduzioni del presidente della Federcalcio).
Sono felice che il tavolo della discussione sia finalmente aperto: in attesa che atterrino da base luna, Monti e Abete potrebbero riunire i loro strapagati tecnici e i loro stra-stra-pagati consulenti e pensare a come individuare non nel calcio, ma nello sport, una cellula di questa società italiana che è al collasso e non produce più alcun valore didattico e sociale. A cominciare dalla scuola, che non si occupa più della salute mentale e fisica dei nostri ragazzi come faceva per dovere anni fa: a meno che non si paghi.
Credo gli avanzerà abbastanza tempo per studiare leggi che, industria, indotto e interessi a parte, tutelino il gioco e chi lo pratica seriamente. Oltre a quelli, alcuni milioni, che lo tengono in piedi mettendo mano al portafoglio ogni settimana.
Magari scopriranno cose interessanti: che il calcio è lo specchio di questo paese, della sua industria, della sua finanza, delle sue banche e della sua politica. Né meno né peggio.
E se decidono che il calcio, in questo momento, è una priorità del nostro paese, bene: partano da lì. E comincino a fare qualcosa.
Credo che siano lì apposta.
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