Il ricordo che ho di Fiorenzo Magni è quello di una chiacchierata davanti al suo autosalone: all'epoca vivevo a Monza e scrivevo per "Il Giorno".
Il mio caporedattore mi aveva chiesto di andare a chiacchierare con lui di doping... "Che vuole che le dica - mi rispose davanti a un caffè - quando correvo io l'unico doping che avevamo era farci venire i calli al sedere e i crampi ai polpacci. C'erano sere, dopo alcune tappe, che non riuscivo a prendere sonno da quanto era stanco. Un altro doping efficace all'epoca era la fame... Alcuni gregari venivano pagati in natura e i soldi, quando li vedevano, erano pochi e tutti meritati. Se vincevano una tappa avevano fatto tredici..."
Il mio pezzo uscì il giorno dopo e si intitolava "Ero dopato: ma di fatica".
Il giorno dopo Magni mi chiamò e mi disse "Torni da me in autosalone". Mi strinse la mano, mi regalò un portachiavi e mi fece promettere di andare in bici "È troppo giovane per avere quella pancia lì" mi disse abbracciandomi e sottolineando il fatto che avessi messo su troppi chili.
Promisi, ma fu una promessa mai mantenuta: la mia bici giace sgonfia da almeno tre anni nell'ingresso di casa. Il mio gatto usa le gomme per farsi le unghie...
La userò domenica mattina: e chi vuole ricordare Magni, grand'uomo, prima ancora che grande sportivo, uomo di parole moderate, sagge e di grandi ricordi, gonfi le gomme, prenda la sua bici sgonfia e provi a farsi venire almeno un crampetto al polpaccio.
La fatica fa bene. Si invecchia meglio, e più saggiamente.
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