Stefano Benzi
  • Il nostro calcio, sull’orlo di una crisi di nervi

    Il titolo viene da una citazione cinematografica ma anche da un suggerimento che mi diede nel corso di una lunga intervista Darwin Pastorin che qualche tempo fa, al termine di una lunga chiacchierata che ricordo con grande piacere mi disse "siamo tutti talmente impegnati a litigare del nostro calcio che non riusciamo più neppure a vedere un buon gesto tecnico o sportivo quando ne vediamo uno".

    Ecco, oggi mi sento così. C'è stato il derby di Roma che è stato tesissimo, come un derby di solito è: solo che alla fine invece del solito (presunto e fittizio) terzo tempo si è assistito a un round di

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  • Campionato riaperto? Al buon cuore dell’Inter

    Alla fine l'Inter concretizza l'ipotesi peggiore: quattro punti di vantaggio sul Milan e cinque sulla Juve.

    Mourinho prima della partita con la Juventus aveva minimizzato le possibili conseguenze della sfida: "Vorrà dire che potremo avere 11 punti di vantaggio, otto o solo cinque" aveva dichiarato laconicamente il tecnico alla vigilia. Ma non credo che Mourinho abbia voluto sminuire l'importanza di una partita ovviamente importante per definizione come quella contro i bianconeri: è troppo intelligente e sgamato. Credo piuttosto abbia voluto minimizzare i rischi agli occhi dei tifosi

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  • Mi licenzio e assumo Tomba come direttore…

    ...ma solo per un giorno. E più precisamente l'11 dicembre.

    Sarà l'occasione per festeggiare il compleanno di Alberto che cade qualche giorno più tardi e per conoscere meglio un personaggio che a quanto pare non si conosce mai abbastanza.

    Di lui è stato detto e scritto di tutto: di lui hanno fatto notizia non solo le vittorie ma anche le sparate, gli eccessi, la personalità esuberante, spesso amplificata da stampa e tv.

    Si parla di uno che ha vinto cinque medaglie olimpiche (tre ori), quattro medaglie iridate (due d'oro), una coppa del mondo assoluta di sci e altre quattro di slalom e di

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  • E’ Leo Messi il nuovo Pelè-Maradona?

    Non c'era discussione; non poteva esserci alcuna discussione. Leo Messi è indubbiamente il giocatore del 2009. E se è vero che il Pallone d'Oro rappresenta nell'immaginario collettivo un riconoscimento determinante nella carriera di un giocatore (non per me, non del tutto per lo meno), non c'era davvero nessun altro al di fuori di Messi che avrebbe dovuto fregiarsene.

    Si può discutere sulla quantità abissale di preferenze, un plebiscito, e se siano più o meno meritate; o se la differenza (240 punti) tra Messi e Cristiano Ronaldo sia davvero giustificata. Si può discutere, e lo abbiamo fatto

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  • Il derby della Lanterna raccontato da un foresto

    Oggi mi riposo. Avevo commissionato a Renzo, il mio vicino di casa interista sfegatato, di raccontare il derby di Genova di sabato scorso cui l'avevo invitato. Ecco quello che ha partorito. Io torno più tardi con una riflessione sul pallone d'oro assegnato, come scontato, a Leo Messi.

     

    Non sono genovese, non sono genoano, non sono sampdoriano: sono milanese di Varedo, ho sempre fatto l'agente di commercio e da quando lavoro cerco di andare in Liguria il meno possibile. Genoa e Sampdoria mi stanno ugualmente sulle palle, come i genovesi. Stefano, che conosco da qualche anno perché i nostri

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  • La rivincita delle promesse non mantenute

    E' stata la giornata dei rincalzi, delle mezze figure, del riscatto di promesse non mantenute. E anche se Quaresma e Huntelaar sicuramente non erano dei bidoni improponibili prima e non sono dei fenomeni oggi, vale la pena registrare la rivincita di due giocatori che forse hanno avuto un unico torto: quello di essere arrivati in Italia ipervalutati.

    Ha senso spendere 30 milioni per Quaresma e 15 per Huntelaar? No, ma non aveva senso spenderli neppure per Ricardo Oliveira, o per Esnaider, o Vampeta: d'altronde gli errori di valutazione sono all'ordine del giorno nel calcio moderno. E in

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  • Il derby più bello del mondo, e non è Barça-Real

    Provo spesso a spiegare quanto valga il derby della mia città, ma con scarsi risultati fino a quando non mi decido di far vivere l'esperienza a chi di solito lo vede in tv, esprimendo curiosità.

    Genova è la mia città: secondo molti non è bella, forse perché sono abituati a vederla passando dall'autostrada che taglia fuori il centro attraversando le delegazioni, o forse perché quando escono da Genova Ovest l'unica cosa che si vede è la Lanterna (e meno male che non molti notano la vecchia centrale a carbone) e poi si affrettano a rotolare giù dal cavalcavia per mettersi in coda davanti al

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  • Il bicchiere è mezzo pieno, ma il vino sa di tappo

    Ieri vedevo il bicchiere mezzo pieno. Oggi anche. Ma c'è un po' troppo fondo, in un vino che ha un leggero retrogusto di tappo. Delle quattro squadre che già prima della fine di questo quinto giro di Champions League ci auguravamo indenni al di là della boa europea, ne troviamo una sola già in salvo: la Fiorentina, quella che forse non ci aspettavamo. Inter e Milan dovranno vincere per evitare calcoli non complessi ma rischiosi mentre alla Juve basterà un pari con un Bayern disperato, ma anche di qualità.
    Bilancio non straordinario, certamente non brillante: il paradosso della 'paura di

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  • E’ stata comunque una lezione di calcio…

    ...da qualsiasi punto di vista la si guardi è stata una lezione di calcio. Sia dal punto di vista attivo, e dunque della Fiorentina, che passivo: e dunque dell'Inter. E poi sai che c'è? Che se guardo il bicchiere mezzo vuoto lo scopro quasi mezzo pieno e penso che zitta zitta, senza dare spettacolo, senza illuminare la scena, continuando a dividersi e ad arrancare tra le sue divisioni e i suoi campanili, l'Italia potrebbe essere l'unico paese europeo a portare quattro squadre agli ottavi di finale di Champions League. Non può farlo la Spagna, con l'Atletico ormai eliminato, non può farlo

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  • Nella macchia indistinta gli idioti sembrano tutti uguali

    Ho letto il fitto carteggio seguito al post di ieri con una certa attenzione solo per un paio d'ore. Poi la maggior parte di voi è scesa nel solito, banale, trito e ritrito, ma soprattutto poco informato rito dei giochi di ruolo. Ma siccome (mentre scrivo sono le 4.45) non riesco a dormire, eccomi qui a fare una sintesi mentale di quello che vi siete e ci siamo detti a proposito dell'episodio che ha avuto per protagonisti i tifosi della curva della Juventus e Mario Balotelli.

    Andiamo per punti, vi risparmio un po' di tempo.

    Capo d'accusa n.1: i tifosi della Juventus hanno fischiato anche

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Stefano Benzi

Stefano Benzi, nato nel 1965 a Genova è entrato a Eurosport 2001 dopo una lunga serie di collaborazioni con le principali televisioni sportive italiane sia come commentatore che come telecronista diventando direttore editoriale del sito italiano di Eurosport nel 2006 mentre, dal 2009, si occupa in qualità di direttore responsabile di tutta la piattaforma italiana del network. All’interno di questo blog raccoglie riflessioni su personaggi ed eventi sportivi di attualità, con un occhio di riguardo non solo per quanto fa notizia. Ma anche per quanto dovrebbe far notizia: e non la fa. Appassionato maniacale di musica e di sport estremi e alternativi, difende i valori di divertimento e socializzazione dello sport e rifiuta ostinatamente qualsiasi espressione integralista di tifo.