
Tempo fa scrissi di Armstrong e di doping: e a distanza di qualche settimana, a giochi fatti, titoli tolti e memoria cancellata, ribadisco con parole magari diverse quello che scrissi allora qui.
La conferenza stampa con la quale ieri il presidente dell'UCI Pat McQuaid ha di fatto cancellato la carriera, la vita sportiva, l'esistenza agonistica stessa di Armstrong dimostra due cose: la prima è che la massima organizzazione ciclistica mondiale ha accolto a dimostrazione di un utilizzo sproporzionato del doping dati, analisi e testimonianze che l'Uci poteva avere nei suoi archivi da anni; ancora da prima che il texano decidesse di tornare al ciclismo, annoiato dal suo esilio miliardario. La seconda riguarda invece inutilità, o incapacità, o inadeguatezza di tutti i controlli che l'Uci e le varie agenzie hanno effettuato ad Armstrong nel corso dei suoi anni di attività. Ne risultano circa 400, in gara e fuori stagione, programmate e a sorpresa. E Armstrong ne è sempre uscito pulito (tranne una volta, nel 1999, tracce di corticosteroidi nelle urine, giustificate dai dosaggi della chemioterapia): anche se alcuni suoi compagni di squadra solo ora parlano di clima di intimidazione e minacce da parte dello staff del texano, la cui camera d'albergo era off-limits per tutti, e di contratti nei quali i suoi colleghi si impegnavano a tutelare la privacy e le procedure di allenamento del capitano. Anche se Johan Bruyneel, il gran burattinaio che era a monte delle imprese di Armstrong pare sapesse in anticipo tempi, luoghi e modi dei controlli.
Credo sia molto comodo ora di fronte al rogo dire "brucia la strega"… ed essere convinti di aver fatto il proprio dovere. C'è chi urla "restituisca i soldi!"; giusto… il Tour gli avrà reso un decimo di quello che ha guadagnato e un centesimo di quello che ha raccolto per la lotta al cancro con la sua fondazione Livestrong (a oggi, pare, 196 milioni di dollari…). Il miliardario non credo andrà in fallimento: al massimo per rifarsi chiederà a qualche suo amico di Hollywood di scrivere un'autobiografia di cui poi cederà i diritti per un film.
A me la conferenza stampa di McQuaid ha messo quasi tristezza: al giornalista che gli ha chiesto il perché di un'azione così tardiva il presidente ha risposto "Io prima non c'ero…". Poteva aggiungere che se c'era dormiva e avrebbe fatto una figura più bella.
Il ciclismo ha dormito: un po' per incapacità e un po' per connivenza, di fronte a una storia che ha fatto comodo a tanti e che ha portato uno sport nobile e di grande fatica a una popolarità immensa: ha fatto comodo alle aziende che sponsorizzano il business, a chi ne ha scritto e parlato, a chi ne ha visto e letto le imprese. Perché, come dico da tempo… (qui, parlando di Alex Schwazer e qui, più in generale) chi è che vuole l'uomo normale? Nessuno… Lo sportivo deve essere un vincente, un fuoriclasse assoluto, un superuomo capace di andare al di là del confine tra la vita e la morte per diventare leggenda. E Armstrong lo ha fatto sconfiggendo un tumore che dai testicoli gli stava attaccando cervello e polmoni e vincendo tutto quello che poteva.
D'accordo… la macchia bianca sull'albo d'oro del Tour testimonierà che il texano era un cheater: ma anche che il ciclismo era ottuso, o forse consapevolmente e interessatamente complice di una truffa mostruosa sulla quale c'è stato un giro di denaro e di interessi dal quale in tanti hanno tratto profitto, non solo Armstrong.
Finché ci sarà sport e ci sarà qualcuno in gara per vincere ci sarà chi tenterà di imbrogliare: alcuni lo imparano già da ragazzini, altri sono costretti a farlo, altri ancora non sanno fare altro e rendono la truffa sportiva un mestiere più remunerativo dello sport stesso.
È la natura dell'uomo purtroppo: l'inganno è uno dei suoi aspetti più bassi e grotteschi.
La strega brucia: ma il giorno che lo sport vorrà fare qualcosa davvero contro il doping dovrà abbassare le richieste per i diritti sportivi, perché ci saranno meno record e prestazioni meno spettacolari… inevitabilmente. Gli sponsor dovranno versare meno denaro e pretendere molto meno spettacolo; così come il pubblico, che anziché leggere di uno che torna dalla morte e vince sette Tour si dovrà appassionare all'impresa del sig. Mario Rossi che ha vinto la tappa nonostante un foruncolo sulla chiappa destra. Incidentalmente bisognerà anche attaccare gli interessi di qualche multinazionale farmaceutica… insomma, mi sembra troppo sbattimento per un mondo che vive di soldi, agi, popolarità, comunicazione e comodità e sempre meno di fatica. Voi che dite?
L'ipocrisia di chi brucia le streghe e si dimostra al di sopra delle parti guardando lo spettacolo di fumo e fiamme dicendo "io non c'ero" manifesta solo che chi giudica non è molto meglio del giudicato che in questo caso ha fatto comodo a tutti. Nessuno escluso.
Sarà difficile adesso, sulla cenere di questo rogo, ricostruire la credibilità di uno sport che si trova sette anni di vita, non tanto di mito, in meno: eppure "Il ciclismo ha un futuro", ha detto McQuaid.
Ce lo auguriamo: magari anche con gente meno ottusa, ipocrita, interessata e inattendibile ad amministrarlo, gente che non ha saputo difenderlo dal suo passato.
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