ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Stefano Benzi

    Chris Hoy, lo scozzese volante, atterrerà?

    Il suo giro d'onore al termine della splendida gara che ha concluso il programma olimpico di ciclismo su pista ha fatto intendere che la sua carriera potrebbe chiudersi qui. Ma chi lo conosce sostiene che sir Chris Hoy in realtà stia già pensando a Rio 2016.

    Le medaglie conquistate a Londra lo rendono lo sportivo britannico più medagliato di sempre… sette medaglie, sei delle quali d'oro. Non male per uno che aveva convinto i genitori a farsi comprare la prima bicicletta piuttosto tardi e solo dopo aver visto la scena di E.T. e della bici volante.

    Meglio di tutti, persino di sir Steve Redgrave che nel canottaggio ne aveva portata in dote una in meno ed è stato un atleta così leggendario nel Regno Unito da meritarsi l'onore di essere stato l'ultimo a portare la torcia olimpica dentro lo stadio di Londra, prima che ad accendere il braciere fossero sette giovanissimi promesse dello sport.

    D'altronde il motto di queste olimpiadi è "Inspire a Generation": Redgrave ha sicuramente portato molti dei rowers britannici che in questa edizione hanno vinto in tutto nove medaglie (quattro d'oro); e chissà quanti ne ispirerà sir Hoy.

    Britannico, dice il database olimpico: "Scozzese" sottolinea lui in quasi tutte le conferenze stampa. Alla sua legacy scozzese Hoy tiene moltissimo data la sua nascita a Edimburgo e il suo costante attaccamento alla terra d'origine che non ha mai abbandonato: "Sono scozzese e orgoglioso di esserlo — dice — e questo non vuol dire rinnegare di essere britannici. Dico che nella Gran Bretagna di oggi, anche in quella che sta facendo molto bene in queste Olimpiadi c'è tanto della mia Scozia".

    Vero, forse è anche per questo, come ha sottolineato qualcuno, che il colore preponderante nella divisa inglese non è il rosso, della bandiera inglese, ma il blu, di quella scozzese. Scozzese, come Andy Murray, forse anche più pungente nelle sue dichiarazioni in puro stile scottish dopo la vittoria di Wimbedon.

    Anyway…, Hoy non ha mai definitivamente chiarito quale sarà il suo futuro. Il ritiro ora, pensando ai Commonwealth Games in programma a Glasgow nel 2014 in un velodromo che porta già il suo nome, potrebbe anche attendere: Hoy a Glasgow avrà 38 anni. Non troppi per uno che da anni pensa solo ad allenarsi e a battere record. I 40 che avrebbe a Rio potrebbero farlo desistere… ma tutti stanno cercando disperatamente di dissuaderlo.

    La Scozia chiede a gran voce di rinviare il ritiro e persino gli inglesi lo amano come se fosse uno di loro… un onore non per tutti al di sotto delle Southern Uplands.

    Lui deve consigliarsi con quello che lui chiama "il mio manager". Hoy, forse, un agente non lo ha nemmeno, umile e disarmante com'è nei suoi comportamenti semplici e generosi. Il 'manager' di Hoy è sua moglie Sarra, avvocato, come lui, di Edimburgo: "Alla fine mi sembrava di essere Rocky, ero circondato da un sacco di gente che mi circondava di affetto, di attenzioni, di pacche sulle spalle — racconta spiegando i momenti dopo il suo ultimo oro — ma io mi guardavo intorno e non la vedevo. Le avevo detto di non muoversi dalla sua sedia, perché volevo vederla sempre lì a ogni passaggio. Alla fine lei mi è venuta incontro, io non la trovavo più e la cercavo chiamandola… Sarò sembrato un po' strano, come Rocky alla fine del suo match quando chiama Adriana".

    Sarra è stato il suo punto d'appoggio in questi ultimi anni. Hoy aveva pensato al ritiro quattro anni fa, a Londra non era nemmeno sicuro di volerci arrivare: "Ho avuto i miei momenti di crisi e lei ha sempre sopportato tutto con grande pazienza accettando i miei umori ballerini e le mie difficoltà. Alla fine quando sono riuscito ad abbracciarla le ho detto 'ce l'abbiamo fatta' ed è stato molto bello averla lì, vicino a me".

    Hoy non appena tornerà a Edimburgo troverà una sorpresa: vicino a casa sua, nel Royal Mile, la splendida strada storica che attraversa il centro cittadino e che offre locali aperti per tutta la notte, sidro, birra, ottima musica e mediocri fish and chips, i suoi fan hanno posizionato due cassette per le lettere pitturate d'oro. Sono le sue medaglie di Londra. Una è all'angolo tra Hanover e Princes l'altra, dipinta ieri notte, ha fatto capolino questa mattina ad Hunter Square.

    Per cui quel "99.9% sure" con il quale risponde seccamente del suo durissimo accento scozzese alla domanda se questa sarà la sua ultima Olimpiade, c'è da tenere in considerazione un 0.01% di possibilità che cambi idea. Gli scozzesi sanno essere molto convincenti.

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