Per un attimo, anche qualcosa di più di un attimo, ci ho creduto davvero: prima del vantaggio l'Italia aggressiva e sicuramente volenterosa non mi era affatto dispiaciuta e dopo il gol di Pirlo su punizione, un capolavoro, ho pensato davvero che questo salmo potesse finire in gloria.
Anche se la Croazia mi faceva una gran paura: la squadra di Bilic è scorbutica, ricca di talenti, smaliziata, molto intelligente nello sfruttare i break che ogni partita sa offrire. Ed è bastato che gli azzurri cominciassero a lasciare un po' di spazio alla squadra avversaria, è accaduto già nel finale del primo tempo, per far crescere il gioco croato oltre i livelli di guardia.
L'Italia, non solo quella del calcio, ha il brutto vizio di cercare il risultato più che di inseguirlo: nel momento in cui occorreva il colpo di grazia gli azzurri hanno scoperto vecchie paure, reconditi limiti di personalità e di carattere. E ci siamo di nuovo scoperti una squadra normale, alle prese con carenze di personalità e di gestione del gioco e del risultato. E a forza di arretrare ci siamo fatti uccellare: come dei polli.
Un peccato, perché come giustamente ha sottolineato Prandelli al termine della partita se quella contro la Spagna era una partita che "non si doveva perdere", quella contro la Croazia era una partita che "non si poteva perdere". E c'è una bella differenza perché ora i match contro l'Irlanda, ormai fuori dai giochi si può anche vincere. Ma potrebbe non bastare.
Così potrebbe andare a finire che noi, maestri del biscotto a pagamento, rischiamo di uscire di scena per un ennesimo biscottone a buon mercato, proprio come quello di tanti anni fa che ci scandalizzò: senza tuttavia ricordarci che in fin dei conti noi siamo abituati a fare ben di peggio senza troppo senso del pudore, e forse avremmo fatto esattamente la stessa cosa.
In certe condizioni non ci si deve mettere. E' sbagliato in partenza.
Al pareggio contro la Croazia, sostanzialmente giusto, trovo un'altra spiegazione che è quella fisica: non creo sia un'impressione solo mia ma ho trovato i croati in crescita nel finale, decisamente più in palla e determinati, sempre primi sui palloni vaganti e sui contrasti. E questo è semplicemente un rammarico in più: perché se al 90' ci arriviamo in apnea, la partita dobbiamo vincerla molto prima, e senza farci rimettere in discussione.
Una lezione semplice e vecchia come il mondo che l'Italia, sempre troppo abituata al calcolo del danno minore, rischia anche questa volta di imparare troppo tardi.
Un peccato perché la squadra vista contro la Spagna mi sembrava davvero qualcosa su cui sperare e costruire: e quella contro la Croazia mi sembra di nuovo il solito tentativo, appena abbozzato e comunque mal riuscito, di riprendersi una dignità della quale sembra quasi avere paura. Tra errori in difesa e meccanismi cigolanti a centrocampo, ma soprattutto fasce destinate a diventare terra di conquista con il passare dei minuti.
* * * * *
Pagina ufficiale di Stefano Benzi su Facebook
