ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Stefano Benzi

    Dunque dovrò querelarmi da solo…

    Anche io sono un utente di Twitter che nel bene e nel male partecipa all'attività trasversale, più che interattiva, di questo network che mi consente un confronto a volte un po' cartavetrato, ma sempre utile, con una massa di utenti che spesso diventano amici, a volte critici spietati ma quasi sempre sono motivo di spunto e di interesse. E' il bello di questo mestiere e di come sta cambiando.

    Una volta sulla pagina delle lettere al direttore si pubblicava solo quello che faceva comodo e si rispondeva solo a chi si voleva. Oggi invece sei esposto su una piazza enorme dove raramente prevalgono buon senso, equilibrio ed educazione. Ma quando questo accade, magari di rado, la soddisfazione è grande.

    Tantissimi utenti di Twitter e di Facebook mi hanno offerto spunti di grande interesse e argomenti dai quali ho avuto modo di imparare e scrivere cose interessanti.

    La stragrande maggioranza degli utenti del sito di Yahoo!, perché lo ribadisco una volta di più, Eurosport è ospite di una piattaforma i cui utenti sono registrati presso Yahoo! ed è alle regole di questo network che devono rispondere dei loro atteggiamenti e comportamenti on line e non a noi, sono sicuramente da maneggiare con cura. Con un termine un po' forte, visto che non c'è selezione all'ingresso, e spesso nemmeno all'interno, ho sempre detto ai miei editor che bisogna fare raccolta differenziata.

    Quindi, per non perdere troppo tempo, anche perché l'azienda mi paga per i contenuti che devo produrre e le implicazioni del ruolo che occupo e non per la mia capacità di intrattenere il pubblico virtuale on-line, ma soprattutto per non sentirmi influenzato nemmeno involontariamente in quello che scrivo, non leggo mai i commenti sotto i miei pezzi.

    Chi vuole sa dove trovarmi: ci sono i miei account Twitter e Facebook pubblicati su tutte le pagine che produco. Chi vuole può scrivermi. Se è educato, ha un nome e un cognome ma soprattutto ha argomenti di discussione interessanti, rispondo sempre.

    Ma l'idea di querelare Twitter che è stata avanzata da una conduttrice Rai (Paola Ferrari), piccata dalle critiche sicuramente pesanti che hanno investito lei e la spedizione della tv di stato agli Europei, mi fa sorridere.

    Questo è il mondo in cui viviamo: un villaggio globale dove ognuno ha diritto di dire qualsiasi cosa di chiunque, cosa che prima a quanto pare spettava solo alla cosiddetta 'stampa' che poi ne pagava le conseguenze in termini legali.

    Si sbaglia a pensare che nel villaggio globale le conseguenze di quanto si fa o si scrive on line non esistano: i tempi sono lunghi, i modi un po' macchinosi ma le conseguenze ci sono, e sono serie.

    Ogni mattina, quando entro in redazione, vado dai miei ragazzi nella sala accanto alla mia e li saluto sfottendoli: "un saluto alla libera stampa indipendente...." dico loro.

    In questo modo gli ricordo che nessuno di noi che fa questo mestiere può dirsi completamente libero né indipendente anche se mi piacerebbe che lo fossimo tutti: mi ritengo già fortunato ad avere uno spazio di espressione che non mi costringe a litigare tutti i giorni con la mia azienda o con i miei colleghi o dirigenti.

    Twitter, Facebook e i social media, partendo dal presupposto che uno ne può tranquillamente fare a meno, sono uno spazio di confronto dal quale ormai non puoi più autoescluderti: devi prendere il buono che offrono, spesso molto, e cercare di considerare il resto con un po' di distacco e molta autoironia. E' più difficile spiegarlo alle persone che ti vogliono bene, figli, genitori e amici, e che si sentono loro malgrado coinvolti nel gioco al massacro: ma questo è.

    Oggi troppo spesso si confonde la libertà di parola con libertà di insulto e l'anonimato con libera espressione democratica. E la colpa non è mai nel sistema: ma in chi lo usa male.

    Il grande merito dei media è quello di metterci ogni giorno di fronte alle responsabilità di un lavoro che ci rende privilegiati, sicuramente anche invidiati. Ma querelare uno strumento di comunicazione di massa non è una mossa né intelligente né lungimirante. E' un po' come querelarsi da soli perché questi sono i mezzi che abbiamo a disposizione e gli operatori dei media hanno avuto una responsabilità enorme nel non aver saputo né gestire né crescere in questo senso. Non siamo più in una torre d'avorio e siamo circondati da molta sporcizia: ma lavoriamo con la gente, per la gente e in mezzo alla gente. Tutta quanta...

    La raccolta differenziata è l'unica difesa nella speranza che la massa critica di persone di cultura, senso dell'ironia, aspirazione al confronto dialettico aumenti.

    Insomma, c'è molto lavoro da fare: ai tribunali lasciamo quelli più urgenti. L'ego può attendere...

    Twitter @stefano_benzi

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