
Ok, cominciamo con il dire che il paragone con Eto'o è un po' generoso e che Adriano Galliani, nello scaltro tentativo di giocare alla prospettiva tra dito e luna, l'ha voluta sparare grossa per nascondere quelli che sono i problemi del Milan, problemi ancora sul tavolo, e che le prodezze di El Shaarawy hanno soltanto accantonato, o allontanato, per un po'.
In campo abbiamo ammirato El Shaarawy, capace di tirare fuori un elefante dal cappello a cilindro quando ha la palla nei piedi. Peccato che alcuni se ne accorgano solo ora… Fuori dal campo abbiamo invece assistito alle qualità di Galliani: che l'elefante nel cilindro ce lo fa scomparire…
Eto'o ha una cosa che El Shaarawy non avrà mai: il fisico. Ma posso garantire che anche il giovane faraone ha qualcosa di suo, di grezzo, di suadente, di ancora non del tutto evidente, che merita di essere sottolineato. Un talento innato per il gioco del calcio.
È quella cosa che si ha o non si ha: te l'ha data la sorte, il DNA di un lontano parente, il buon Dio… so solo che se ce l'hai… ce l'hai. E diventi un fuoriclasse. Che genere di fuoriclasse dipende dalla costanza, dagli allenamenti, dai maestri, dall'umiltà e ovviamente dalla fortuna.
Ho un vecchio ricordo di El Shaarawy… lui, con una squadra di giovanissimi in maglia rossoblu, gracile e secco come un bastoncino, che quasi ci scompariva dentro quella maglia: e un caro amico, che guardava il figlio giocare, mi diceva… "diventerà un fuoriclasse". Ma lo diceva di El Shaarawy, e non del figlio.
L'amico mi spiegò anche il perché: tocco di palla, movimento senza palla, interazione sul gioco, senso della posizione e del tiro, e mi convinse immediatamente: "Guardalo, guarda come si muove, guarda come stoppa la palla senza guardarla e calcia all'istante. Guardalo, ha già visto il compagno a destra e lo serve no-look… Guardalo, sa già che il difensore gli coprirà sul lato del tiro e lui andrà a sinistra a crossare". E lui andava a sinistra a crossare per il gol di testa di un compagno.
Fu una grande lezione di calcio, per me: "Con certe qualità ci nasci… te lo dico io, quello è un fenomeno… se lo lasciano crescere".
Da lì in poi l'ho seguito con particolare curiosità. E credo che i tifosi del Genoa abbiano, tra i tanti rimpianti che una vita di sofferenze che il sostegno incondizionato al Vecchio Balordo ha loro riservato, abbiano anche questo: avere avuto giocatori come El Shaarawy e Boateng nelle mani e non averli praticamente mai visti in campo.
La storia di Stephen la conoscono tutti: il papà egiziano che fa le pizze, il settore giovanile nel Lègino (amici telecronisti, l'accento è sulla 'E' e non sulla 'I'), il triplete con la giovanile del Genoa (Scudetto, Coppa e Supercoppa… che squadra…), i primi gol importanti a Padova, la cessione al Milan dopo una breve sosta al Genoa dove per altro aveva già fatto il suo esordio in serie A a soli 16 anni. L'esordiente più giovane nella storia della squadra più vecchia d'Italia. Nel Genoa El Shaarawy si dovrà accontentare probabilmente solo di questo primato: è chiamato ad altre imprese in una squadra che perso Ibrahimovic, accantonato Pato, disperso Robinho, è letteralmente aggrappata a un giocatore di talento vero che ha ancora abbastanza testa per non montarsela troppo. Anche se il suo principale dirigente lo paragona a Eto'o.
E mi tornano in mente le parole del mio caro amico: è un fenomeno, ma lasciatelo crescere. Lasciatelo sbagliare, lasciategli ogni tanto anche spazio per un colpo di tacco, per una roba impossibile che se riesce a Ibrahimovic è perché "Ibra un fenomeno" e se non riesce a El Shaarawy è perché "il figlio del pizzaiolo è una pippa".
Il bello di El Shaarawy è nella sua capacità di prendersi gli spazi, è un parassita, un portatore sano di estro. Per lui, nato trequartista alle spalle di due punte con piena libertà di movimento e costretto dalla rigidità delle nostre impostazioni a imbrigliare quella che è la sua più grande qualità, l'improvvisazione, continuo a stravedere e a immaginare un grande futuro. Ma lasciatelo crescere… E forse avremo la fortuna di dire che El Shaarawy non ricorda nessuno. Perché è diventato il giocatore che poteva essere grazie allo straordinario talento che ha. E sarà semplicemente El Shaarawy.
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