Disgustato. Sono davvero disgustato. Non dall'Italia che ho visto in campo ma da quella che ho purtroppo dovuto annotare fuori dal terreno di gioco. E che nel famoso gioco del sali dal carro-scendi dal carro che ci vede tutti così abili, alla fine ha cominciato a sparare al bersaglio grosso dimenticandosi di qualsiasi cosa si sia fatto fin qui. Dunque, facciamo così: di Prandelli scrivo di nuovo tra qualche ora, il tempo di farmi una dormita e di non arrabbiarmi troppo subito. Di voi, tifosi italiani dell'ultima ora, che spolverate una bandiera ogni due-quattro anni solo all'ultimo giro di giostra perché è l'occasione per andare a fare un po' di casino in giro e ricordarvi di avere un passaporto, scrivo subito.
Mi mettete una gran tristezza: vengo sempre accusato di essere troppo critico nei confronti di questo paese, ma in effetti non è che io ce l'abbia con il paese inteso come entità geografica: non è che il confine di Ventimiglia o quello di Chiasso mi abbiano fatto qualcosa. Il paese siamo noi… Incapaci di dare valore a nulla di quello che facciamo tanto siamo impegnati a sputtanarlo; anche perché l'unica cosa che siamo capaci a fare è delegare, delegare e criticare chi faccia qualcosa, bene o male, magari solo perché la fa.
Siamo il paese del "vai avanti cretino": dall'ultima fila si vede male ma si fischia da Dio. E allora giù a insultare giocatori (soprattutto quelli che arrivano dalla squadra che ci è antipatica) o allenatori che hanno avuto l'unico torto di provarci. Il bersaglio è fermo: mira e spara.
A Messico 70 tutti parlarono di Italia-Germania 4-3 e tutti la ricordarono e la ricorderanno come la più grande partita della storia del calcio italiano; al punto che la sconfitta in finale con il Brasile per 4-1 diventò oggetto di statistica, rimossa come un inutile peso. Durante Spagna 1982 queste due anime riuscirono a convivere solo perché si vinse: la prima parte del torneo fu un disastro, la seconda un trionfo. Fosse accaduto il contrario ora gli eroi del Mundial sarebbero orpelli dimenticati.
Oggi il ricordo della batosta è fresco: ma sono certo che i tempi sono cambiati. In peggio. Si parlerà dell'Italia che ha perso 4-0 in finale e non di quella che nelle cinque partite di qualificazione ha calciato a rete più di qualsiasi altra nazionale, Spagna compresa.
Certo, c'è il dato del possesso palla; Spagna mostruosa. Oltre 4000 passaggi e 63% di possesso palla nel complesso del torneo. L'Italia, prima della finale contro le furie, ha calciato a rete 119 volte, 55 nello specchio della porta. Ma questo non conta più perché ora bisogna vergognarsi.
Questo mi disgusta: abbiamo perso contro una squadra stellare, nettamente più forte di noi, nettamente più in condizione di noi, che nelle 10 partite a eliminazione diretta tra Europeo e Mondiale non ha mai perso, né proseguito una sola gara fino ai 120' (semifinale con il Portogallo esclusa), né subito un solo gol; il cui centrocampista meno in forma, Xavi (o meglio, era lui a dirsi di sentirsi un po' così così) ha completato 41 passaggi dei 44 effettuati negli ultimi trenta metri di campo, compresi due assist. Abbiamo sbagliato il primo quarto d'ora della partita, è vero. E poi non ce n'è andata dritta una.
Ma sicuramente è colpa di Prandelli che ha sbagliato le scelte (quella di non averne abbastanza?), o è colpa dei giocatori che non sono in condizione (e come la fai la condizione se i club i giocatori te li danno bolliti?), o è colpa di Balotelli che resta un mezzo giocatore (l'unico fenomeno che abbiamo in Italia negli ultimi anni… perdere gli insegnerà a vincere), o è colpa della difesa che doveva essere a tre e non a quattro, o forse era il centrocampo che poteva essere a cinque… Mettete una X e date la colpa a chi volete. Anche a tutti! Una colpa mortale: mettiamoli tutti al rogo.
Abbiamo perso perché siamo una squadra che non ha sufficiente continuità per poter vincere: non nei 90', ma nella vita.
Siamo ciclotimici: i giornalisti non sono banderuole, e se lo sono lo sono quanto il paese. Quindi, visto che scripta manent e il copia e incolla è comodo, ma annotare le opinioni a distanza di anni e farle proprie è faticoso e soprattutto non sappiamo ancora usare bene il motore di ricerca, facciamo così. Ora che siete finalmente scesi tutti, sul dannato carro ci resto io: solo come un idiota. E festeggio. Festeggio due cose: l'aver perso da una squadra straordinariamente più forte della mia che ieri ha dimostrato tutta la sua grandezza e che tutto quello che ha fatto lo ha fatto per costruire qualcosa che restasse nel tempo, indelebile. E festeggio il fatto di avere avuto la forza di giocarmela con questa squadra di fenomeni e di non avere più compagnia inutile: come scrivevo qualche giorno fa il chiasso mi infastidisce.
Più tardi, invece, scriverò due cose sulle quali ormai credo di avere poca voce in capitolo: ma le ripeto da anni. Perché Prandelli deve restare e fare il suo lavoro e perché chi gli sta sopra, tutti, o gli danno una mano e si comportano da istituzioni sportive costringendo lega e club a lavorare con e per la Nazionale, o scendono anche loro dal carro. Paccottiglia, peso inutile…
Sono anche grosso. Ho bisogno di spazio. E soprattutto di aria.
Twitter @stefano_benzi
* * * *
Facebook Pagina Ufficiale di Stefano Benzi
Sito www.stefanobenzi.com
