ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Stefano Benzi

    Federica e Filippo, divisi nel flop

    Ieri in uno dei miei ultimi tweet di giornata ho scritto che gli sportivi di poltrona che azzannano il campione in crisi mi mettono una gran tristezza: ora provo a spiegare perché.

    Non ho una carriera sportiva alle spalle, ma sono stato testimone di tante carriere, fortunate e sfortunate che, non parlo di calcio, hanno avuto un unico comune denominatore: lo spirito di sacrificio.

    Ogni sportivo che fa nuoto, atletica, ginnastica, pugilato, lotta, tuffi e che si dedica alla sua disciplina completamente e il cui unico sogno è quello di una medaglia alle Olimpiadi si sacrifica: che poi questo si veda o meno è relativo. La gente mica vede i chilometri macinati ogni giorno in piscina o le facciate prese su un tappeto (a meno che non le mostre un reality). La gente vede solo quello che vuole: le medaglie. E incidentalmente lo spot, la copertina, il gossip. Perché noi ci cibiamo quotidianamente di questa spazzatura, ci razzoliamo dentro come i topi di chiavica.

    Con un misto di invidia, perché il nostro quarto d'ora di popolarità non è ancora cominciato mentre altri hanno già il calendario pieno, e di ammirazione. Che si trasforma in livido rancore quando il successo diventa insuccesso.

    E' una delle equazioni di maggiore successo dello sport: c'è solo una cosa che dà più soddisfazione al popolino del telecomando in poltrona. Distruggere il mito che ha contribuito a creare.

    Perché Federica finisce quinta in una gara che, numeri e tempi alla mano per le sue prestazioni da un anno a questa parte non avrebbe mai potuto vincere, e perché da un anno l'atleta è ben presente in altri ambiti con pieno successo di pubblicità e marketing: e qui che l'invidia/ammirazione diventa rancore.

    Trovo tutto questo triste, e un po' noioso. Un atleta può essere simpatico o antipatico (concetto molto soggettivo e per nulla sportivo), può vincere o perdere: per me, se ha fatto il massimo che poteva fare, è inattaccabile. E secondo me Federica più di questo non poteva fare.

    Poi, in un secondo momento si possono discutere molte cose: dovrà farlo magari lei per prima, accettando di vivere un po' di tempo in contumacia, lontano da questo paese, senza agenti e portaborse, allenandosi come una perfetta sconosciuta in una squadra nella quale possa ritrovare il suo enorme potenziale.

    Perché Federica, ieri, avrà anche perso: ma ha nuotato secondo standard consolidati da tempo. Le altre andavano molto più forti di lei. Punto.

    In compenso Federica ha vinto 81 titoli italiani, 4 europei, 4 mondiali 1 olimpiade e abbattuto 11 primati mondiali. In un paese che naviga nel mare ma non ha una nuotatrice di successo dai tempi della Signora Novella Calligaris.

    E' vero. Ha fatto scelte discutibili: ma ha 23 anni e le ha fatte in prima persona... La media dei nostri 23enni al massimo decide con quale cocktail iniziare l'happy-hour.

    E' vero è stata gestita benissimo da agenti e promoter e, secondo me, malissimo da chi doveva aiutarla dopo la morte di Castagnetti che credo per lei sia stata un colpo devastante. Azzannarla alla gola ora, perché si è gelosi delle sue love story o del fatto che quando non si allena mangia biscotti su un molo al tramonto mi sembra infantile. E arriva da un pubblico che si abbevera di trash, gossip e tv spazzatura: dati auditel alla mano. Quindi... il pulpito non mi sembra granché.

    Federica aveva messo le mani avanti due giorni prima della gara dichiarando, testualmente "recupero male, mi sento stanca e ho sensazioni strane e contrastanti" parole che un atleta sa tradurre: non vincerò mai. Uno sportivo da poltrona non si sforza nemmeno di interpretarle.

    Diverso invece il discorso per Filippo Magnini che dopo una prestazione obiettivamente deludente ha condiviso la sua delusione con tutto il suo staff: capisco la delusione e il bisogno di condividerla. Ma la sua prima dichiarazione, poi ricalcata e amplificata, non lo aiuterà. Intorno a talenti del genere, da tempo, doveva essere costruita una struttura adeguata che proteggesse e aiutasse gli atleti a trovare la miglior condizione di sé.

    Pippo, nuotatore straordinario, ha 30 anni; Federica 23.

    A Federica, e lo dico ricalcando le eccellenti parole del nostro commentatore Lorenzo Vismara che la conosce, e le vuole molto bene, consiglio un periodo di oltre un anno lontano da questo paese, a nuotare part-time: in Australia, in California, cambiando telefono e contatti. E' una nuotatrice meravigliosa e può fare una se non due Olimpiadi a livello straordinario, se vuole: deve capire se lo vuole, prima di tutto, perché ognuno è padrone del proprio destino ed è giusto che si realizzi in quello che crede. E poi provarci lontano da chi le continuerà a chiedere spot e gossip incurante del fatto che il nuoto richiede anche altro.

    A 23 anni si fanno un sacco di belinate, chi non le fa? A Federica credo solo che manchi molto il suo allenatore, Castagnetti, nessuno glielo ridarà più: ma, cosa più importante, lei ora deve ritrovare se stessa.

    La vezzosa araba fenice che si è fatta tatuare e stampigliare anche sulla cuffia ha un significato leggendario: l'animale sa rinascere dalle sue stesse ceneri. E Federica non è in cenere: è solo un pochino impolverata.

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