ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Stefano Benzi

    Felix Sanchez e la sua impresa finalmente completa

    Una delle immagini più belle che mi porterò dietro di queste Olimpiadi è senza dubbio quella di Felix Sanchez in ginocchio di fronte alla foto della sua abuelita, nonna Lili, la donna che lo ha tirato su e che, parole del campione olimpico dei 400 metri ostacoli gli ha passato tutto quello che di buono arrivava dalle sue radici dominicane. Nonna Lili è stato uno dei motivi per cui, questo ragazzo straordinariamente agile e atletico nato a New York e cresciuto a San Diego, ha fortemente voluto una carriera sportiva sulla pista di atletica e una divisa della nazionale di Santo Domingo.

    Ho sempre ammirato molto Felix Sanchez: la sua capacità di corsa, il suo adattamento alle discipline, un fisico mostruoso allenato con una dedizione assoluta nelle specialità più costose in termini di fatica e di energia.

    Quando lessi le sue prime dichiarazioni immediatamente dopo il suo successo nei 400 ostacoli di Atene, è stato amore a prima vista: "Adoro i 400 perché è come fare sesso - spiegava a fine gara - hai il corpo che sembra che stia per esplodere, il cuore che ti schizza via dal petto, gli occhi fuori dalle orbite e fai di tutto per tenere ogni cosa sotto controllo ma non ci riesci, perché il richiamo del traguardo è troppo forte. E' potenza, resistenza, fatica e velocità al tempo stesso: non c'è niente di più straordinario e devastante dei 400 metri. Se poi ci aggiungi gli ostacoli, è anche meglio..."

    Ho avuto la fortuna di conoscerlo, tre anni fa, e dunque dopo la sua sconfitta di Pechino, per via di un'intervista che mi concesse durante una sua gara e mi confermò l'idea di una persona estremamente umile, completamente dedicata alla pista e agli allenamenti: "Tutto quello che c'è buono di me è dominicano - mi disse quando gli chiesi perché aveva scelto Santo Domingo - sarò sempre grato agli Stati Uniti che hanno accolto me e la mia famiglia e mi hanno dato la possibilità di studiare, di allenarmi e di diventare un professionista ma la radice che ho è di Santo Domingo. Gli Stati Uniti vincono e vinceranno sempre tantissimo. Ma quanti possono dire di aver fatto ascoltare l'inno dominicano alle Olimpiadi? Ecco perché".

    Correre per gli Stati Uniti gli avrebbe garantito tanti, tantissimi soldi. Sanchez si è 'accontentato' del giusto in termini economici e dell'immortalità nel suo paese di origine.

    Nonna Lili è scomparsa la mattina della sua gara dei 400 a Pechino e Felix, che sarebbe corso sì, ma via dallo stadio per tornare subito a casa, decise che non poteva andarsene così. E dunque corse... ma perse il titolo, non riuscendo nemmeno a qualificarsi: "Alla fine ho fatto la cosa giusta. Mia nonna non avrebbe mai voluto che tanti sacrifici fossero abbandonati così. E se non altro, se dovevo perdere, ho perso in pista".

    Già tre anni fa il podio di Londra era un chiodo fisso: "Non posso chiudere così - mi disse - devo onorare il ricordo di mia nonna in modo diverso, più grande. E' una cosa solo mia, che non riguarda nessuno, gli sponsor, Santo Domingo o altro. Ho lasciato una cosa a metà e non si fa: così mia nonna mi ha insegnato. Dunque vado a Londra per riprendermi quello che era mio".

    Sembrava una bella dichiarazione di intenti, per i giornali. Quanto a metterla in pratica era tutta un'altra cosa.

    Ora... non so chi, tra quanti seguono un pochino l'atletica e hanno visto quello che Sanchez ha passato negli ultimi anni tra infortuni, problemi di forma e altro, avrebbe scommesso sul dominicano vincente. Pochi credo. Ma io ci speravo. Perché la sua era proprio una bella storia, e meritava di essere conclusa nel modo migliore.

    Felix l'ha resa straordinaria, a 34 anni, correndo da outsider come un fenomeno piovuto da un altro pianeta e toccando il traguardo con lo stesso tempo con il quale aveva vinto l'oro ad Atene. Ora nonna Lilian è onorata nel modo dovuto: "Avevo fatto ricamare il suo nome sulle mie scarpe, perché mi desse la forza di volare e mi sono attaccato di nascosto la sua foto sotto il mio pettorale per ringraziarla al termine della finale, comunque fosse andata".

    Al momento della sua premiazione, di fronte ai singhiozzi dell'atleta, forse senza nemmeno sapere la sua storia familiare e quella con una disciplina che sarà anche come fare sesso, ma è semplicemente disumana per lo sforzo che richiede, il pubblico di Londra si è alzato in piedi e gli ha tributato una standing ovation. Quanto mai meritata...

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