Niente di nuovo sul fronte internazionale: in Champions League non brilliamo, in Europa League rimediamo addirittura qualche brutta figura.
Una vittoria (Inter), due pareggi (Juventus e Lazio), tre sconfitte (Udinese, Napoli e Milan). Il bilancio sulle sei partite in programma tra Champions ed Europa League è a dir poco disastroso, ma non è certo peggiore di quello cui siamo abituati a sopportare da qualche anno a questa parte.
Se consideriamo che la vittoria dell'Inter è stata espressione di una partita tutt'altro che brillante ed è arrivata quasi allo scadere con il solito gol di Palacio, possiamo dire che si tratta di una ennesima e forse superflua dimostrazione di quanto il nostro calcio non sia più competitivo a livello internazionale.
Non abbiamo affrontato di certo dei top club: abbiamo perso punti con il Malaga, una squadra che è in amministrazione controllata e la cui proprietà ha già deciso di non investire più un euro, con il Nordsjaelland (molti scommetto non sapevano nemmeno dove fosse posizionata sulla carta geografica calcistica d'Europa), con il Dnipropetrovsk e gli svizzeri dello Young Boys.
Il tutto in un quadro generale dove alcune squadre hanno già chiuso la loro pratica qualificazione. Dovrei ripetere quanto ho già detto: è inutile affannarsi a occupare spazi in Europa se poi non si ha voglia, tempo, struttura, capacità, ambizione di giocare le partite al massimo delle proprie potenzialità. È inutile ma anche dannoso per un fattore che sicuramente i club non sentono con alcuna urgenza, quasi non fosse un problema loro: il coefficente nazionale Uefa.
Comincio a pensare che certi snobismi derivino più da un malcelato senso di inferiorità che da un'arrogante presunzione di superiorità. Avete presente la volpe e l'uva?
Il dramma è che a breve l'uva potrebbe non essere semplicemente alta: ma quasi del tutto assente dal pergolato europeo. Con buona pace dei nostri club che non avranno più lo stress di una competizione in più da giocare a metà settimana...
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