Siete mai stati a Montpellier? E' una città deliziosa, piccola, con un centro storico meraviglioso, una ricchissima serie di attività culturali che sono figlie dell'ambiente universitario nel quale tutta la vita cittadina è fortemente radicata. Non mi viene in mente un paragone azzeccato con una città italiana: Perugia forse, o Urbino. Il tutto in un'atmosfera di quieto benessere e di ritmi compassati e garbati.
Sono stato a Montpellier tre-quattro volte: e ho visto quattro partite allo stadio, una struttura certo sovradimensionata rispetto a quelle che sono le aspettative cittadine (225mila abitanti). Tant'è che fino a poche settimane fa, quando gli spalti erano pieni a metà, era una festa. Lo Stade De Mosson, fino al 1998, era un impianto da 16mila persone ma con i mondiali di calcio e di rugby ha raddoppiato la sua capacità. La squadra cittadina, l'HSC, che sta per Herault Sport Club, è un team di grande tradizione ma poche vittorie.
Nato come Stade Olimpique Montpellier nel primo dopoguerra su iniziativa di un gruppo di universitari che avevano tradito l'estrazione rugbistica dell'ateneo, il Montpellier generò una fusione nel 1974 e cambiò nome nel 1989. Una Coppa di Francia vinta nel 1929, un'altra nel 1990 e poi due finali, sempre di coppa, ma perse, nel 1931 e nel 1994: nient'altro, nonostante un passato impreziosito dal passaggio di giocatori come Blanc, Cantona e Milla. La Ligue1 è quasi un lusso per il budget complessivo del club, 36 milioni di euro all'anno, il 13esimo della Ligue1.
Un collega francese ha scritto una definizione meravigliosa per spiegare che razza di squadra sia questa: "un manipolo di bulletti pronti a tutto, ma non per denaro". Il Montpellier è una delle assurdità di questo campionato che dopo la lunghissima egemonia del Lione, durata sette anni e altrettanti titoli, ha offerto cinque diversi campioni in cinque stagioni. E trovo che questo puzzle composto da Lione, Lille, Olimpique Marsiglia, Bordeuax e comunque vada di una tra Montpellier e PSG, sia splendido.
Una squadra nata per salvarsi, solo quattordicesima lo scorso anno e certo non rivoluzionata, che ha costruito intorno a un tecnico capace e di grande umanità come René Girard un gruppo formidabile, con individualità di grande valore. Il tutto senza investimenti scriteriati: Girard, in carica dal 2009, ha gestito con diligenza, poche parole e senza patemi, sia i rischi della retrocessione che quelli del primo posto.
Il tutto in un contesto, come dire, molto silenzioso: senza stress, pressioni o eccessive aspettative.
Il Montpellier ha meno di un terzo degli abbonati di Marsiglia e Bordeaux e un sesto di quelli del PSG; non ha una rivista ufficiale mentre nelle edicole della città universitaria si vendono i magazine patinati di Marsiglia e PSG che finiscono esauriti in poche ore tutte le settimane.
Parlando invece di giocatori... tutti in Francia reclamizzano Hazard: ma posso garantire che Belhanda, nato nel settore giovanile del club come altri nove suoi venticinque compagni della prima squadra, non è meno interessante. Belhanda ha vinto il premio Foé, come miglior giocatore africano di Francia (è nato in Marocco) e, cosa non meno significativa due sue reti, assolutamente strepitose, sono candidate al titolo di gol francese dell'anno.
Persino più belli dei suoi gol sono i numerosi assist che hanno consentito a Giroud, attaccatante acquistato dal Tours a 1.5 milioni di euro, di diventare capocannoniere assoluto grazie a un'esplosività di scatto mostruosa e a una precisione da cecchino in zona di tiro; un mancino di 1.92 che segna più di piede e con raffinatezza che di testa e con prepotenza.
Dal settore giovanile, diretto da Domergue, c'è la coda per entrare in prima squadra. Tutti ragazzini che bevono dalla stessa fonte e che il Montpellier va a prendere a scuola con il bus del club e riporta a casa dopo compiti e allenamenti.
In Francia il metodo provinciale del Montpellier ha raccolto il sostegno del pubblico neutrale: la loro favola ha conquistato tutti, e sta letteralmente mettendo alla gogna il PSG che ha speso un sacco di soldi per arrivare secondo. Sotto l'Eiffel non la stanno prendendo benissimo... Io invece un pochino ci godo: e non perché il PSG mi sia antipatico quanto perché l'outsider continua a esercitare su di me un fascino superiore. Soprattutto in un campionato come quello francese dove i soldi (lo ha dimostrato il Lione per tanti anni grazie agli incassi di Champions League) possono davvero fare la differenza. Pure troppo...
Questi bulletti ci dimostrano che i soldi comprano tanto: ma non tutto... Per il primo titolo nella storia di questa provinciale che vuole restare tale (il presidente ha già detto che il budget, così come il monte stipendi aumenteranno rispettivamente solo del 3% e al massimo dell'8%, e in funzione di premi e risultati) bastano questi giovanissimi casse-pieds che grazie a un gol in contropiede marcato a Lille al 94', hanno scucito il titolo dal petto dei campioni e respinto l'ultimo, disperato assalto del PSG. Cui il budget del Montpellier non basterebbe per un solo giocatore: Pastore.
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