ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Stefano Benzi

    Hasta Siempre Atletico y Falcao!

    Era dura per me trovare una squadra 'preferita' tra l'Atletico e l'Athletic; entrambe sono realtà che, in modo diverso, rappresentano un certo tipo di calcio che sia dal punto di vista tattico che di personalità mi piacciono molto.

    Come i loro due allenatori: Simeone e Bielsa, dei quali avevo tratteggiato un profilo qualche tempo fa (qui) quando si era concretizzata questa finale.

    Adoro Marcelo Bielsa: perché è un allenatore che sa trasformare squadre mediocri in grandissimi collettivi e perché tatticamente ha avuto la non comune capacità di dare un'identità, non sempre necessariamente la stessa, alle diverse squadre che ha allenato. Ma Simeone, che allenatore lo è stato per mentalità e impostazione tattica fin da quando lo vidi in campo per la prima volta con la maglia del Pisa, secoli fa, ha una carriera straordinaria davanti: e ha sfruttato tutti i mezzi che Madrid gli ha messo a disposizione, cosa che i suoi predecessori non erano riusciti a fare, bloccando, in modo davvero totale tutte le dinamiche di gioco dell'Athletic. Altra cosa che a molti colleghi illustri contro il Bilbao non era riuscita.

    E' la vittoria si Simeone e di Falcao, due volte vittorioso e capocannoniere con due squadre diverse a distanza di un anno, cosa mai riuscita: giocatore mostruoso per capacità di adattamento al gioco proprio e avversario. Dategli una palla gol, la sfrutterà; dategli un lato debole, lo affonderà.

    Falcao valeva oro già molti anni fa quando, dopo aver debuttato a soli 13 anni nella Serie B colombiana con i Lanceros, si rivelò ai campionati sudamericani Under 17 per quello che è: un attaccante letale. Il River Plate lo prese subito; Falcao ripagò immediatamente un investimento molto modesto (si parlò di 150mila dollari)  debuttando a 19 anni, recuperando da un infortunio devastante e diventando un giocatore decisivo capace di vincere tutto e di marcare 49 gol in 109 partite in un campionato come quello argentino dove il furbo non lo fai. Perché il difensore più educato ti lascia l'impronta dei tacchetti tra orecchio e mandibola.

    Il River Plate lo 'regalò' al Porto per meno di cinque milioni di euro: avevano bisogno di soldi. Le squadre italiane lo ignorarono… un dirigente di Serie A con cui parlai allora (seguivo il Campeonato Argentino per un'altra rete) lo definì 'fumoso e poco concreto'. In realtà costava troppo poco per muovere interessi italiani che devono alimentare anche procuratori, agenti e agenti degli agenti e magari un po' di cassa extra per il dirigente della società che chiude l'affare…

    Com'è andata al Porto credo lo saprete anche voi: 72 gol in 82 partite 22 dei quali nell'Europa League vinta lo scorso anno.

    Contro l'Athletic si è rivelato il giocatore che era anni fa: un attaccante letale, ma anche un catalizzatore di gioco offensivo immarcabile. Soprattutto se innescato a dovere e sorretto da centrocampisti che sanno come verticalizzare e giocare 'vedendo' l'azione, e non semplicemente passando la palla. Gente come Diego, proprio quella "pippa tremenda" di Diego (per altri, non certo per me) che da noi, come altrove, ha fallito e che con un allenatore che passa per essere difensivista, come Simeone, ha sempre trovato spazio giocando una finale discreta nemmeno straordinaria. Diego e non solo: basti pensare ad Arda Turan, che da noi difficilmente vedrebbe la prima squadra (i turchi qui non sono di moda…) anche perchè ha un bruttissimo difetto… copre poco. Di solito è impegnato a massacrare la linea difensiva destra avversaria.

    L'Atletico vince la seconda Europa League in due anni con undici titolari diversi: della vittoria di due anni fa sono rimasti Assunçao e il capitano di allora, Lopez, nemmeno entrati, e Dominguez, uscito dalla panchina nel recupero per concedere passerella a Turan. Come lo chiamiamo questo… bi-ciclo?

    Altra nota a margine: in questa finale di Europa League, così poco rappresentativa e appealing per i nostri raffinatissimi club, che mi ricordano sempre di più la volpe incapace di arrivare a un'uva molto faticosa da raggiungere, hanno giocato due club spagnoli che passano per essere modesti nella loro Liga. Ma che oggi, credo, batterebbero le nostre terze forze del campionato. E che avevano un'età media di circa 26 anni, quattro Under 21 e un portiere titolare di 19 anni in campo.

    Gente che da noi farebbe la Primavera: ma giusto quella. Giocatori immaturi, competizione immatura, uva immatura: dunque è tutta una questione di maturità. O forse di dove viene coltivata questa benedettissima uva.

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    Twitter: @stefano_benzi

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