ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Stefano Benzi

    Il calcio e le sue emozioni forti: indipendentemente da tutto

    Oggi, correndo tra una conferenza stampa e l'altra e giocando con i registratori digitali che mi consentono di vedere quello che voglio quando posso, ho avuto la fortuna di assistere a diverse cose assolutamente straordinarie che ci ricordano quanto il calcio possa essere un'emozione speciale, uno sport unico.

    La sfida tra l'Arsenal e il Norwich per me, gooners di vecchia data, è stata meravigliosa: incredibile Van Persie, epico l'assalto finale, allucinante il rigore non dato a tempo scaduto. Ma alla fine quello che ti resta non è il rammarico di una partita pareggiata in casa contro una squadra (apparentemente) demotivata. A parte che la demotivazione per alcune culture sportive, semplicemente, non esiste… ce la inventiamo noi giornalisti quando fa comodo. Quello che resta è se mai la consapevolezza di avere assistito a una gara straordinaria, divertente e appagante qualunque sia stato il risultato finale. E qualunque potesse essere….

    C'è stata poi la meravigliosa festa dei tifosi del Borussia Dortmund.

    Senza voler sembrare blasfemo: nel medioevo i pellegrini cattolici speravano di poter vivere tanto abbastanza da visitare tre, quattro luoghi di culto lontanissimi tra loro e guadagnarsi così il Paradiso. Erano viaggi interminabili, a piedi, tra pestilenze, guerre, carestie e fame vera: se eri fortunato da morire da vecchio, eri arrivato ai quarant'anni. La stragrande maggioranza di loro il Paradiso, se riusciva, se lo guadagnava strada facendo e nemmeno a metà dell'impresa.

    In questo medioevo culturale nel quale il calcio per molti è una religione davvero sopravvalutata, per me è, se non altro, occasione di turismo: vedere alcuni stadi, e alcune squadre, è come trovarsi di fronte a un capolavoro degno di un museo. Il Westfalenstadion, che ho avuto la fortuna di vedere in una versione infinitamente meno significativa e molto meno colorata di quella di oggi, credo sia uno di questi luoghi di culto che vale la pena vedere almeno una volta nella vita: indipendentemente da quella che sia l'occasione. Quella di oggi, splendidamente raccontata da Fabio Fava sul nostro canale Eurosport 2 HD, credo sia stata una grandissima occasione. Caro Fabio… ti ho ascoltato e… credo tu mi debba una cena.

    E poi c'è stato l'addio (secondo me è un arrivederci, e neppure troppo a lunga scadenza) di Guardiola al Camp Nou, altro luogo di pellegrinaggio calcistico per eccellenza. Bellissima l'immagine di uno stadio che esce comunque sconfitto al termine di una stagione lunga e rincorsa su molti fronti che sulla splendida musica di "Fix You" dei Coldplay tributa al suo allenatore un omaggio del genere.

    Ho spesso invidiato la vita di un cantante come, che so, Bruce Springsteen, che si trova davanti un fiume di mani che muove a comando; o di atleti come, che so, Usain Bolt, che uniscono culture lontanissime e inavvicinabili di fronte a un'unica impresa sportiva. Raramente ho provato invidia per un allenatore: ma stavolta ho invidiato, e moltissimo, Guardiola. Vedere dal centro della fiamma uno spettacolo del genere dev'essere qualcosa di impagabile.

    C'è poi stata un'altra cosa che ho visto ma della quale parlo a parte, il Lecce: perché tocca un nervo scoperto e carne viva. Anzi, credo che partirò proprio da qui… dalla carne. Vitello, manzo, scamone e frattaglie.

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