ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Stefano Benzi

    Il calcio non è come il wrestling

    Mentre l'inchiesta sulle scommesse va avanti, prosegue anche la circospezione con la quale la stampa sta trattando l'argomento: diciamo che al momento la stragrande maggioranza dei media sta ancora facendo finta di dare importanza al calcio giocato e agli imminenti verdetti del campo, piuttosto che al terremoto che quelli della giustizia sportiva potrebbero portare a stravolgere il quadro che stiamo vedendo, e pagando, oggi.

    Curiosando tra gli articoli l'altro giorno mi è caduto l'occhio sul titolo di un importante quotidiano che riferendosi a scommesse e partite comprate diceva "Quando il calcio è come il wrestling".

    Sarà perché un pochino il wrestling l'ho seguito, anche se ho seguito molto di più il calcio; sarà perché proprio in questi giorni c'è il tour della WWE in Italia che sto seguendo con lo spirito di un ragazzino che gira tra le giostre del luna park, ma vorrei di dissentire.

    Il calcio è peggio del wrestling.

    Vediamo se riesco a farmi capire: ho già spiegato che cos'è il wrestling diverse volte (qui, in modo particolare), e vedo che continua a essere fatica sprecata. Perché in Italia l'argomento è stato etichettato in due scomparti ben precisi: "è la solita stronzata americana" oppure "è una pagliacciata".

    Dunque ritengo sia inutile sottolineare al nostro evolutissimo pubblico italiano che vota come miglior programma dell'anno il Grande Fratello, l'Isola dei Famosi e Uomini & Donne che il wrestling ha una tradizione lunghissima, che fior di scrittori si sono cimentati nella stesura di storyline (King, Clancy) e che numerosi attori e comici da sempre si dicono influenzati dal wrestling (dal grande Andy Kaufman, ai fratelli Marx,  ai più recenti Ben Stiller, Jack Black, Eddie Murphy) e che su questa forma di intrattenimento hanno speso il loro tempo sociologi e studiosi di scienza comportamentale.

    Il wrestling, per gli americani (noi no… noi i bambini li lasciamo di fronte alla televisione da soli) è una forma di imprinting con il quale si spiega la vita al figlio: di solito è una forma di comunicazione che privilegia padre e figlio maschio ma che alla fine ha coinvolto tutta la famiglia. Per questo, da generazioni, il nonno, il padre e il nipotino guardano lo stesso show, spesso discutendo o litigando per la star preferita ma alla fine sanno esattamente a che cosa stanno assistendo. A uno spettacolo.

    Il patto tra chi fa il wrestling e chi lo guarda è molto chiaro: tu mi devi divertire, o arrabbiare, e io mi sfogo divertendomi molto o arrabbiandomi moltissimo. E nel frattempo il ragazzino gioca con il papà che gli spiega chi sono i buoni e i cattivi, che si può vincere tradendo ma essere considerando un perdente, che nella vita chiunque può riuscire in qualsiasi impresa.

    E' il sogno americano che rivive ogni settimana, sul ring e in tv. Si parla di leadership, di mission, di achievement: che saranno anche le solite stronzate americane. Ma sono anche quello che distinguono questo paese da sempre e lo rendono un punto di riferimento.

    Può piacere o non piacere. A me piace, è sempre piaciuto. E a chi mi diceva che occupandomi di wrestling mi sarei sputtanato un'onorevole carriera da telecronista e analista sportivo ho fatto spallucce. Così come oggi, a quelli che, pensando di insultarmi, mi dicono che dovrei occuparmi di wrestling e non di calcio, faccio una pernacchia. Perché di calcio mi occupo da 25 anni, ed è un lavoro che quest'anno (spero) mi porterà a festeggiare la mia telecronaca live numero 5000, mentre il wrestling era un gioco che cercavo di spiegare in modo serio. Cosa che con il calcio mi riesce un po' più difficile.

    Perché mentre quando devo parlare di wrestling so esattamente a chi sto parlando, quando parlo di calcio mi trovo di fronte a una massa indistinta di individui che nella stragrande maggioranza dei casi è incapace di ragionare: se non per proprio conto e interesse.

    Detto questo, perché il calcio è peggio del wrestling?

    Perché nessuno che si occupa di wrestling si sognerebbe mai di guadagnare sui propri match: e chi scommette lo fa con il cosiddetto "fantasy" sulla storia e non sui risultati del match… Come andrà a finire quella sfida? Quando e contro chi tornerà in auge quel protagonista? Ci si scopre sceneggiatori e narratori… certo non analisti sportivi. Un pochino più creativo…

    Nel calcio, dove tutti siamo stracompetenti e strasicuri di quello che vediamo e raccontiamo cominciamo ad avere qualche dubbio. Il dubbio è il nemico di qualsiasi attività agonistica: è come se ti dicessero che il cronometro non funziona. E se non fosse come credevamo?

    Beh… l'appassionato di wrestling ha smesso di credere a Babbo Natale da un pezzo: e se qualcuno ancora ci crede, mi spiace, so di rovinarvi la vita. Ma devo ammettere che Babbo Natale non esiste. E che i regali sotto l'albero li mettono i genitori.

    Se qualcuno invece ancora crede che il calcio, o lo sport in genere siano immacolati da qualsiasi peccato originale, credo sia il caso di far cadere questo pietoso sudario e di fare chiarezza.

    Ne parlerò ancora nei prossimi giorni. Il post l'ho già scritto e preparato con cura ma non vorrei che dopo questa rivelazione su Babbo Natale la coscienza di molti non sia pronta a subire altri colpi.

    Lo pubblicherò tra un po': il tempo che vi riforniate di ansiolitici e antidepressivi.