ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Stefano Benzi

    Il Chelsea: frittatona di cipolle e birra ghiacciata

    Oggi ho letto molti giudizi da parte di colleghi e appassionati circa la vittoria del Chelsea in Champions League. Pareri discordanti alcuni dei quali, secondo me, anche un po' ingenerosi.

    Ho letto di 'vittoria del catenaccio' e del 'non-gioco'; ho sentito giudizi un po' azzardati su una squadra che per anni ha rappresentato comunque un punto di riferimento importante e che, non dimentichiamolo, a questa finale c'era già arrivata e non con Mourinho, ma con Avram Grant. Una squadra che ha speso vagonate di denaro e che ha finito per vincere alla fine della sua corsa in prima classe, nel suo momento meno dispendioso, quando ormai era il momento di cambiare impostazione e registro.

    Non credo sia un'assurdità: non si può trovare una legge per tutto e non si può nemmeno trovare un'etichetta da appicciare a qualsiasi cosa. Certo, è comodo: ma le etichette, come i luoghi comuni, finiscono per stare strette. E per diventare ingiuste, o riduttive.

    Lo sono sicuramente nel caso del Chelsea di quest'anno che è passato indenne dal Barcellona e ha conquistato il suo trofeo più prestigioso di sempre rimontando, resistendo e giocando come poteva, nell'unico modo possibile che uomini e mezzi gli consentivano. Questo non può essere considerato un limite. E nemmeno una colpa.

    Ho visto esempi di catenaccio e di non-calcio molto più evidenti e vergognosi di quello rappresentato dal Chelsea.

    Ho trovato invece ammirevole la caparbietà della squadra di Di Matteo e la dedizione di alcuni giocatori: Lampard, Cech e Drogba su tutti.

    Lampard ha giocato una partita meravigliosa, molto silenziosa e sempre presente. Cech non è un portiere elegante e forse dopo il drammatico infortunio che quasi lo aveva ammazzato, non è più riuscito a ricoprire il ruolo al quale sembrava potenzialmente essere destinato: quello di portiere più forte del mondo. Ma Cech mi ha impressionato per la sua freddezza sui rigori: per il modo nel quale ha studiato tutti i giocatori che avrebbe dovuto affrontare. Non ha sbagliato un angolo: ha intuito la destinazione di tutti e cinque i penalty di spareggio, parandone uno e sfiorandone in modo quasi decisivo altri due.

    Drogba è sempre stato un oggetto misterioso per me: giocatore di talento incredibile, fisicamente incontenibile. Ma ha sempre vinto molto meno rispetto a quanto avrebbe potuto: in Europa e in Nazionale. A gennaio in Coppa d'Africa mi aveva davvero deluso, circondato com'era da compagni di talento e qualità si è fatto suonare da una squadra di ragazzini inesperti e affamati come quelli dello Zambia. La Champions League per lui era davvero l'ultima chiamata prima di un contratto ricchissimo che lo farà chiudere la stagione tra seta e champagne, in Cina o tra gli emiri.

    Di Matteo, uno che ha iniziato presto la sua carriera di allenatore perché tre fratture lo avevano costretto a mettere da parte prestissimo quella di calciatore, ha conquistato un trofeo che il Chelsea non puntava né sperava di conquistare. A dimostrazione del fatto che è inutile parlare di vittorie catenaccio o del non-gioco. Forse è addirittura inutile cercare di etichettare ogni partita e ogni vittoria.

    E' stata una partita mal giocata dal Bayern e interpretata dal Chelsea in  modo dignitoso e commisurato alle sue condizioni: quelle di una squadra vecchia, logora, incompleta e devastata da una stagione bruttissima.

    La vittoria del Chelsea non è una sconfitta per il calcio spettacolo del Barcellona, e non è nemmeno un salvataggio per l'Inghilterra che per strada ha perso quasi tutto, e non è neppure una bocciatura definitiva per il Bayern che pure ha sprecato un'occasione forse irripetibile.

    Magari il Chelsea non può essere considerata la crema del calcio europeo. Non è caviale e champagne ma nel calcio non sempre vince il migliore. Bella scoperta, eh?

    Tant'è che stasera dopo la Finale di Coppa Italia mangerei volentieri una bella frittatona di cipolle, accompagnata da una birra ghiacciata. E invece mi toccherà il solito panino all'una e mezza di notte sulla strada verso l'albergo.

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    Twitter: @stefano_benzi

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