ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Stefano Benzi

    Il silenzio di Mar-Chen-lo Lee-ppi terrorizza pure l’occidente

    Eccoci alla domanda che ogni tanto chiunque si pone: se mi offrissero un sacco di soldi, proprio tanti, per andare a fare il mio lavoro in un posto strano lontanissimo da me per mentalità, storia e cultura, che farei?

    Sarà che a me non hanno mai offerto nulla, nemmeno poco, per andare da nessuna parte e la mia carriera è in discesa da anni ("nel senso che non ho più fatto carriera da quando ho iniziato a fare questo mestiere" diceva il mio vecchio caporedattore) ma questa domanda continua a inzigarmi: soprattutto dopo l'offerta che ha posto al centro dell'attenzione Marcello Lippi, chiamato a dare un senso al calcio cinese che non sia solo quello del meraviglioso "Shaolin soccer".

    Credo che dieci milioni di euro all'anno, (c'è chi sostiene siano 12, e netti) per due anni, siano un buonissimo motivo per affrontare la Cina serenamente. Ma è un dato di fatto: i soldi chiamano, tocca a chi li riceve rispondere. Lippi ha detto sì. E ha fatto bene perché non penso che altrove gli avrebbero offerto così tanto e perché sicuramente di cose da insegnare ne ha tante.

    Il Guangzhou in Cina è un colosso che ha avuto i suoi problemi: retrocesso in seconda divisione per un scandalo legato a scommesse e risultati accomodati (mica esistono solo da noi) è tornato in massima serie e ha subito vinto, anzi... stravinto, l'ultimo titolo. Ma se le possibilità economiche di questo paese sono immense, la forza commerciale della squadra di Canton è assolutamente straordinaria. Basti pensare a quanto paga Dario Conca (otto milioni di euro all'anno per tre anni) e a quanto immediatamente dopo hanno offerto a Lucas Barrios (mezzo milione e un anno di contratto in più). Il presidente delle tigri, un manager che dovrà amministrare il braccio sportivo più popolare del colosso immobiliare cinese Evergrande, non bada a spese. Anche perché i soldi non sono i suoi, ma dell'azienda che a sua volta lo paga un sacco di soldi: "Se vogliamo visibilità internazionale dobbiamo battere la concorrenza degli arabi" - dice il signor Liu Yongzhuo, che gode di molta notorietà su Wikipedia ma in compenso vanta un portafoglio da 60 milioni di euro all'anno da spendere.

    E ancora: "Gli arabi avranno il Mondiale, noi non l'abbiamo e lo vogliamo. E per averlo dobbiamo spendere".

    "Dare moneta, vedere cammello" dice un detto arabo.

    "Se prima pagare, forse mangiare" dice un detto cinese.

    Da noi come si dice...? Bamboli, non c'è una lira. In compenso mettiamo in vendita il know-how, anche se di poche parole, che per altro in Cina verranno tradotte, di tecnici come Lippi che alla pensione dorata preferiscono un'attività platinata.

    Come dargli torto?

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