ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Stefano Benzi

    L’Italia va, seguendo rotte e venti a volte imprevedibili

    Anche qui… bisognerebbe ripetersi: e spiegare che l'Armenia non è un punto sulla carta geografica che scopri occasionalmente per via di qualche partita di calcio. Ma è un paese che dal punto di vista calcistico è cresciuto tanto, perché ha ricchezze che sono state investite considerevolmente nel prodotto football e i cui giocatori hanno maturato esperienze significative in Russia, in Germania, in Inghilterra.

    In Italia? No, perché se porti uno che si chiama Mkhitaryan, o Sarkisov, rischi di essere preso in giro: anche se il primo è un centrocampista coi fiocchi e il secondo è una punta potente e di grande intelligenza nei movimenti.

    Sono le classiche partite che l'Italia finisce per soffrire, rischiando brutte figure: la gente si aspetta una goleada, finisce in parità ed è un dramma. Stavolta pur con qualche sofferenza, dovuta secondo me più a pochi errori individuali difensivi che a un vero e proprio problema collettivo, l'Italia porta a casa una vittoria preziosa su un campo non facile contro una squadra che farà soffrire un po' tutti: l'Armenia, nel suo girone di qualificazione dell'Europeo, è finita terza con 17 punti alle spalle di Germania ed Eire davanti a Slovacchia (battuta due volte), Macedonia (una vittoria e un pareggio fuori) e Andorra. L'Armenia ha fatto sudare sangue alla Russia che a Yerevan ha strappato uno 0-0 soffertissimo con una squadra meno brillante di quella che abbiamo visto ieri sera contro l'Italia. Squadra materasso? Ci si fa male a dormire su questi materassi…

    Morale? Prendiamoci i tre punti, i gol che arrivano da chi non ti aspetti, l'ottima prestazione di Montolivo che in tutta onestà molti non avrebbero nemmeno voluto in squadra vista la pochezza del suo avvio di stagione e continuiamo ad aspettare l'Italia che verrà.

    In fondo è l'applicazione, preziosa, dell'insegnamento di chi, con intelligenza, ti spiega che se navighi  vela, per arrivare da un punto A a un punto B, non puoi tracciare una rotta in linea retta, ma ti tocca andare dove il vento ti porta: possibilmente quanto più in avanti possibile e sempre verso il punto di arrivo.

    È una metafora utile a giustificare l'esistenza di ognuno di noi: ma per la Nazionale azzurra è davvero perfetta.

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