
Pronosticone di redazione miseramente fallito: sono in piena zona retrocessione, scavalcato persino da un tecnico che mi ha chiesto "se giocare con il 4-4-2 voleva dire giocare solo in dieci".
La mia favorita è stata eliminata al primo turno, il mio capocannoniere predestinato è già in vacanza. Non so quanti punti ho fatto ma secondo me ne ho presi di più in testa quando sono caduto con lo skateboard: ed erano meno di dieci.
Ma, come sostiene mio figlio Edoardo devo fare qualcosa per alzare la mia autostima. Dunque azzardo un Top 11 della prima fase di questo Europeo che, lo giuro, ho scritto parecchie ore prima che andassero in onda Patrick Kluivert e Thomas Berthold anche se riesco a pubblicarlo solo all'alba del primo giorno dei quarti di finale. Sono un integralista del 3-4-1-2 (a proposito, qualcuno lo usa ancora?) e non lo rinnego nemmeno adesso. Con me, alla playstation, funziona ancora alla grande. In campo con la rappresentativa di Eurosport, da sempre fuori ai quarti di finale del campionato dei giornalisti, ammetto che riesce meno bene. Anche perché giochiamo (giochiamo…? Giocano!) in cinque.
Portiere, Iker Casillas (Spagna) — Solido, sicuro, perfetta estensione estrema di una di una squadra che concede un solo gol e che lo protegge. Ma che quando lo costringe a intervenire lo trova sempre pronto. In tutta onestà è stato un bel match con il tedesco Manuel Neuer ma credo che in questo momento il più forte d'Europa sia ancora lui.
Esterno destro, Theodor Gebreselassie (Repubblica Ceca) - Lo seguo da quando esordì in una nazionale sperimentale giovanile, se non ricordo male, a sedici anni. Ma cominciò a fare notizia a 20 perché fu il primo giocatore di origine africana in nazionale ceka e perché, tanto per cambiare, in qualche partita si beccò degli insulti razzisti. Magari perché non lo prendevano mai: è la conferma che i giocatori muscolari sia di centrocampo che di fascia cominciano a riuscire piuttosto bene nelle scuole calcio di questo paese. Ottimo cross, splendide percussioni, nessuno scrupolo a tirare o ripartire.
Centrale, Mats Hummels (Germania) - Sicuramente il più lucido in una difesa tedesca dove fare bella figura era difficile per eccesso di ottima concorrenza. Crea un'eccellente alchimia con Badstuber ma cosa più importante per me è di un straordinaria eleganza e disinvoltura in fase di ripartenza. Bada al sodo, quando serve, e sale a testa alta tutte le volte che può. Ogni tanto riesce a diventare pericoloso sui calci di punizione che in questo Europeo per molti suoi colleghi di altre difese sono diventati un incubo.
Esterno sinistro, Philip Lahm (Germania) - Matto come sono, ma anche Olsen lo è, l'idea di vedere Rommedahl terzino sinistro era davvero affascinante. Ma la sicurezza del tedesco è una garanzia assoluta. Consideriamo che è un giocatore valido per tutte le esigenze e per tutte le partite, a destra come a sinistra e che questo, più di altri è un ruolo che si paga 'a giornata'. Dipende dal tuo umore, dal modo in cui la squadra decide di coinvolgerti e soprattutto dall'avversario che hai davanti. Lahm riesce sempre a essere decisivo in fase di break.
Lato destro, Jakub Blaszczykowski (Polonia) - Nessun dubbio. Kuba è la sintesi perfetta di quello che il quarto di destra dovrebbe fare quando si tratta di attaccare sul serio. Punta l'uomo senza paura, ha potenza, personalità, uno splendido controllo di palla e una conclusione molto precisa. E poi si sposa perfettamente con il lato sinistro che trovate poco più sotto che, come lui, rompe e riparte, crossa o converge con grande facilità d'azione.
Centro sinistro, Xavi (Spagna) - Ho le mie idee… a me piacciono gli esterni muscolari e i centrali di fosforo. Aggiungo solo una cosa al pezzo che avevo scritto ieri mattina presto e che è figlia della trasmissione Euro 2012 Show di ieri sera, partorita da Thomas Berthold: "Fa l'amore con il pallone", lui lo diceva di Iniesta, ma secondo me vale per Xavi, e anche per…
Centro destro, Andrea Pirlo (Italia) - Lasciamo perdere il fatto che su punizione è un giocatore devastante, e abbiamo visto quanti gol su piazzato siano arrivati in questa prima fase dell'Europeo (anche per ignoranza tattica di alcune difese). L'azione con cui lancia di Natale nel gol contro la Spagna è da manuale e ho la sensazione che nei suoi migliori momenti non avrebbe alcuna fatica a inserirsi in una squadra come quella delle Furie. Peccato che loro di giocatori con questo talento ne abbiano troppi, e noi troppo pochi.
Esterno destro, Petr Jiráček (Repubblica Ceca) - Altro talento che arriva da lontano e che stiamo scoprendo troppo tardi. Al Viktoria Plzen (cento partite in massima serie) avevano deciso che era l'erede di Poborski, forse per una certa somiglianza fisica, o di andatura. In realtà di Poborski ha duttilità e polmoni, forse non i piedi, sicuramente il senso dell'inserimento. E' un giocatore di grande sensibilità, che ha bisogno di sentire il peso del gioco. In questo Europeo ha dimostrato che è un pronto per un palcoscenico di alto livello (gioca nel Wolfsburg).
Fly-Half, Andrés Iniesta (Spagna) - Uno così, per me, può giocare ovunque. Anche se mi dispiacerebbe per questioni di mera tattica così care ad alcuni allenatori, sacrificare altre scelte per fargli spazio. Io continuo a pensare, sicuramente in modo troppo integralista, che ci siano giocatori che siano nati per giocare alle spalle delle due punte. Che poi siano capaci di fare tante altre cose, e di adattarsi a stare a sinistra o a destra di altri giocatori meno duttili, su richiesta di allenatori votati a un paio di formati di gioco, è un altro discorso. Lui sta dietro le due punte e io mi tengo la mia squadra tutta sbilanciata in avanti. Se no, che mi diverto a fare?
Attaccante, Alan Dzagoev, (Russia) - Meno male che qualcuno se n'è accorto. Sentire definire Dzagoev una 'sorpresa' mi ha fatto male al cuore almeno quanto sentire definire Clichy una bella promessa. In effetti anche Giotto è cresciuto non male: e Michelangelo ha fatto qualcosa di discreto. Dzagoev è una iena cresciuto tra i lupi. Sa difendersi tra difese irascibili, ha un tiro fulmineo e un controllo di palla nervoso e improvviso. Sul corto è devastante: ha bisogno di palloni precisi, tra le linee centrali perché è sempre lui a dettare il passaggio. Nel CSKA ha giocato con l'eccentrico Wagner Love (ora al Flamengo) come con il potente Doumbia, il talentuoso Honda o il promettentissimo nigeriano Musa. Ma alla fine il cecchino è lui. Dategli un pallone decente, lui farà il resto.
Attaccante, Mario Gomez (Germania) — Non poteva essere un'altra stagione nera come quella di Euro 2008 o Sudafrica 2010 nelle quali non segnò mai. Gomez, reduce da una stagione che lo ha visto partire in ritardo (e forse è stata una fortuna) per via di un infortunio, è in condizioni stratosferiche. Tanto più perché gioca in una squadra dove la provvigione di assist non manca davvero: segna, e tanto, ma il modo in cui sa fare la sponda e far segnare (vedi il gol di Podolski) è altrettanto prezioso e importante.
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