ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Stefano Benzi

    La moviola: i se e i ma…

    Il mio post di ieri sulla moviola, alla quale mi dichiaro da sempre contrario, ha scatenato un po' di dibattito (qui): spesso si scrive proprio per questo a volte no. Nel mio caso no...

    Mi fa piacere se alcune persone arrivano addirittura a discutere civilmente di un argomento che sollecito e se questo dibattito arriva alle mie orecchie. Cosa che succede abbastanza frequentemente sulla mia pagina di Facebook (qui) dove talvolta mi trovo coinvolto personalmente e altre mi capita semplicemente di leggere con interesse.

    Ieri un amico mi ha scritto copiando e incollando il messaggio di un lettore di questo blog: "Lo so che non leggi i messaggi sotto i tuoi post, ma questo è l'unico che sembra pensarla come te...". Era di un lettore che sembrava aver capito quello che volevo dire: io non sono contrario alla moviola, cosa che speravo si capisse da quanto ho scritto ieri. Sono contrario all'uso tendenzioso che se ne fa: chi c'è dietro la moviola? Un giudice, un arbitro, un osservatore che si presuppone imparziale: in altri sport non c'è bisogno di pensare alla moviola e là dove ce n'è stato bisogno non era per mettere in dubbio la buona fede del giudice o dell'arbitro ma per aiutarne l'operato.

    Nel calcio, in particolar modo in Italia, questa prospettiva serena e un po' asettica manca completamente: è una questione di cultura sportiva che nel nostro ambito nazionale diventa anche parte della cultura generica (forse genetica) del sistema paese nel quale viviamo. Definitela sfiducia, o realismo.

    Non ho dubbi che per alcuni aspetti la tecnologia applicata al calcio sarebbe utile e auspicabile in uno sport più veloce, fisico ed esasperato rispetto a molti anni fa (i sensori di porta ad esempio, un sistema che si poteva tranquillamente adottare da tempo, e senza grandi sforzi, per tutelare l'unico aspetto che conta nel calcio... il gol) ma per altri aspetti affronteremmo uno stillicidio di discussioni che finirebbe solo per alimentare altra sfiducia, altre tensioni.

    Ci ritroveremmo a fare la moviola della moviola, o l'analisi personale di ogni singolo operatore chiamato a gestirla. Andremmo a frugare anche nella sua spazzatura di casa per troivare l'inghippo.

    Io credo che si debba fare molto, e di più, per aiutare gli arbitri a cominciare dalla serenità con la quale si dovrebbero accettare i loro errori e il principio insindacabile sul quale lo sport si basa: la buona fede del giudice. Non so quante squadre, quanti calciatori, quanti dirigenti siano sempre e comunque in buona fede o disinteressati quando esprimono la propria opinione. I tifosi sono faziosi per definizione, a volte ottusi, quasi sempre del tutto inattendibili: non credo ci siano lezioni che in Italia i tifosi, o la stampa, spesso più faziosa del tifoso stesso (che per i media è semplicemente uno strumento di marketing), possano impartire.

    Di conseguenza, continuo a osservare e ad arbitrare con la consapevolezza che ogni giorno mi sentirò dare del fazioso, del venduto o del cornuto: a prescindere... Anche se sono in buona fede, non mi ricordo nemmeno i nomi delle squadre che stanno giocando e mia moglie l'ho lasciata a casa mentre cuoceva il minestrone (o almeno così diceva). Forse molti arbitri sono addirittura più certi della loro buona fede che della fedeltà del loro coniuge. Un arbitro di Serie A del quale ero molto amico una volta mi disse... "Ho sempre sbagliato di testa mia, e se ho le corna, pazienza: su di me almeno posso mettere la mano sul fuoco. Su mia moglie no".

    Scherzava, o magari no.

    Il giorno che gli altri soggetti che fanno parte del gioco saranno disposti ad accettare questa buona fede, forse, la moviola sarà anche utile. Se si accetta l'arbitro si può accettare anche la moviola: sicuri che poi si accetterebbero con serenità anche le decisioni tecnologiche? Ne dubito, pronto a ricredermi sorpreso del salto di qualità culturale e sportiva che avrà fatto questo paese.

    Vogliamo riformare il calcio in Italia? Vogliamo davvero? La moviola non basta... bisogna cominciare da altro a partire da una seria riforma delle istituzioni, da una più equa ripartizione dei proventi derivanti dai diritti televisivi, da un'efficace promozione non del prodotto calcio ma dei principi di etica sportiva nelle scuole (non scuole calcio, scuole dell'obbligo) per proseguire con una progressiva limitazione, fino alla loro totale dismissione, degli interessi economici e industriali di squadre e club che con il campo non hanno nulla a che fare. E comunque, nel paese che oltre duemila anni fa ha partorito il concetto di panem e circenses che così bene si ritaglia sulle caratteristiche di quest'era così virtuale e poco virtuosa, credo che le priorità dovrebbero essere altre.

    Scusate...

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