Se la notizia del ritorno in Serie A del Torino è una buona notizia per tutto il calcio italiano, quella della promozione del Pescara, diciannove anni dopo la sua ultima stagione nella massima categoria, è una notizia eccellente.
Pescara è sempre stata la città perfetta per un calcio un po' matto ed estremista che altrove non riesce: penso a Galeone, che all'Adriatico ha fatto miracoli e offerto spettacolo. E ovviamente a Zeman, l'uomo che qualche anno fa diceva che "il calcio è semplice e che occorrono solo gli uomini giusti, che abbiano tanta voglia di lavorare insieme e di sacrificarsi".
A chi obiettava, ed erano gli anni '90 e la voce 'denaro' pesava molto meno di quello che pesa oggi, che servivano anche i soldi Zeman rispondeva… "Perché sprecarli? Quelli di solito arrivano dopo".
E' vero, Zeman dà sempre un po' l'impressione di parlare come il grande capo Estiqaatsi; ma nel corso degli anni ha saputo offrire calcio come pochi altri allenatori e creare anche laddove sembrava impossibile qualsiasi genere di impresa. Il suo modello funzionerebbe ovunque; se trova le persone giuste e compone l'alchimia perfetta.
E' un eretico: un uomo che ha sfidato qualsiasi potere forte fino a mettersi contro un intero sistema. Ma alla fine agli eretici bruciati sul rogo perché dicevano che la terra era rotonda e girava intorno al sole hanno dovuto chiedere scusa (scuse postume, ovviamente) dedicando loro piazze e licei scientifici.
Zeman si muove nel mondo del calcio di oggi con la cautela di un cinghiale in un salotto zeppo di chincaglieria Swarovski: per questo mi piace.
Ora lo vogliono tutti… ora l'eretico fa comodo, è l'uomo del momento, sulla cresta dell'onda. Tra poco lo inviteranno all'Isola dei Famosi e quasi certamente gli toccherà scrivere un libro.
A 65 anni, con poche carte ancora da giocarsi in termini di carriera, mi piacerebbe molto che il cinghiale si incazzasse di brutto e mandasse tutti a… quel paese. E, rifiutando qualsiasi offerta, se ne stesse a Pescara anche a retrocedere se necessario: con i suoi ragazzi che per fare panchina in Serie A in attesa della partita di Coppa Italia o dell'infortunio del titolare, se non altro con lui continuerebbero a giocare, divertirsi e imparare. Parliamoci chiaro: chi è oggi che può permettersi di giocare solo per il gioco, senza alcuna ansia di prestazione, senza alcuna foga di risultato?
Secondo me è proprio quello che manca nel nostro campionato dove si è più attenti a impedire il gioco avversario che a costruirne uno proprio. Ma solo perché è più facile.
Lo scorso anno avevo esultato per il ritorno in Serie A del Novara: perché quel campo sintetico, quel modo di proporre calcio con un progetto semplice era secondo me da difendere. Ora che il Novara è tornato in Serie B, insegnando a molti club più illustri (così come è accaduto a Lecce) come si accetta una retrocessione, e che il bistrattatissimo e temutissimo sintetico sostituirà il pagliericcio di San Siro, mi auguro che Pescara sappia difendere la propria identità. Che Zeman resti dov'è indipendentemente da quanto gli offriranno altrove e che la stragrande maggioranza della sua banda bassotti, che nelle grandi squadre servirebbe solo a riempire l'album delle figurine alla voce 'seconde scelte' resti all'Adriatico a giocare da protagonista.
Mi scappa da ridere: perché per fare la Serie A il budget del Pescara è di sei milioni di euro. E servono giocatori che "si facciano il mazzo", ha detto con un meraviglioso e raffinato giro di parole Daniele Delli Carri, direttore sportivo del Pescara che evidentemente è stato contagiato dalla Zemanite.
Quando un collega di Pescara mi chiese che ne pensavo di Nielsen ho faticato a capire di che Nielsen parlasse: poi ho capito che si trattava di Matt Lund Nielsen e che avevo parlato discretamente bene di lui al Torneo di Tolone, un evento che Eurosport trasmette da vent'anni e del quale avevo curato le telecronache. Il Pescara ne annunciò l'acquisto tre giorni dopo quella telefonata: costo dell'operazione 50mila euro.
Oggi tra squadre che falliscono, giocatori che non giocano e talenti che si mostrano silenziosamente un po' ovunque, se uno vuole provare a fare calcio ci riesce: e non occorrono troppi soldi.
Servono capacità e talento. E voglia di farsi il mazzo. A Pescara forse si può: spero che mantengano le condizioni per dimostrare questa tesi che nel calcio di oggi sa un po' di eresia.
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