Guai a chi parla di crisi allontanata e di squadra ritrovata. La partita Milan-Genoa, una delle più brutte di cui ho memoria nel campionato italiano recente, è stata nobilitata da un golletto del solito El Shaarawy e da qualche intuizione del crestino ligure di origine egiziana.
Il resto è stato di una noia mortale; con il Genoa impegnato a imparare di nuovo le logiche di una difesa a quattro e il Milan nel disperato tentativo di riprendere un po' di confidenza e di coraggio di fronte a una squadra più chiusa e basta che aperta a un potenziale contropiede.
Le chiavi del match? Sostanzialmente solo due: il già citato El Shaarawy, cui il Milan si aggrappa disperatamente considerando la pochezza del resto e l'inconsistenza di Pato, forse ingiustamente fischiato vista la lunga assenza ma di sicuro molto lontano da una condizione di presentabilità, e l'infortunio di Moretti che fino al momento della sua sostituzione era stato il migliore del Genoa. Esce Moretti e il Genoa si adatta, ma lo fa male, alle nuove esigenze: il Milan passa due volte proprio sul lato destro, quello che Moretti aveva splendidamente coperto, e al secondo tentativo passa su un'azione più che dubbia certamente irregolare, per quanto efficace.
Il Milan non mi è piaciuto anche se capisco che Allegri stia cercando di cambiare qualcosa: tuttavia si è rivista la copia spenta di Montolivo, mentre De Jong, nemmeno contro un centrocampo farraginoso e inconcludente, è riuscito a imporre una certa autorevolezza. In difesa Zapata, Yepes e Bonera sono riusciti a pasticciare persino contro Immobile, servito poco e male.
Insomma... I tre punti, conquistati contro una squadra impalpabile e in questo momento in piena crisi di identità e tecnica, sono l'unica buona notizia di un Milan brutto. Che vince una brutta partita. Se non altro in classifica non si mette l'asterisco (* ha vinto, ma…): si aggiungono i tre punti e basta.
Si accontenti il tifoso del Milan; per godere ripassi più avanti.
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