Capisco che Prandelli si lamenti: due giorni di riposo in meno per preparare e affrontare la sfida contro la Germania non sono pochi. E capisco anche che il CT chieda alla Uefa di rivedere calendari e regolamenti che in questo senso sono assurdi e soprattutto, per usare parole sue, "sbilanciati".
Lo capisco e ha ragione. Ma si metta il cuore in pace: quando lo spezzatino ancora non esisteva, e non è che lo abbia inventato Murdoch perché ormai è diventato piatto di portata per qualsiasi manifestazione che abbia una qualche dignità televisiva, pensare che una competizione sia organizzata sulla base degli impegni delle squadre è una pura utopia.
Forse c'è un solo sport, per ovvi motivi, che rispetta la fatica dei suoi atleti e cerca di tutelarne la prestazione fisica: il rugby. Ma tutto il resto è carne da macello.
Negli USA, quello che definiscono il 'pacco stretto', costringe qualsiasi squadra di basket, hockey e baseball a partite e trasferte, partite e trasferte, partite e trasferte. Un ciclo continuo nel quale il concetto di riposo e di recupero, o di allenamento, non esiste: esibirsi è il tuo allenamento.
Non è che per le grandi manifestazioni il concetto sia diverso: per la fase a eliminazione diretta di questo Europeo la soluzione sarebbe stata relativamente semplice. Prima, quando eravamo tutti scemi e la tv era in biancoenero, un organizzatore che avesse voluto garantire un minimo di regolarità al torneo avrebbe fatto come si fa con i campionati del dopolavoro: prima la fase a gironi con due partite al giorno. Quindi, dopo due giorni di riposo, i quarti di finale, due partite al giorno per due giorni. Poi, dopo altri tre giorni di riposo, le semifinali, entrambe lo stesso giorno; e dopo altri due-tre giorni di recupero, la finalissima.
Ma così facendo gli ascolti si sarebbero sparpagliati, non ci sarebbero state più sette partite a eliminazione diretta in prime time (quarti, più semifinali più la finale), gli sponsor avrebbero perso appeal e capacità di comunicazione... Quindi la logica è tutelare non il torneo, ma il prodotto televisivo che promuove il torneo.
Piaccia o no è così. Il calcio muove questi interessi per via delle tv e dei diritti, strapagati, motivati a loro volta da introiti che arrivano da sponsor e pubblico: alla Uefa e alla Fifa costerebbe poco mantenere equilibrati il ritmo dei loro tornei. Ma questo non interessa alle tv, e forse nemmeno al pubblico. Che non vuole accavallamenti e lo spezzatino lo mangia volentieri.
L'Italia ha avuto agio nel preparare i quarti e offerto una condizione fisica di gran lunga superiore a quella dell'Inghilterra: magari, anche se non ci credo, anche perché gli azzurri hanno avuto sei giorni e non cinque per recuperare. Ma ora ne avranno quattro, e non sei, come la Germania che d'altronde, avendo vinto il suo girone eliminatorio, gode anche questo vantaggio.
Per l'ufficio reclami digitare quattro, e poi l'asterisco. Ma ci dev'essere parecchia musica da ascoltare in attesa che rispondano...
Twitter @stefano_benzi
* * * *
Facebook Pagina Ufficiale di Stefano Benzi
Sito www.stefanobenzi.com
