Se Federica Pellegrini in Italia è amata, ma anche molto invidiata e a volte vista con negatività, Phelps negli Stati Uniti ha un'immagine di gran lunga più problematica.
Nel 2009 fa, quando fu beccato da un paparazzo a festeggiare le sue vittorie con un po' di droga leggera in un narghilè, lo misero alla gogna, tre mesi di squalifica, riabilitazione e programma pubblico contro l'uso delle droghe leggere: curioso paese gli Stati Uniti, se hai una pistola automatica, o un fucile, o un lanciafiamme nel bagagliaio sei uno che ha il diritto di difendersi. Ma se hai una birra appoggiata sul sedile della tua macchina sei un criminale potenzialmente pericoloso che immediatamente viene sottoposto al DUI, il test del driving under influence, che sarà anche l'infrazione più comune del paese ma diventa conseguenza da cella. Immediata.
Phelps arrivava a Londra con la speranza di diventare il primo nuotatore capace di vincere tre medaglie consecutive nella stessa specialità, i 200 farfalla. E' stato avanti per tre vasche su quattro e ha finito per perdere di pochi centesimi da un ragazzo sudafricano che si chiama Chad LeClos, 20 anni, che ha iniziato a fare nuoto da bambino per problemi alla schiena e che avendo qualche talento, dopo le Olimpiadi di Pechino, ha visto Phelps e ha detto... "Ok, voglio diventare come lui".
LeClos è un ragazzo meraviglioso: fa l'istruttore nella piscina dove ha imparato a nuotare, porta i ragazzi dei quartieri difficili a fare acquaticità con lui, il tutto in un paese che a poco a poco sta offrendo una notevole potenzialità nel nuoto e che gioca tutto intorno ai pochi sportivi simbolo che ha già (già due ori in questa olimpiade). È toccato proprio a lui affondare il sogno di Phelps, quello che era e resta il più grande nuotatore di tutti i tempi.
Perché due minuti dopo aver perso i 200 farfalla per cinque centesimi, Phelps si è portato a casa la 19esima medaglia olimpica della sua carriera. E questo, simpatico o antipatico, per uno che oltretutto non nuota neppure benissimo sotto l'aspetto puramente stilistico, significa chiama essere una leggenda.
Da sei anni negli Usa Phelps è soprannominato "too good to be true": lo sottopongono praticamente ogni tre settimane a ogni serie di analisi di laboratorio per verificare che non si dopi. Sottovalutando forse il fatto che da circa 10 anni, ogni giorno, si fa dai 16 ai 20 chilometri al giorno in piscina. E lui pazientemente si fa prevelare il sangue e testare manco fosse una cavia. Poi torna in piscina, mugugnando che gli fanno perdere un sacco di tempo.
Gli ultimi test, a maggio, hanno stabilito un nuovo record: gliene hanno fatti diciannove... su sostanze che pare nemmeno abbiano ancora recuperato nel commercio banditesco del doping sottobanco.
Ieri Phelps ha vissuto la delusione di non poter essere l'unico capace di vincere tre ori in tre olimpiadi nella stessa specialità: se non c'è riuscito nessuno fino a oggi qualcosa dovrà pur significare.
Phelps da ieri è appena un po' più umano del solito: due ori e un argento in tre diverse Olimpiadi. Hai detto cotica...
Poi l'oro nella staffetta che chiude con tre secondi di anticipo sulla Francia gli consente di portare a casa la 19esima medaglia personale da una competizione a cinque cerchi. Ha 27 anni ed è milionario: ormai guadagna più da qualsiasi altra attività promozionale che dal nuoto. Se lavorasse un'ora al giorno tra pubbliche relazioni, marketing, conferenze, stage, pubblicità guadagnerebbe (dicono i suoi assistenti) trenta volte più di quello che tirerebbe su nuotando come ha fatto negli ultimi dieci mesi sette/otto ore al giorno.
Volendo a Rio può arrivare: ma chi glielo fa fare? Ha già detto che dopo queste Olimpiadi la sua carriera olimpica sarà definitivamente conclusa. Ma la speranza di puntare sulla voglia di un agonista di esserci può ancora fare il miracolo.
Lo si vede da come si è accorto di aver perso quell'oro per cinque centesimi ha scagliato via la cuffietta come se gli avessero rapinato la casa, o la faccia che aveva sul podio, che era quella di uno che non aveva niente da festeggiare. Perché anche lui, simpatico o antipatico, rimane un competitor. Un agonista: in lotta contro se stesso prima che contro gli altri. Anzi... forse degli altri non gliene frega assolutamente nulla. Tuttavia rimane un atleta unico, probabilmente irripetibile: che detesta parlare di sé ma del quale tutti parlano. Magari per dire che ha festeggiato con una pipetta e qualche grammo di erba una vittoria, ma non che al momento la sua fondazione ha costruito e realizzato programmi sportivi per ragazzi difficili e malati con contributi pari a quasi 10 milioni di dollari in tre anni. Che gli sponsor sono ben contenti di sovvenzionare. E che ha la rara soddisfazione di essere battuto sì, ma da uno come LeClos che è cresciuto con il suo poster in camera, e che ancora ieri, dopo averlo battuto ha detto "Phelps? E' imbattibile..."
In certe cose lo è, e forse lo sarà sempre.
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