Premesso che è una questione che va avanti da molti, molti anni, e che sono state spese tante, tante parole e che i fatti, purtroppo, sfiorano solo la punta dell'iceberg: eccomi ad esprimere un parere che per altro non è nuovo, e che ribadivo già diversi anni fa. Anche qui.
Lo sport ha un pudore fondamentale nell'affrontare seriamente la piaga del doping: e sono le prestazioni. Lo sport, da sempre, è in competizione con se stesso alla ricerca di prestazioni continuamente migliorative.
Così come credo nessuno sia contento di vivere peggiorando la sua situazione lavorativa o professionale, perché questa, come ha scritto qualcuno, è l'epoca del consumismo e tutto si misura in base a quello che hai e a quello che ottieni, pochi sono gli atleti disposti ad ammettere che non ci si può sempre migliorare. E che a volte bisogna confrontarsi con limiti che magari si abbasseranno anche. Ma con gli anni, e non così rapidamente.
I record, come le medaglie e le vittorie, li vogliono tutti: gli atleti, le federazioni, il pubblico, le televisioni che pagano milioni di euro di diritti che a loro volta vengono ripagati da sponsor che nello sport investono milioni di euro di promozione e pubblicità.
E' bella l'utopia dello sport e degli sponsor che aiutano lo sport pulito: ma, attendendo lo scandalo, tutti quanti all'atleta chiediamo una sola cosa: vincere, e la sua miglior prestazione possibile.
Ha detto una cosa sacrosanta la nonna di Alex Schwazer: "Mi sono resa conto che Alex stava male e che era profondamente nervoso e stressato, ma l'unica cosa di cui sentivo parlare erano le medaglie". E' la stessa cosa che si chiede alle squadre di calcio: vincere, indipendentemente dalla prestazione, dai soldi che si hanno o dalla condizione fisica; così come a qualsiasi altro atleta professionista.
Per questo sono così scettico di fronte a una vera lotta al doping che parta dalla federazioni sportive: perché la forbice tra uno sport meno appealing ma senza doping e uno nel quale il doping di tanto in tanto riaffiora ma lascia intoccati i privilegi di un'attività agonistica di valore assoluto, è ancora troppo ampia. Ed è qualcosa per nessuno è davvero disposto a pagare.
Poi c'è da affrontare uno spauracchio non da poco… la lobby delle case farmaceutiche: colossi e multinazionali i cui investitori arrivano da industrie di ogni genere (anche da sponsor sportivi) e i cui interessi sono davvero giganteschi.
Forse non sono pessimista: sono semplicemente scettico. Spero anzi che Schwazer faccia i nomi (come ho scritto qui) e aiuti a squarciare un velo pesante sulla sua vicenda che potrebbe aiutare a fare chiarezza anche su molti altri aspetti e connivenze che sottendono ad aspetti internazionali, e non individuali.
Sotto il doping c'è un via vai di interessi enormi, che non sono solo sportivi. Gli sportivi, anzi, sono secondo me l'anello (debolissimo) di una catena che pochi vogliono spezzare veramente.
Un paragone? Il calcio: chi vuole oggi una squadra pulita e senza debiti e perdente? O sempre seconda o terza alle spalle di competitor più ricchi e vincenti? Anche questo lo hanno chiamato doping, pur se finanziario.
Ma non è meno grave ed è ugualmente pericoloso. È un doping che trae comunque spunto dalla quella stessa degenerazione del mondo sportivo che stiamo vivendo ormai da anni in una spirale sempre più stretta: fare sport non basta più. Devi essere un vincente, uno da record e possibilmente anche un gran personaggio. Perché il pubblico, le federazioni, gli sponsor e i media vogliono quello. E niente di meno…
L'immagine del titolo si riferisce a "Limitless" un film secondo me meraviglioso che parla di un doping fittizio, ma affascinante: a chi non piacerebbe essere più intelligente? Più capace? Confesso… vedendo quel film sarebbe piaciuto anche a me provare l'NZT. Ma forse solo perché era fiction cinematografica: nella realtà… non lo so. Credo che la grande maturità dei giorni di oggi sia anche quella di sapersi accontentare. Ed esserne grati e felici. Siamo davvero disposti ad accettarlo?
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